Crowdfunding, beni culturali e territorio

Napoli sposa la causa dell’archivio fotografico Carbone
di Antonella Pagliarulo 29 novembre 2016 0

bambiniCome l’Archivio di Stato di Genova che, per far fronte alla cronica assenza di finanziamenti, ha mobilitato la cittadinanza con la campagna “adotta un documento” per il restauro di singoli documenti o di registri medievali sull’antica Repubblica, anche un piccolo archivio come l’archivio del fotoreporter napoletano Riccardo Carbone  – un fondo di più di 500.000 immagini che raccontano la società napoletana dal fascismo agli anni Settanta – ha scommesso sulla partecipazione e il coinvolgimento della cittadinanza per salvare e valorizzare il patrimonio a rischio lanciando una fortunata campagna online di crowdfunding  ben radicata  sul territorio, come leggeremo nell’intervista a Letizia Del Pero, attivissima protagonista dell’Associazione guidata da Renato Carbone, il figlio di Riccardo, associazione fondata per “restituire” alla città, dopo la raccolta di fondi, la sua storia, attraverso la costruzione di un archivio digitale consultabile online.

Negli scatti di Carbone il ritratto di Napoli: la città con le sue bellezze artistiche, il calcio, la canzone napoletana, il mondo dei pescatori, i personaggi illustri , i tuffi degli “scugnizzi”, le mareggiate, le feste popolari e religiose

Avete tentato la strada dei finanziamenti istituzionali? A chi vi siete rivolti?

Innanzitutto è bene ricordare che l’Archivio Riccardo Carbone è un fondo privato; pertanto non c’è alcun “obbligo” da parte delle Istituzioni nell’elargire fondi per la sua salvaguardia. Quello che rappresenta, però, è certamente di rilevanza ed interesse pubblici, ripercorrendo, attraverso le foto, 50 anni e più della storia di Napoli. Il volere di Renato Carbone, figlio di Riccardo, e dell’Associazione Riccardo Carbone da poco costituita, è proprio quello di “restituire” alla città quest’immenso patrimonio attraverso la possibilità di consultazione online. Farlo con mezzi propri è impossibile perché si tratta di digitalizzare e catalogare 500mila negativi più qualche migliaio tra lastre di vetro e stampe risalenti agli anni antecedenti la seconda guerra mondiale. È proprio per questo che ci siamo rivolti alle Istituzioni: negli anni abbiamo avuto incontri informali con Comune, Provincia (quando c’era) e Regione. Tutti interessati all’idea, tutti animati di buona volontà: tanti progetti, tante promesse, ma nulla di concreto. Ultimamente abbiamo intavolato un discorso con la Regione Campania per creare un vero e proprio Museo della Fotografia, dove far convergere non solo l’Archivio Carbone, ma anche quelli di molti altri fotoreporter napoletani

L’idea del crowdfunding è stata quasi una necessità. In attesa di concrete risposte istituzionali i negativi iniziavano a deperire: già un 10% circa è stato attaccato dalle muffe

Come è nata l’idea del crowdfunding?

L’idea del crowdfunding è stata quasi una necessità. In attesa di concrete risposte istituzionali gli scatolini che conservano i negativi iniziavano a deperire e con essi i negativi. Già un 10% circa è stato attaccato dalle muffe. Così abbiamo pensato di rivolgerci ai napoletani per mettere assieme i soldi necessari all’acquisto dei nuovi contenitori certificati per la conservazione del materiale fotografico.

Può descriverne il funzionamento?

Noi abbiamo proposto il nostro progetto sulla piattaforma di crowdfunding Eppela, dopo aver per qualche mese lanciato una Pagina Facebook dedicata all’archivio, spiegando la storia dell’archivio, i problemi di catalogare il materiale ed il pericolo di perderlo a causa delle muffe che attaccano i negativi. Chi vuole sostenere il nostro progetto può contribuire con una somma che va dai 5 euro in su, ricevendo in cambio un libro, delle stampe, dei cofanetti, una T-Shirt o, addirittura, una mostra a domicilio.

I risultati sono più che incoraggianti avendo superato l’obiettivo…

In appena 10 giorni abbiamo totalizzato i primi 12mila euro necessari all’acquisto dei contenitori e di uno scanner. Adesso puntiamo a raggiungere i 30mila euro così da poter allestire anche 4 postazioni per la digitalizzazione e catalogazione dei negativi ed acquistare un nuovo visore.

Chi vuole sostenere il nostro progetto può contribuire con una somma che va dai 5 euro in su, ricevendo in cambio un libro, delle stampe, dei cofanetti, una T-Shirt o, addirittura, una mostra a domicilio. La città intera si sta mobilitando per salvare l’Archivio Carbone

Come ha funzionato? Avete coinvolto la città?

Abbiamo coinvolto innanzitutto amici, parenti, colleghi. Poi attraverso facebook e la stampa l’iniziativa si è diffusa a macchia d’olio. Possiamo oggi dire che la città intera si sta mobilitando per salvare l’Archivio Carbone.

