Nuvole con i piedi per terra

di 23 aprile 2011 1

nuvoleDopo una decina d’anni dalla bolla dot.com d’inizio millennio investitori, banche d’affari, venture capitalists hanno nuovamente diretto la propria attenzione in direzione dei grandi protagonisti dello sviluppo della rete. Le quotazioni dei moderni campioni della Silicon Valley come Facebook, Zyngra, Groupon, Twitter, LinkedIn, hanno visto rapidamente crescere il proprio valore, sostenuto da nuovi flussi finanziari provenienti da vecchi e nuovi finanziatori.
I numeri fanno impressione, cinquanta miliardi di dollari per Facebook sembra una valutazione assolutamente esorbitante. Tanto da far dire a molti che ci troviamo di fronte ad una riedizione, forse anche più pericolosa, del boom dei tecnologici degli anni ’90 del secolo scorso. Uno speciale del Dealbook del Nytimes (leggi) e altri articoli apparsi sul quotidiano newyorchese ci forniscono alcuni elementi di approfondimento e di valutazione per verificare similitudini e novità delle due situazioni. Gli osservatori sentiti dal giornale, alcuni protagonisti anche della precedente stagione, come Thomas Wiesel e Frank Quattrone, che avevano allora partecipato al “decollo” finanziario di colossi del calibro di Yahoo e Cisco, convengono nel sottolineare le differenze: “it is unfair to compare Internet stocks during the late 1990s to social media companies now”.
E’ stato calcolato che nel 1999 ben 308 aziende tecnologiche concorrevano a determinare il 50% del valore dell’offerta annuale; nel 2010 la soglia del 50% è stata raggiunta da 20 società soltanto, fra le quali spiccano naturalmente i protagonisti del “social Web” richiamati in apertura. E questo esclusivo club è strettamente connesso in una rete interdipendente, dove giocano gli stessi attori su diversi tavoli. Ben saldi ai loro posti di comando restano invece i fondatori delle imprese, a differenza di quanto accaduto in precedenza: Dick Costolo, Mark Pincus, Mark Zuckerber, Jeff Weiner, Andrea Mason e ora anche Larry Page, tornato alla guida di Google.
La principale novità dell’attuale congiuntura risiede, però, nella contrazione dei tempi necessari a quelle imprese per iniziare a produrre utili e profitti. Questa capacità è sostenuta dalla straordinaria rapidità di crescita degli utenti (che ha portato Facebook ad insidiare il primato che sembrava inarrivabile di Google), dalla caduta delle barriere tecnologiche e finanziarie all’ingresso e dalla brusca diminuzione dei costi di gestione dell’infrastruttura tecnica.
Le opportunità offerte dal cloud computing hanno reso più “esteso” e competitivo il mercato dei servizi Web, favorendo l’emersione continua di nuove realtà e proposte imprenditoriali. L’ultimo arrivato sul palcoscenico del Social Web è la matricola Dropbox. Nata da un’idea dei soliti due universitari americani, Drew Houston e Arash Ferdowsi del Mit di Boston, aiutata da 15.000 dollari iniziali forniti da un incubatore tecnologico, riesce rapidamente a raccogliere 7 milioni di dollari di finanziamento e 25 milioni di utenti in giro per il mondo.
La combinazione di favorevoli condizioni tecnologiche e alta ricettività di un mercato in continua espansione sembra in grado di offrire alla crescita finanziaria e industriale dei nuovi campioni del Social media una stabilità maggiore del caotico affollarsi di costose iniziative imprenditoriali del secolo scorso. La rilevanza dei flussi finanziari destinati ad un numero relativamente contenuto di consolidate “eccellenze” imprenditoriali concorre a fugare le ombre di un pericoloso gioco d’azzardo e a consolidare ulteriormente le fondamenta operative di quelle imprese.
Social network, Social media, cloud computing. Un paradigma tecnologico che sembra destinato a connotare e indirizzare ancora per i prossimi anni tutto il mondo del Web.

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