#lamiavespanonsitocca

di 25 gennaio 2016 0

E’ il grido di battaglia dei vespisti genovesi contro l’ordinanza – emanata dal sindaco Marco Doria che vieta, dal primo aprile prossimo, la circolazione, in ampia parte del centro, dalle 7 alle 19, dei motocicli Euro 0 a due tempi. Nella città natale del produttore della Vespa – Enrico Piaggio – sono circa 200.000 i proprietari dello scooter più celebre al mondo , il 90% dei quali costruiti prima del 1999 dunque non in regola per il transito in città. Alla vigilia dell’anniversario dei 70 anni dalla celebre invenzione – il 24 aprile viene depositato negli uffici di Firenze il brevetto per una “motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica” – ecco la decisione che provoca le prime manifestazioni di protesta: ieri nella Superba (mai vi fu nome più appropriato per una città) è scattata la protesta con una manifestazione che ha mobilitato le vasta comunità dei vespisti sul web, al grido di #lamiavespanonsitocca, e guadagnato titoli sulla stampa internazionale ( dal Telegraph a Le Monde, da siti olandesi a quelli svizzeri). Persino la Lonely Planet torna sulla rivolta e non è un caso: la Vespa è stata – ed è tuttora – un’icona del design italiano nel mondo. Andando oltre le celebri Vacanze romane di Gregory Peck e Audrey Hepburn la Vespa ha incarnato la voglia di muoversi e divertirsi– come reciteranno gli slogan pubblicitari – di intere generazioni (nel video in home page e in alto in questa pagina due esempi di servizi giornalistici inglesi degli anni Cinquanta).

In Italia la Vespa ha rappresentato prima di tutto una storia industriale di successo di un paese appena uscito dalla guerra; il racconto è nelle pagine del Museo Piaggio: la Piaggio nasce a Sestri Ponente, nel 1884 e diviene rapidamente la più ricercata azienda di arredamento navale. Il fondatore Rinaldo Piaggio si dedica poi al settore delle costruzioni ferroviarie e nel 1917 l’industria Piaggio entra nel comparto aeronautico. Alla ricerca di nuovi spazi rileva un’azienda aeronautica di Pisa: inizia così l’insediamento di Piaggio in Toscana. Dopo la seconda guerra mondiale i due fratelli Piaggio– Armando e Enrico – seguono progetti diversi: Armando negli impianti liguri segue lo sviluppo nel settore aeronautico e il ripristino degli impianti per l’arredamento navale e ferroviario, Enrico negli stabilimenti toscani accarezza il sogno di contribuire a far superare al Paese le difficoltà nei trasporti con un’idea precisa, quella di costruire un mezzo di trasporto semplice, a basso costo, a basso consumo, adatto nella guida per tutti, donne comprese. In un viaggio a Biella dove erano sfollati gli impianti della Piaggio di Pontedera, tecnici ed ingegneri avevano lavorato alla costruzione di un piccolo scooter battezzato Paperino. Accompagnato dall’ingegnere Corradino d’Ascanio vede il Paperino, incarica d’Ascanio di riprogettare lo scooter. In poche settimane progetta un veicolo con scocca portante, con motore di 98 cc, a presa diretta, con il cambio sul manubrio in modo da facilitarne la guida, senza forcella ma con un braccio di supporto laterale, tale da consentire agevolmente il cambio della ruota in caso di foratura; la carrozzeria protegge chi guida, la posizione simula la sistemazione in poltrona, tant’è che nell’esporre la sua idea l’ingegnere prima disegna una persona comodamente seduta e quindi vi costruisce sotto il veicolo. Ultimo fondamentale elemento che guida la filosofia del nuovo veicolo è la leggerezza dei materiali: una derivazione aeronautica, dove per necessità i materiali devono essere resistenti e leggeri. “Pare una vespa” disse Enrico approvando il progetto; e Vespa fu.   Nel 1947 nasce l’Ape, il furgone a tre ruote costruito nella stessa logica e con la stessa filosofia che aveva ispirato Enrico Piaggio per Vespa, filosofia applicata alle esigenze di trasporto merci nell’Italia distrutta.

Le preziose immagini del servizio della Settimana Incom del 1948 ci restituiscono gli anni della rinascita,

mentre il racconto del ’56 ci mostra la strada fatta: Enrico Piaggio può presenziare al completamento della milionesima vespa “che si appresta a lanciarsi sulle strade del mondo”.

Nel 1960 l’Italia del boom può ormai ospitare i Giochi olimpici e anche la Piaggio fa la sua parte consegnando al segretario generale del Coni le Vespe pronte a fare da staffetta tra  le varie sedi dei giochi e da veicoli di emergenza in caso di ingorghi stradali (è la Settimana Incom n. 1961 a mostrarlo).

Insomma le due ruote Vespa, allora come oggi, per superare il traffico automobilistico, rivendicano gli scooteristi genovesi (la città vanta 180.000 scooter su 600.000 abitanti, una percentuale doppia rispetto al resto del Paese, e 486 autoveicoli per 1 000 abitanti, contro 608 su 1 000 nel resto d’Italia). E poi “Su quelle due ruote c’è la nostra storia”, scrive Francesco Cevasco in un piccolo pensiero sulla Vespa gettonatissimo sul web…

 

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