I Linked Open Data sempre più … GLAM!

di 30 agosto 2012 1

Nel mese di agosto si sono svolti due avvenimenti importanti  nell’ambito della  riflessione sull’applicazione delle nuove tecnologie destinate ai beni culturali: la conferenza annuale della Society of American Archivist e il convegno dell’IFLA. Entrambi gli incontri di studio hanno  confermato  la tendenza, già emersa da tempo, di un interesse sempre più spinto verso l’”apertura” delle risorse archivistiche al web of data. A fare la parte del leone sono stati i Linked Open Data e le loro applicazioni in ambito archivistico, con  numerose tavole rotonde e workshop dedicati al semantic web e ai LOD in ambito GLAM (galleries, libraries, archives e museums).
Cogliamo l’occasione per descrivere il lavoro svolto dall’OCLC in questo settore.
Sono sempre di più gli istituti culturali che decidono di promuovere la valorizzazione del proprio patrimonio culturale attraverso lo sviluppo di portali basati su tecnologie Linked Open Data: biblioteche, archivi e musei, con l’adesione  a progetti come Europeana che aggregano  le risorse culturali provenienti da bacini diversi, hanno la possibilità di entrare a far parte di una rete culturale più ampia e allo stesso tempo di esporre i propri “dataset” in formati born interoperable.

Making WorldCat.org available to programs as well as humans means that services can process library data and make more effective connections between it and other Web resources.

Ci troviamo certamente  in una condizione particolarmente favorevole sul piano della “domanda” e dell’”offerta”:  da una parte gli istituti culturali (dalle biblioteche agli archivi) sono pronti a recepire le esigenze provenienti dal mondo digitale e dall’altra molte figure di riferimento (i cosiddetti “technology evangelist”) che promuovono la filosfia deli Linked Data  – Karen Coyle, John Voss,  Richard Wallis e molti altri – sono protagonisti attivi in numerosi progetti, lavorando direttamente sui dati.
La cosa più interessante è che non ci sono più solo teorie, studi di fattibilità, progetti, ma dati, tanti dati (bibliografici, archivistici, museali) pubblicati secondo gli standard preposti dal W3C (RDF, SPARQL) e messi a disposizione degli utenti attraverso strumenti semplici e accattivanti.
Vogliamo segnalare i lavori svolti in questo settore dall’OCLC (Online Computer Library Center, una rete internazionale di biblioteche), presente in questi giorni al convegno internazionale dell’IFLA ad Helsinki con  una tavola rotonda sui Linked Data presieduta da  Richard Wallis, technology evangelist all’OCLC.
Nel mese di giugno l’OCLC ha pubblicato tutto il catalogo WorldCat in formato LOD usando ontologie standard (come schema.org) e creandone una specifica per le biblioteche.  La  convinzione alla base del progetto descritto nel sito è che “Making WorldCat.org available to programs as well as humans means that services can process library data and make more effective connections between it and other Web resources.” I linked data sono stati integrati nella pagine delle singole risorse in un apposito tab che mostra gli stessi dati catalografici in modo conforme alle ontologie specificate e ogni dato presente nella scheda viene collegato ad altri dati già pubblicati in formato LOD  come quelli di viaf, e  in formato SKOS, come il sistema di classificazione decimale Dewey codificato recentemente.

Per l’OCLC questo è solo l’ultimo di una serie di progetti linked data di enorme successo: viaf -viaf    -virtual international authority file –  un servizio che coinvolge per ora 20 istituti di 16 paesi diversi con lo scopo di creare un database condiviso di authority file,  è da tempo parte del web of data grazie alla pubblicazione dei dati in formato LOD. Promosso insieme alla Library of Congress, alla Deutsche Nationalbibliothek e alla Bibliothèque nationale de France gioca un ruolo sempre più importante nella costruzione della Linked Data Cloud per il patrimonio culturale, proponendosi come fonte ufficiale per le forme preferite dei nomi di authority. Un altro progetto interessante promosso dall’OCLC è FAST (Faceted Application of Subject Terminology): si tratta del soggettario del catalogo WorldCat (derivato da quello della Library of Congress) trasformato in SKOS e pubblicato come Linked Open Data. Infine, è stato recentemente pubblicato come Linked Data (secondo il vocabolario SKOS) il sistema di classificazione decimale Dewey usato in tutte le biblioteche del mondo per la classificazione del materiale bibliografico.

Senza dubbio il patrimonio bibliografico è quello che per ora beneficia maggiormente dei progetti Linked Data di cui abbiamo parlato, anche se è possibile immaginare l’utilizzo ed il riferimento a viaf o a FAST per le risorse archivistiche o museali esposte nel web of data. Soprattutto è fondamentale cominciare ad “aprire” i primi dataset di musei e di archivi allineandosi a quanto fatto per le biblioteche, promuovendo progetti nuovi che colleghino tra di loro le risorse afferenti al patrimonio culturale in generale. Europeana in questo senso sta forzando la mano promettendo entro il 2013 la pubblicazione di tutti i metadati delle risorse in formato LOD.
Per concludere, vorremmo segnalare un interessante video sui LOD in Libraries di Jon Voss pubblicato sul sito LOD-LAM, che mostra i benefici reali derivanti dall’applicazione di queste tecnologie.