L’attualità di Antonio Cederna

La sua “mappa dei tesori d’Italia” rappresenta ancor oggi il canovaccio essenziale per verificare lo stato di salute del paesaggio e del patrimonio storico italiani
di 27 agosto 2016 0
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Nel numero di agosto del 1967 di “Abitare” Antonio Cederna pubblica la Prima carta dell’Italia da salvare, una lista di 53 “risorse naturali” dislocate lungo tutta l’Italia, alle quali bisognerebbe assicurare una “rigorosa protezione”: in un paese che nei vent’anni del dopoguerra non ha visto aumentare la propria dotazione di parchi naturali, che occupano meno dello 0,5% del territorio nazionale, questa lista (che raccoglie la proposta di istituzione di 23 parchi nazionali già pubblicata su “Casabella” due anni prima)  individua una specie di programma di prima emergenza.

Non solo una denuncia, quindi, dell’incuria, dei danni irreversibili arrecati agli ambienti naturali, delle conseguenze e dei rischi per le città del Bel Paese, ma piuttosto un manifesto, con il quale Cederna si fa interprete e portavoce del giovane ambientalismo italiano; chiama a raccolta le sue principali associazioni, Italia Nostra e la sezione italiana del WWF, che alla redazione del documento hanno collaborato; offre a quel movimento una piattaforma di discussione e un piano d’azione concreto, incardinato in una serie definita di obiettivi e azioni da intraprendere. La sfida viene raccolta e solo 3 anni dopo, dalle pagine della “Domenica del Corriere” del 10 febbraio 1970, Cederna può aggiornale la mappa dell’Italia da salvare.

Nel 1967 Cederna pubblica la Prima carta dell’Italia da salvare: un manifesto con il quale si fa interprete e portavoce del giovane ambientalismo italiano, una piattaforma di discussione e un piano d’azione concreto

I luoghi censiti diventano 83, a scandire le tappe di uno spettacolare Grand Tour tra le bellezze naturali della penisola. Si parte dal Piemonte, dal borgo di Sant’Anna dei Valdieri nelle Alpi marittime, per seguire l’arco alpino attraverso il parco nazionale del Gran Paradiso (il più antico parco italiano, istituito nel 1922) e quello dello Stelvio, l’Adamello minacciato dal cemento e da progetti di sfruttamento idroelettrico, le Piccole Dolomiti vicentine, la foresta di Fusine e Tarvisio e giungere al Carso triestino. E da qui scendere alle lagune venete, al delta del Po e alle valli di Comacchio, per poi passare attraverso le foreste dell’Abetone alla costa tirrenica, punteggiata da una continua teoria di località: il promontorio di Portofino, le isole di Palmaria e Tino, la pineta “Versiliana”, la macchia di Migliarino San Rossore, gli stagni della tenuta Incisa a Bolgheri, l’isola di Pianosa, le paludi di Grosseto e di Castiglion della Pescaia, i monti dell’Uccellina e la palude della Trappola, la Marsiliana e Capalbio, l’isola di Montecristo, il parco nazionale del Circeo, “oggi praticamente una beffa”, scrive Cederna, “distrutto dall’edilizia e dalla speculazione in tutti i suoi tratti costieri”. Lungo la dorsale appenninica il viaggio prende avvio dalle foreste casentinesi di Camaldoli e prosegue attraverso i monti Sibillini, i monti della Laga a ridosso di Amatrice, il Gran Sasso, i monti Simbruini e il parco nazionale d’Abruzzo. Nelle regioni meridionali la lista comprende la foresta del Gargano con i laghi di Lesina e di Varano, la penisola sorrentina, il parco subacqueo da istituire a Punta Licosa in Cilento, le foreste del Vulture, del Pollino, della Sila, di Serra S.Bruno, dell’Aspromonte. E poi, in Sicilia, l’Etna, il bosco di Caronia sui Nebrodi, le saline di Marsala e Trapani, Pantelleria, Linosa, Lampedusa; le isole di Caprera, Asinara e Tavolara in Sardegna, dove vengono censiti anche gli stagni di Pilo, Limbara, San Teodoro, Oristano e Cagliari, il Gennargentu e il golfo di Orosei, “uno degli ambienti più interessanti e compositi d’Italia per vegetazione e fauna: muflone, avvoltoio degli agnelli, foca monaca”.

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L’impegno di Cederna su questi temi prosegue negli anni successivi. Nell’agosto del 1982 escono per “l’Espresso” tre editoriali successivi, scritti insieme a Fulco Pratesi, con tre mappe dell’Italia da salvare; a febbraio del 1987 sempre l’Espresso pubblica un “Quaderno”, L’Italia da salvare, nel quale Cederna aggiorna la sua mappa, approntando delle schede su alcuni beni culturali a rischio: Agrigento. La valle condonata, Matera. I sassi del deserto, Paestum. I Templi lottizzati, Campi Flegrei. I condomini di Caronte, Roma: l’Antiquarium. Il museo sepolto, Roma: il Museo Torlonia. La collezione in garçonniere, Roma: i Fori Imperiali. Scavare gli scavi, Roma: la Domus Aurea. Uno scantinato per Traiano, Otricoli. Le rovine di Montaigne, Tarquinia. Etruschi d’archivio, Necropoli rupestri. Il parco dei tombaroli, Oriveto. Alta, strana e frana, Ferrara. La prima città moderna, Le ville venete. Il Palladio viaggia in Tir, Il parco di Monza. Villa reale in formula uno.