Qualche dato sull’adesione: casi esemplari o significativi

Con oltre 400 sostenitori abbiamo finora raccolto quasi 16mila euro. Non c’è soltanto chi ha contribuito online, ma anche chi ci ha dato un aiuto visitando una mostra allestita in una gioielleria di Napoli. Ora abbiamo una mostra in corso in un noto locale di Napoli e “store improvvisati” in diversi esercizi commerciali che ci ospitano con affetto, avendo sposato la nostra causa. Abbiamo ricevuto contribuzioni dalla Germania, dal Canada, dalla Francia, dagli Stati Uniti; adesso inizia a muoversi qualcosa anche tra imprese ed enti locali. La Gesac, ad esempio, la società che gestisce l’aeroporto di Napoli ha voluto darci un contributo di 1000 euro; abbiamo avuto aiuto anche dalle Università di Napoli, qualche impresa e qualche associazione di categoria. Ma è l’aiuto della gente comune quello che ci ha maggiormente colpito: anche con pochi euro hanno voluto testimoniare la loro vicinanza e dare un segnale dell’importanza di tutelare la cultura e la memoria di una società.

Può tracciare un breve profilo di Riccardo Carbone?

Riccardo Carbone nacque a Napoli il 17 aprile 1897: nei primi anni Venti si dedicò alla fotografia a livello amatoriale. Nella seconda metà degli anni 20 iniziò la sua collaborazione con il quotidiano di Napoli “Il Mattino”, e convinse il direttore Eduardo Scarfoglio, del quale era amico di famiglia, a dare maggior spazio alle immagini come documentazione giornalistica. Divenne fotoreporter del quotidiano, tra i primi accreditati a Napoli come giornalista, con un’attività ininterrotta fino al 1970. Morì a Napoli nel 1973.

Due parole per raccontarci la storia di questo archivio

Trattandosi dell’archivio di un fotoreporter,  si è costruito giorno per giorno dalla necessità di ordinare i negativi di tutti i servizi fotografici. I negativi venivano riposti quotidianamente in buste sulle quali veniva indicata la data, il titolo del servizio ed il numero progressivo. Gli stessi dati venivano trascritti negli  inventari.
Alla morte di Riccardo Carbone l’archivio è rimasto al figlio Renato, anch’egli fotoreporter napoletano, che l’ha custodito negli anni con passione e costanza. L’archivio ha purtroppo subito diversi spostamenti di sede che hanno in parte compromesso  la sua conservazione. Nel 2016 è nata l’Associazione Riccardo Carbone, che ha come obiettivo quello di salvare l’archivio e di renderlo disponibile online per la libera consultazione. Il lavoro è già iniziato su base volontaria: le immagini vengono digitalizzate e catalogate secondo gli standard internazionale attraverso il software xDams.

 

Quali sono i temi più rappresentati?

Nella sua professione di fotoreporter Riccardo Carbone ha documentato, attraverso le varie fasi politiche che hanno caratterizzato la storia del Novecento – dal fascismo allo scoppio della seconda guerra Mondiale, dalla ricostruzione postbellica al boom economico degli anni ‘50 e ‘60 – i principali avvenimenti locali e nazionali.

Nelle fotografie di Riccardo Carbone è rappresentata la società napoletana nella sua globalità: le ricchezze artistiche e i grandi mutamenti urbanistici, lo sport (in particolare il calcio, con tutte le partite giocate in casa dal Napoli), la canzone napoletana, il mondo dei pescatori, le navi da crociera ed i personaggi illustri, le partenze degli emigranti, i tuffi degli “scugnizzi”, le mareggiate, le feste popolari e religiose e più in generale la vita quotidiana colta nei suoi innumerevoli aspetti.

Nei progetti dell’Associazione una rete degli archivi dei fotoreporter napoletani su xDams, l’Archivio della musica napoletana e della memoria orale napoletana. Il sogno è quello di donare a Napoli, ma non solo, un patrimonio di immagini, suoni e memoria

Qual è la consistenza fisica dell’archivio?

L’archivio è composto da circa 500.000 negativi in vari formati (35 mm, 6×6 e lastre medio formato) conservati in scatole numerate in modo progressivo. In alcuni casi i negativi risultano ancora arrotolati ed avvolti in un foglio con indicato il numero del servizio fotografico. Per i primi anni d’attività (anni ’20) i negativi sono andati dispersi e sono rimaste solo le stampe (circa 2000), mediamente nei formato 6×9, 13×18 o 18×24 ed alcune centinaia di lastre fotografiche in vetro.

L’ordinamento dell’archivio è facilitato dalla presenza di quaderni manoscritti dallo stesso Carbone, con gli indici dei servizi fotografici. Questi strumenti di corredo dell’archivio forniscono le indicazioni sui contenuti di una parte consistente del fondo, poiché per ogni servizio fotografico sono indicati le data e l’avvenimento rappresentato.

Avete mai pensato ad un progetto di rete con altri archivi fotografici territoriali? Io penso a Roberto Amoroso, i cui fondi sono conservati parte dall’Archivio Luce, parte dell’archivio storico Peroni…

Abbiamo già avuto un incontro con la Regione Campania per presentare un progetto di rete degli archivi dei fotoreporter napoletani attraverso la piattaforma xDams.

Vorremo inoltre creare un Archivio della musica napoletana e un Archivio della memoria orale napoletana. Il sogno è quello di donare a Napoli, ma non solo, un patrimonio di immagini, suoni e memoria.