In tema di donne e diritti elettorali in Italia

Alcuni documenti dagli Atti parlamentari del Regno d'Italia
di 10 marzo 2014 0

La questione femminile compare sporadicamente, durante i primi cinquant’anni della storia dell’Italia unita, nelle pagine dei documenti parlamentari disponibili sul portale storico della Camera dei deputati.

Risale però addirittura al 1867 il primo disegno di legge sul tema: Per lo scopo di abolire la schiavitù domestica con la reintegrazione giuridica della donna, accordando alle donne italiane i diritti civili e politici che si esercitano dagli altri cittadini del Regno . Siamo nella X legislatura del Regno d’Italia, la proposta porta il numero 25 e viene presentata il 18 giugno dal deputato Salvatore Morelli , che qualche anno fa Sergio Romano definiva, sulle pagine del “Corriere della Sera” (12 giugno 2006), “il primo femminista italiano”. Morelli, brindisino, patriota e mazziniano, consigliere comunale a Napoli prima di diventare deputato per quattro legislature,  autore di un’opera dal titolo  La donna e la scienza o la soluzione del problema sociale, accompagna la sua proposta con parole di fuoco: “L’Umanità ha lavato con torrenti di sangue nell’ultima guerra americana l’obbrobrio della schiavitù dei Neri, come può essa mai consentire più a lungo la schiavitù della Donna”.

È invece del 19 novembre del 1879 la proposta, firmata da Luigi Luzzatti e Marco Minghetti, per la regolamentazione del “lavoro delle donne e dei fanciulli” (atto n. 63). Ma solo nel 1902 sarebbe stato approvato un primo provvedimento a tutela delle donne lavoratrici: la cosiddetta legge Carcano (legge 242/1902), introduce un congedo di maternità di quattro settimane, vieta alle donne i lavori sotterranei e alle minorenni il lavoro notturno.

Nel 1910 viene finalmente riproposto un nuovo provvedimento in materia elettorale, per la Concessione alle donne dell’elettorato e di altri diritti. A firmarlo (atto n. 358 del 18 giugno 1910) è il deputato di Finale Emilia Carlo Gallini, eletto alla Camera nel collegio di Pavullo nel Frignano dalla XVIII alla XXIV legislatura, sottosegretario al Ministero di Grazia e giustizia nel quarto governo Giolitti (1911-1914), infine nominato senatore del Regno nel 1920 (si vedano le schede del Portale storico della Camera e del Sito storico del Senato). Sullo stesso tema, infine, un nuovo disegno di legge viene presentato alla chiusura della XXIV legislatura e della sua lunga carriera di deputato da Ferdinando Martini (atto n.1242 del 2 agosto 1919, per l’ Estensione del diritto all’elettorato politico ed amministrativo alle donne): nominato senatore nel 1923, con il sostegno alla legge Acerbo Martini inizia il suo percorso di adesione al fascismo sancita dalla sottoscrizione del “Manifesto” di Giovanni Gentile, come scrive Raffaele Romanelli nella sua voce per il Dizionario Biografico degli Italiani.

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