Per Cederna la fonte di legittimazione di una politica ambientale attiva e consapevole risiede nella Costituzione del 1948, che all’articolo 9 sancisce che la Repubblica “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, un principio “disatteso e irriso” da uno “Stato contro natura”

Tutti questi materiali sono arrivati in archivio raccolti in un unico fascicolo, il numero 724, “L’Italia da salvare. Mappa delle zone naturali d’Italia destinate a essere protette”, a testimonianza dell’unitarietà dell’impegno e di un metodo di lavoro che prevede un monitoraggio continuo negli anni delle trasformazioni in atto. Come pure unitarie sono l’ispirazione e le motivazioni di quell’impegno: la difesa del paesaggio è finalizzata ad un’utilità collettiva, “scientifica, ricreativa, culturale, turistica” (1967), in quanto la tutela del patrimonio, sia esso naturale o umano, rappresenta l’unica garanzia per la sua valorizzazione, contro ogni sciagurata offesa portata da progetti di “valorizzazione turistica di rapina” che quel bene è destinato a distruggere; la “conservazione di ambienti preziosi e insostituibili”, il rispetto per laghi, fiumi e aree umide, la salvaguardia dei residui boschi del paese e il freno alla cementificazione di monti e litorali costituiscono l’indispensabile premessa per una politica di contrasto del dissesto idrogeologico e prevenzione di quelle “catastrofi che solo una pietosa ipocrisia può ancora definire ‘naturali’” (1970).

Per Cederna la fonte di legittimazione di una politica ambientale attiva e consapevole risiede nella Costituzione del 1948, che all’articolo 9 sancisce che la Repubblica “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, un principio “disatteso e irriso” da uno Stato contro natura (1987): un principio unitario che oggi più di ieri sembra contraddetto da una prassi che individua nella tutela un freno invece che un’opportunità per la valorizzazione economica e turistica del nostro patrimonio storico e naturale.

 Per sostenere questo impegno “attualissimo” l’archivio di Antonio Cederna e la raccolta dei suoi scritti, accessibili dal sito Web attivo ormai da 5 anni (www.archiviocederna.it) il portale open data (dati.archiviocedena.it) e la story map (paesaggi.archiviocederna.it) rappresentano un supporto e una fonte ineludibili

Ma non è solo nel richiamo ai fondamenti ideali che risiede il valore e l’attualità dell’azione di Cederna, quanto piuttosto nella traduzione che ne ha fatto in obiettivi specifici. Quella “mappa dei tesori d’Italia” rappresenta ancor oggi il canovaccio essenziale sul quale poter concretamente verificare lo stato di salute del paesaggio e del patrimonio storico italiani. Anche grazie all’azione instancabile di Antonio Cederna sono stati raggiunti negli anni risultati importanti, con l’istituzione tra il 1989 e il 2007 di 20 parchi nazionali (Aspromonte, Dolomiti bellunesi, Gran Sasso e Monti della Laga, Cilento, Majella, Gargano, Val Grande, Pollino, Foreste casentinesi, Monti Sibillini, La Maddalena, Vesuvio, Arcipelago toscano, Asinara, Orosei e Gennargentu, Cinque Terre, Appennino tosco-emiliano, Sila, Alta Murgia, Appennino lucano), seguiti solo a distanza di quasi 10 anni da quello dell’isola di Pantelleria, istituito quest’estate.

La triste contabilità di frane e alluvioni che continuano a funestare la penisola, come pure le recenti trasformazioni di uno dei parchi storici, quello dello Stelvio, la cui gestione è stata smembrata tra la Regione Lombardia e le province autonome di Trento e Bolzano con il rischio di vedere indebolite le sue difese, dimostrano che l’attenzione puntuale e continua su ogni singola emergenza non può mai essere allentata, non può e non deve fermarsi per il sollievo dei risultati raggiunti.

Per sostenere e continuare questo impegno “attualissimo” l’archivio di Antonio Cederna e la raccolta dei suoi scritti, accessibili dal sito Web attivo ormai da cinque anni (www.archiviocederna.it)e con i nuovi strumenti realizzati in occasione delle celebrazioni del ventennale della scomparsa, il portale open data (dati.archiviocedena.it) e la story map (paesaggi.archiviocederna.it), rappresentano un supporto e una fonte ineludibili.


Scarica La carta dei tesori d’Italia, pubblicata sulla “Domenica del Corriere” del 10 febbraio 1970

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