Pregare a Dachau

di 27 gennaio 2017 0

Nel Giorno della memoria, le riprese dell’arrivo del rabbino David Max Eichhorn, uno dei primi cappellani ad entrare nel campo di Dachau all’indomani della liberazione, il 30 aprile 1945, sono davvero emozionanti. Le immagini, prive di audio, parlano intensamente nei volti degli internati che ritrovano, con la libertà, il conforto della loro religione. Membro del XV Corpo d’armata di terra americana il rabbino celebrerà, il 5 maggio, il servizio religioso (qui il filmato con l’audio).
A documentare l’orrore nazista e la liberazione era la Special Coverage Unit (SPECOU) diretta dal regista George Stevens che aveva avuto il compito di raccontare il D-Day, l’avanzata alleata in Francia e ora raccontava la liberazione di Dachau.  La SPECOU era composta di  45 persone: vi erano scrittori come Ivan Moffat, William Saroyan et Irwin Shaw; cameramen come Dick Hoar, Ken Marthey, William Mellor, Jack Muth; fonici come Bill Hamilton, assistenti alla regia come Holly Morse, che aveva lavorato con  Hal Roach.

Alla liberazione dei campi il Memoriale della Shoah di Parigi dedicò nel 2010 una straordinaria mostra multimediale, che musei e istituzioni di tutto il mondo hanno poi rilanciato (nel 2012 fu allestita Museum of Jewish Heritage di New York, ora è in un Museo storico in Alabama): “Filmer les camps. John Ford, Samuel Fuller et George Stevens de Hollywood a Nuremberg”. L’esposizione è un percorso tra documenti di diversa tipologia: piani di lavorazione, lettere personali, fotografie, girati, estratti di film, interviste, materiali di archivi personali. 

Quando gli Alleati nel 1945 scoprirono i campi di sterminio decisero di filmare l’orrore compiuto dai nazisti per informare il mondo intero e costruire delle testimonianze irrefutabili.  In un altro articolo avevamo pubblicato la testimonianza di una parlamentare del partito conservatore, Mavis Constance Tate, paladina dei diritti delle donne, che, reduce da sopralluoghi nei campi di Buchenwald e Belsen aveva introdotto per gli spettatori di un cinegiornale della British Pathé le immagini delle atrocità naziste nei campi: “we saw and we know” garantiva la deputata.

Dunque la mostra accende i riflettori su John Ford, Samuel Fuller e George Stevens, sul cambio di scena, da Hollywood a Norimberga. John Ford, il grande regista americano, aveva prodotto in guerra December 7th, girato per documentare l’attacco giapponese su Pearl Harbor, e The Battle of Midway, film della vittoria americana nel ’42 sull’ammiraglio Yamamoto ed era a capo della Field Photographic Branch dell’Office of Strategic Services (predecessore della CIA). Nel maggio del 1945, la prima divisione di fanteria dell’armata americana – Big Red One  –  liberava il campo di concentramento di  Falkenau, nell’attuale Repubblica Ceca. Con una camera da 16 mm inviata dalla madre Samuele Fuller, reporter e sceneggiatore in tempo di pace e membro della divisione statunitense filmava la liberazione. Nel 1988 le immagini, inserite nel 2014 nel National Film Registry degli Stati Uniti, saranno montate nel documentario Falkenau, visione dell’impossible di Emil Weiss.   

Gli operatori dell’OSS aveva ricevuto istruzioni molto precise sui comportamenti da assumere di fronte a prove di crimini e di atrocità: la procedura da seguire per raccogliere le prove  – fossero testimonianze in forma scritta, orale o filmate – doveva prevedere esplicitamente la possibile qualificazione di prova davanti al tribunale. A Dachau il responsabile di ciascuna unità doveva fare in un rapporto sulle riprese, un bilancio dell’attività della giornata. Il redattore doveva “scrivere correttamente i nomi, identificare tutte le persone, i luoghi, le organizzazioni, le armi, l’equipaggiamento”. A complemento del rapporto sulle riprese vi doveva essere il racconto documentato e articolato degli avvenimenti filmati. 

Il procuratore generale USA Robert H. Jackson ,  incaricato dal presidente Truman  di istituire il Tribunale militare internazionale per giudicare i criminali nazisti, sollecitò la FPB a raccogliere le prove in immagini e filmare il processo. 
Le immagini girate a Dachau saranno montate nel documentario proiettato in aula a Norimberga. I documenti filmati saranno proiettati nelle aule di giustizia e trattati, per la prima volta in modo sistematico, come materiali di prova.