Descrivere gli archivi con il computer

di 7 ottobre 2014 0

Il corso organizzato dall’Anai a Bologna il 25 e 26 settembre scorso su “descrivere gli archivi con il computer” ha rappresentato un’utile occasione per mettere a confronto le esperienze di tre iniziative Open Source in questo settore.
In linea generale, le discussioni di questi due giorni hanno disegnato un panorama sicuramente molto variegato ed anche per questo motivo particolarmente stimolante. Le tre soluzioni presentate – Archimista, Collective Access, xDams, in rigoroso ordine alfabetico – presentano differenze anche marcate per tecnologie adottate, funzionalità offerte, finalità di utilizzo: le modalità di pubblicazione rappresentano forse la principale linea di demarcazione, identificando diverse declinazioni del rapporto tra Web, istituti e contenuti culturali. Altrettanto diverse appaiono anche le scelte e le strategie adottate nei tre casi per consentire il riuso del software: natura dei progetti, community di riferimento, caratteristiche tecnologiche, livelli di configurabilità, profilo degli utenti disegnano condizioni di (ri)utilizzo non equivalenti tra le diverse soluzioni.
L’ampiezza del ventaglio delle opzioni disponibili determina una particolare rilevanza assunta dalla scelta degli strumenti da utilizzare per specifici progetti di inventariazione. Quali sono le caratteristiche e la composizione del patrimonio da descrivere? Quali sono gli obiettivi dell’intervento? Quali gli strumenti di pubblicazione? Quali gli utenti potenziali e attesi? Dalle risposte date a questi interrogativi derivano indicazioni essenziali per individuare la soluzione applicativa più adeguata ai bisogni e agli obiettivi. E in questa procedura di selezione un ruolo decisivo è affidato, naturalmente, a chi quell’intervento è incaricato di progettare e realizzare. A quei professionisti che hanno una competenza specialistica e una conoscenza diretta dei contenuti da trattare, delle richieste degli utenti, del valore informativo da comunicare.
Al di là delle differenze richiamate in precedenza, quindi, è forse su questo terreno che è possibile rintracciare la novità che caratterizza l’insieme di questi software.

L’evoluzione delle tecnologie Web e la diffusione di strumenti Open Source tendono a modificare in profondità il rapporto tra utenti e strumenti di lavoro informatici. La responsabilità di adeguare il proprio ambiente di lavoro alle specifiche esigenze descrittive ritorna nella disponibilità degli utenti

L’evoluzione delle tecnologie Web e la diffusione di strumenti Open Source tendono a modificare in profondità il rapporto tra utenti e strumenti di lavoro informatici. In particolare, la possibilità, assicurata dalle principali licenze Open Source, di creare “progetti derivati” e specializzati a partire dal codice rilasciato, da un lato, e la (relativa) facilità di adeguare le soluzioni disponibili ad esigenze specifiche attraverso l’uso di plugin o di linguaggi di programmazione e formati anch’essi aperti, dall’altro, portano a non poter più considerare le piattaforme esistenti come un prodotto definito, che l’utente sia obbligato a prendere “com’è”. La responsabilità di adeguare il proprio ambiente di lavoro alle specifiche esigenze descrittive, personalizzando i modelli dati, producendo nuove formati di stampa o prospettazione, progettando interfacce e modalità di accesso e ricerca, non è più prerogativa dei fornitori ma ritorna nella disponibilità degli utenti; e in prima istanza di quei “mediatori” professionisti, ai quali spetta il compito di rendere accessibile la conoscenza dei patrimoni.
Si tratta di un’opportunità per archivisti, bibliotecari, documentalisti in genere, di riprendere in mano il controllo della propria attività, collaborando a definire gli strumenti necessari a sviluppare il proprio progetto scientifico di intervento e poterne, quindi, controllare tutte le fasi di realizzazione. Naturalmente, la capacità di cogliere le opportunità offerte dal nuovo panorama tecnologico richiede la disponibilità a confrontarsi con conoscenze e competenze non tradizionali, finora a volte sentite distanti dal proprio bagaglio professionale.

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