Agenda digitale e “grilli parlanti”

di 23 ottobre 2012 0

Con il secondo decreto crescita,  identificato nel comunicato di Palazzo Chigi con il titolo evocativo di “Crescita 2.0” , il governo Monti ha operato con decisione una chiara opzione a favore del cosiddetto “sviluppo digitale”. Nei numerosi commenti che sono seguiti al suo annuncio questa novità è stata ampiamente evidenziata; ma non sono mancati, da parte di diversi osservatori, segnalazioni di limiti e incoerenze del testo, alle quali naturalmente concorre la scarsità delle risorse disponibili.

La trascrizione italiana dell’Agenda digitale europea, non diversamente dal primo decreto Semplifica Italia, appare spostata quasi interamente sulla “digitalizzazione” del settore pubblico, anche con qualche intervento di interesse relativo e di incerto futuro, come forse è quello sulla carta d’identità elettronica. La capacita di politiche del genere di trasferire i benefici attesi dalle amministrazioni ad un tessuto di imprese, troppo spesso esse stesse ben poco ricettive rispetto all’innovazione digitale, resta tutto da dimostrare. E per raggiungere questo obiettivo i pur necessari interventi infrastrutturali previsti dal decreto per intaccare il digital divide sono una condizione necessaria ma non sufficiente.

Palazzo Chigi ha varato il decreto “Crescita 2.0”,  operando con decisione una chiara opzione a favore del cosiddetto “sviluppo digitale”. Non sono mancate, da parte di diversi osservatori, critiche, “pronte e forti”: non è un vano esercizio da “grilli parlanti”; la qualità dei risultati è invece funzione della ricchezza di voci plurali che sono messe nelle condizioni di apportare il contributo di punti di vista specifici alla costruzione di un disegno generale

La parola d’ordine della dematerializzazione, in scuole, ospedali, amministrazioni locali, è sostenuta esclusivamente da una valutazione ottimistica dei risparmi attesi, senza alcuna considerazione dei maggiori costi necessari a rendere questa storica transizione dalla carta al bit fondata su basi solide: conservazione, efficacia, completezza dei documenti digitali sono tutti capitoli ancora da scrivere. Nei nostri polverosi archivi sono conservati, accuditi e resi fruibili documenti di 1.000 anni e più; nei nostri computer difficilmente riusciamo a ritrovare e leggere un file creato con un qualsiasi programma software solo 5 anni fa.

La disciplina speciale alla quale sono assoggettate le startup innovative sancisce l’esigenza di assicurare sostegno e tutela al processo di innovazione e di microinnovazione, ma finisce per accrescere la complessità normativa e il già lungo catalogo di requisiti formali cui l’accesso alle agevolazioni è sottomesso.

A differenza di quanto ha recentemente affermato il ministro Severino in un dibattito al Senato, manifestare critiche, “pronte e forti”, ad un provvedimento legislativo non deve essere letto come vano esercizio da “grilli parlanti”, che non sono chiamati al difficile compito di operare. La qualità dei risultati è invece funzione della ricchezza di voci plurali che sono messe nelle condizioni di apportare il contributo di punti di vista specifici alla costruzione di un disegno generale. E della capacità di ascolto da parte di coloro sui quali ricade l’onere di comporre il quadro. Tanto più in un campo ancora così poco dissodato, il compito del legislatore non può essere visto come attività “separata”, delegata, ma deve necessariamente coinvolgere la platea più ampia possibile.

Questa è stata, in effetti, la strada seguita fino ad ora nella redazione dell’Agenda digitale italiana, di cui questo decreto è solo una tappa. Il tragitto da compiere è ancora molto lungo: si pensi solo ai tempi necessari a far diventare operativa la nuova Agenzia per l’Italia digitale, alla quale con uno slancio di tecnocratico centralismo è in fondo demandata la reale operatività di gran parte delle norme inserite nel decreto.

Lungo questo percorso il contributo che potrà venire da analisi di dettaglio, approcci parziali, specialismi esasperati può costituire un’opportunità di arricchimento, una risorsa che non deve mancare.


Riferimenti