Cosa succede a Cinecittà?

di David Gargani e Massimo Canario 23 marzo 2011 0
Cinema sonoro L.U.C.E, 1932

Cinema sonoro L.U.C.E, 1932
per gentile concessione dell’Archivio storico Luce

In una dichiarazione all’Ansa del 15 marzo scorso, Dante Ferretti, lo scenografo italiano due volte premio Oscar, dichiarava: “Toccare Cinecittà è come smontare San Giovanni”.

Cosa succede a Cinecittà? Da giorni sui quotidiani si parla di un possibile rischio di chiusura e il mondo della cultura, dello spettacolo e della politica si sta mobilitando per evitare che ciò possa accadere.

Per la verità con un po’ di confusione: spesso si confondono gli studios con Cinecittà Luce, l’azienda che due anni fa ha inglobato la vecchia Cinecittà holding, l’Istituto Luce, Film Italia e Cinecittà news. I teatri di posa,  pur non godendo di ottima salute –  si susseguono voci di alberghi e centri fitness pronti a essere costruiti nelle mura di Cinecittà –  non sono a rischio chiusura, anche se grandi produzioni non se ne vedono da tempo.

Meno rosea la situazione di Cinecittà Luce. I tagli al FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) hanno fatto diminuire drasticamente i finanziamenti fino ad arrivare alla cifra attuale di circa sette milioni di euro. Una somma che non basta nemmeno a garantire gli stipendi di chi ci lavora.

Sul Corriere della Sera del 15 marzo l’amministratore delegato Luciano Sovena ha lanciato l’allarme: “Ad oggi non so se riusciremo a sopravvivere fino alla fine dell’anno, ma sono ottimista nel senso che credo che nessun ministro si assuma la responsabilità di essere ricordato come quello che ha chiuso Cinecittà Luce.”

L’archivio Luce in questo momento rischia più di altri settori. La catalogazione è quasi ferma da dicembre.

Ed è paradossale perché, come dice il direttore Edoardo Ceccuti,  a Il fatto dell’11 marzo: “Oggi quando si vedono delle immagini in bianco e nero, si pensa subito a noi, anche se magari non ci appartengono”.

“Una parte dell’archivio è occupata dai laboratori per la catalogazione e la digitalizzazione, fatte con le tecniche più avanzate e sicure”, scrive sul “paginone” di Repubblica uscito il 20 marzo Maria Pia Fusco, che si è recata in archivio e ha potuto toccare con mano la passione con cui, nonostante la preoccupazione per il futuro, si continua a lavorare. Un patrimonio aperto a tutti, ci ricorda sulle stesse pagine Filippo Ceccarelli, lodando in maniera diretta il lavoro di catalogazione svolto finora: “Per cui l’immaginario del Luce (a tutt’oggi lodevolmente consultabile online, www.archivioluce.com, e quando non visibile sostituito da ottime schede) finisce per configurarsi come un meraviglioso giacimento di ideologie, vizi, virtù, contraddizioni, e arti tecniche, persone, costume, cronaca, economia, spettacoli, passatempi. Come dire: un eccezionale deposito di senso storico.”

Nell’archivio del Luce è possibile veramente trovare di tutto e la sua importanza ha avuto ultimamente un alto riconoscimento: la presentazione della candidatura al “Registro Memoria del Mondo”, il programma UNESCO impegnato nella valorizzazione dei principali fondi archivistici e bibliotecari.

A questa ambiziosa candidatura hanno concorso anche alcune “risorse esterne” che però a gennaio, proprio a causa dello stato di crisi, non hanno visto rinnovato il loro contratto e questo nonostante la riconosciuta centralità – scientifica e produttiva – in ambito aziendale, dell’Archivio. Se studiosi e studenti, registi e documentaristi, cittadine e cittadini possono attingere al portale dell´Archivio e lasciarsi catturare dalle infinite possibilità di ricerca – sull’arte, la società, il costume, lo spettacolo e persino l’economia – e dare nome e collocazione a grandi eventi e personaggi come a vicende e personaggi minori, ciò accade per la passione e la competenza di questi precari da sempre, e disoccupati da ieri.

Tutto questo non può scomparire. “Chi è che vuole cancellare la nostra memoria, la nostra storia? – scrivono Paolo e Vittorio Taviani su Repubblica – Sarebbe un crimine imperdonabile… Conosciamo il valore dell’archivio, ricordiamo il Luce prima ancora di Cinecittà”.

Al Corriere della Sera Sovena concludeva: “Noi svolgiamo un compito che non produce utili ma che è necessario per la cultura di questo paese… Far vivere l’Istituto Luce non è cortesia… Dobbiamo continuare a esserci per il bene della collettività”.

 

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