Nodi di rete

Musei e archivi nell'era digitale
di 6 settembre 2016 0

palmyra_600x260A partire dagli ultimi due decenni del secolo scorso grazie a settori disciplinari autonomi come i museum studies, di declinazione anglosassone, o i museum visitor studies, ricerche sulla fruizione museale, si è cominciato a ripensare l’istituzione museale e il suo ruolo all’interno del contesto socio-culturale in cui si trova. Si sono diffuse così strategie che cercano di interpretare bisogni e mutamenti dello spazio in cui gli oggetti museali sono inseriti. E l’utenza ha cominciato a disporre di modalità alternative alla “visita” on site, potendo così “allungare” i tempi di fruizione (I. Sanesi, Il valore del museo, p. 155), anche dopo, online. Sempre più diffusa, anche se legata a singole realtà e a esperienze sul campo, è la diffusione di tecniche e strumenti per dare al visitatore la percezione di interagire attivamente con lo spazio, sia fisico che virtuale, occupato dagli oggetti descritti, e con gli oggetti stessi: il sito web di un museo (si veda ad esempio il Museum of Modern Art, o il Whitney Museum of American Art, o ancora le applicazioni Google per accedere al patrimonio culturale di alcuni istituti d’arte) non è più soltanto uno spazio istituzionale che fornisce informazioni su localizzazione, orari e biglietti, ma diventa uno spazio virtuale in cui la descrizione di un oggetto può allargare le maglie e fornire informazioni anche su come è stato concepito, realizzato e reso disponibile.

I siti web dei musei sono sempre più spazi virtuali in cui la descrizione di un oggetto può allargare le maglie e fornire informazioni anche su come è stato concepito, realizzato e reso disponibile

Le nuove forme di comunicazione aprono così le istituzioni museali al di fuori del loro contesto logistico, e l’impiego di nuove tecnologie di scambio dati permette di creare una rete di collegamenti finora impensabile.

Documentare, creare un archivio digitale di oggetti descritti in quanto prodotti finali dotati di precise caratteristiche tecnico-materiali ma anche connessi a eventi precedenti (progettazione, creazione, realizzazione) e successivi (esposizione, utilizzo, movimentazione, ecc.) ad essi, diventa una strategia culturale che può contribuire ad accrescere l’interesse dell’utente, e a garantire la sopravvivenza e la sostenibilità del museo stesso.

Dall’ICOM (International Council on Museum) prende le mosse lo standard LIDO (Lightweight Information Describing Objects), una struttura dati di ambito internazionale patrocinata e concepita come linguaggio comune per la codifica di informazioni sugli oggetti museali.

Anche nella documentazione degli oggetti museali di valore artistico, storico-culturale, sociale e tecnologico l’impiego di nuove tecnologie di scambio dati permette di creare una rete di collegamenti finora impensabile

LIDO nasce in un contesto europeo, come formato di scambio e di condivisione delle informazioni tra musei e istituti di conservazione, ed è dunque dotato di quei campi necessari e sufficienti a individuare (identificare, descrivere, contestualizzare) un bene in contesto digitale, come risorsa e come collettore di altre risorse.

Questo standard è da oggi adottato anche dalla piattaforma xDams Open Source, per la descrizione di oggetti museali di valore artistico, storico-culturale, sociale e tecnologico.

L’utilizzo di LIDO ci è stato suggerito nell’ambito di una proficua collaborazione con il Pratt Institute. Durante il corso di Art Documentation, della docente Cristina Pattuelli, è stata sperimentata dagli studenti una prima versione del tracciato. La versione che oggi pubblichiamo, sempre in lingua inglese, coniuga i risultati delle sperimentazioni di laboratorio del suddetto corso accademico con l’esperienza maturata, a partire dal 2008, con l’utilizzo degli standard ICCD, nell’ambito dei progetti xDams per la descrizione e la pubblicazione degli archivi sugli oggetti di rilievo artistico, fotografico, storico-culturale.

xDams open source si aggiorna ed adotta LIDO,  formato di scambio e di condivisione delle informazioni tra musei e istituti di conservazione in grado di descrivere compiutamente un bene in contesto digitale, come risorsa e come collettore di altre risorse

Quando nel 2014 l’ICCD pubblicava le specifiche per lo scambio dei dati secondo schema XML all’interno del SIGECWeb (Sistema Informativo Generale di Catalogo), L’Archivio storico LUCE da 4 anni era sul web con un portale di accesso ai dati raccolti con xDams, e altri utenti xDams realizzavano il proprio OPAC per la consultazione delle proprie collezioni culturali: Archivio storico Intesa SanPaolo, Archivio storico Pirelli, Musei civici fiorenti, Birra Peroni, Fondazione CDEC (Centro di documentazione ebraica contemporanea).

Sono quindi due le ragioni che ci hanno spinto ad implementare in xDams un tracciato compatibile con LIDO:

  1. avere un corredo descrittivo snello, semplificato, ma comunque standard, da utilizzare agevolmente per la presentazione, la ricerca e lo scambio sia in ambiente digitale
  2. ampliare le possibilità di utilizzo da parte dell’istituzione museo, che diventa nodo di rete (Irene Sanesi, Il valore del museo, Milano, Franco Angeli, p. 15).

    opera

    Mario Merz, Senza titolo (triplo igloo), 1984

LIDO permette di aggregare e organizzare tutto questo patrimonio di informazioni, come testimoniano le sperimentazioni degli studenti del corso di Art Documentation dello scorso anno, che riprenderanno anche quest’anno con la nuova versione del tracciato.

LIDO è uno standard perfettamente integrato con il modello concettuale di riferimento CIDOC-CRM: esso definisce una struttura formale per descrivere i concetti e le relazioni implicite ed esplicite utilizzati nella documentazione del patrimonio culturale, permettendo così di realizzare interconnessioni e interoperabilità fra diverse strutture di dati.

Gli oggetti descritti nell’archivio digitale LIDO possono diventare, rielaborati in chiave LOD, istanze ricche di relazioni con persone, enti, luoghi, concetti machine-readable visibili e interrogabili sul web

I dati raccolti in xDams risiedono in formato XML, quindi sono naturalmente pronti per essere trattati e pubblicati come Linked Open Data. In tal modo la descrizione degli oggetti museali si apre a nuove prospettive di (ri)utilizzo delle informazioni: la scheda di un singolo oggetto contiene dati descrittivi che nel web of data vengono reinterpretati e scomposti in tante asserzioni. L’oggetto descritto diventa, in altre parole, un’istanza con proprietà che la descrivono (ad esempio un titolo, una descrizione fisico-tecnica) o la mettono in relazione con altre risorse. Tecnicamente, un record LIDO viene parcellizzato in triple RDF composte da un soggetto, un predicato e un oggetto; le triple si producono sulla base di strutture semantiche machine-readable, e diventano dataset disponibili, interrogabili e condivisibili con altri dataset esterni. Un esempio: La Gioconda descritta su DBPedia Italia è una risorsa tramite la quale si accede a tutte le risorse relative ad essa, tra cui la scheda descrittiva del Museo del Louvre. Se un museo di minor rilievo descrivesse i propri oggetti in un archivio digitale LIDO, questi potrebbero diventare, rielaborati in chiave LOD, istanze ricche di relazioni con persone, enti, luoghi, concetti e sarebbero così visibli e interrogabili sul web… almeno quanto La Gioconda di Leonardo Da Vinci.

L’ultima versione open source di xDams è dedicata a Palmyra, antica città siriana violata dalla barbarie dell’ISIS, e al suo direttore, Khaled al-Asaad, ucciso dalle milizie dello Stato islamico

LIDO è organizzato in 7 macroaree, di cui 4 di carattere descrittivo, e 3 di carattere amministrativo.

  1. Object Classification
  2. Object Identification (titolo, iscrizioni, localizzazione, edizione, descrizione fisica e misure)
  3. Evento, ossia tutti gli eventi connessi all’oggetto: acquisizione, creazione, ritrovamento, modifica, utilizzo, ideazione, distruzione, perdita, ecc. Le tipologie di evento sono quelle definite nelle sottoclassi definite per la classe del modello concettuale CIDOC – CRM E5 Event.
  4. Relazioni con il soggetto (di contenuto o visivo), eventualmente utilizzando vocabolari controllati, attori (enti o persone), eventi, date luoghi, altri oggetti
  5. Diritti associati all’oggetto descritto
  6. Informazioni sul record descrittivo
  7. Informazioni sulla riproduzione digitale dell’oggetto descritto

Per una descrizione dettagliata dei campi descrittivi presenti su xDams si veda qui. Invitiamo tutti i conservatori di oggetti museali, e chiunque altro fosse interessato a valorizzare le proprie risorse culturali, a utilizzare la nuova versione beta di LIDO scaricandola dal sito http://www.xdams.org o richiedendo un account gratuito dal servizio cloud http://thearchivescloud.com.


 

BIBLIOGRAFIA

Differenze abissali. Musei e università. Come si studia nel Regno Unito? http://www.artribune.com/2015/09/musei-e-formazione-quale-futuro/

Gabriella Cetorelli Schivo, Comunicare il museo archelogico. Dialoghi e interazioni tra referenze culturali http://www.mecenate.info/wp-content/uploads/comunicare%20il%20museo.pdf

John H. Falk, Lynn D. Dierking, The Museum Experience, Whalesback Books, Washington, D.C., 1992, http://www.fizz.it/home/recensioni-libri/2006/20-museum-experience

Richard Sandell, Museums as Agents of Social Inclusion, in Museum Management and Curatorshi, vol. 17, No. 4, pp. 401-418

Irene Sanesi, Il valore del Museo, Franco Angeli, Milano, 2014 https://books.google.it/books?isbn=8891703877

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