Omaggio a Marie Sklodowska Curie

Dal Premio Nobel del 1903 al #7novembre16h34
di 7 novembre 2016 0

Nel giorno in cui le donne francesi combattono con originalità la battaglia per l’eguaglianza del salario smettendo di lavorare alle 16:34 precise (l’hashtag è (#7novembre16h34) perché se ci fosse parità di trattamento, conti alla mano, il turno di lavoro dovrebbe concludersi nel pomeriggio del 7 novembre, rendiamo omaggio, nel giorno della sua nascita, il 7 novembre 1867, ad una scienziata, Premio Nobel per la Fisica nel 1903 e Premio Nobel per la Chimica nel 1911, che si è distinta per lo spirito di indipendenza, il coraggio, la tenacia nel difendere  il proprio ruolo in una società profondamente maschile. vignette_pt La vediamo qui, in questo prezioso documento dell’Archivio Luce, circondata da uomini, le migliori menti della fisica a quel tempo (Niels Bohr, Premio Nobel per  fisica nel ’22, Robert A. Millikan Nobel nel ’23, Jean Perrin nel ’26, Arthur H. Compton nel ’27,  Owen Willans Richardson nel ’28, Arnold Sommerfeld, medaglia Max Plank nel 1931 e nomination per il Nobel prize, Paul Ehrenfest, gli italiani Marconi, Corbino, Parravano…)  riunite a Roma per il congresso di fisica nucleare organizzato presso la Reale Accademia d’Italia dall’11 al 18 ottobre 1931,  dalla Fondazione Alessandro Volta e da Enrico Fermi: l’Accademia dei Lincei conserva la lettera, inviata a Guglielmo Marconi, presidente dell’Accademia, in cui la scienziata comunica il tema del suo intervento, dedicato “al nucleo e agli elettroni”. Notiamo che il cinegiornale fascista presenta il premio Nobel Marie Curie apponendo il titolo di … “signora” al nome di scienziata, mentre gli uomini sono presentati con il loro cognome e la provenienza!

 

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Marie Curie, Robert Millikan, and Werner Heisenberg at Nuclear Physics Congress, Rome, 1931. From Caltech Archives

Qualche dettaglio sulla vita della scienziata, nata a Varsavia, nella Polonia sotto occupazione russa, con il nome di Maria Sklodowska, in una famiglia di insegnanti progressisti. Orfana di madre a 4 anni viene in gran parte educata dal padre e frequenta l’“Università Volante” organizzata da intellettuali dissidenti. Resterà sempre animata da un  patriottismo profondo –  “Marie fu fedele alla sua memoria nazionale e alla causa polacca per tutta la vita“, racconta la biografa Susan Quinn.

Lavorò diversi anni come governante per finanziare gli studi della sorella maggiore alla Sorbona, prima di partire per Parigi, nel  1891, e laurearsi in fisica e scienze matematiche. Lì sfidò le convenzioni e visse da sola, un’esperienza che le diede un “prezioso senso di libertà e di indipendenza” (così scriveva nel  diario la scienziata). Sposò il fisico Pierre Curie nel 1895, dando inizio ad uno storico sodalizio privato e pubblico che portò la coppia ad indagare sulla natura della radioattività in un piccolo laboratorio fuori dalle istituzioni ufficiali. Dal luglio 1903 isolarono un nuovo elemento, chiamato polonio in omaggio a Maria Sklodowska, poi il radio. Insieme a Henri Becquerel, che aveva scoperto i raggi X, Marie e Pierre ottennero il premio Nobel di fisica per i lavori sulla radioattività. Dopo la morte del marito nel 1906 in un incidente stradale la Facoltà di Scienze affidò a Marie Curie la cattedra di Fisica generale: era la prima donna ad avere in Francia l’incarico dell’insegnamento universitario e la prima lezione, il 5 novembre,  fu un vero evento.

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[Mme. Marie Curie], 1900. Library of Congress – Prints and Photographs Division

Sylvie Coyaud ci racconta delle difficoltà incontrate dalla scienziata dopo la morte del marito e la nascita della relazione con il fisico Paul Langevin, sposato e padre di 4 figli.  Attaccata dalla stampa di destra, perseguitata, verrà difesa dalle amiche, dalle femministe e, dopo qualche tentennamento, dai colleghi più illustri, a cominciare da Einstein. Lo scandalo proseguirà nel 1911, quando nonostante i dubbi sollevati sulla sua moralità da alcuni accademici di Svezia, le verrà assegnato il secondo Nobel (questa volta in Chimica) per aver scoperto, isolato e determinato le proprietà di radio e polonio e contribuito ai progressi della chimica nel suo insieme (qui il discorso pronunciato a Stoccolma). Nel 1914 sarà alla direzione del laboratorio dell’Institut du radium.

Durante la Grande guerra va nelle zone di combattimento con la figlia Irène (anche lei, nel 1935, Premio Nobel! con il marito, il fisico Frédéric Joliot) progetta delle unità mobili, una ventina di ambulanze radiologiche soprannominate le “petites Curies”.

Fino alla morte, avvenuta nel 1934 per anemia plastica, causata dalla prolungata esposizione alle radiazioni, si impegnerà nella politica polacca, per l’emancipazione femminile e per la pace, partecipando a commissioni scientifiche della Lega delle Nazioni insieme a due vecchi amici, Albert Einstein e Paul Langevin.

Dal 20 aprile 1995 le sue ceneri sono conservate, assieme a quelle di Pierre, nel Panthéon di Parigi, il tempio dei grandi di Francia. “La cérémonie d’aujourd’hui prend un éclat particulier puisqu’entre au Panthéon la première femme de notre histoire honorée pour ses propres mérites”, disse François Mitterrand alla cerimonia.

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Concludiamo questo ricordo con  una bella pagina che incornicia i volti di tutte le donne che hanno cambiato il mondo, guadagnando il Premio Nobel, da Marie Curie a Svetlana Alexievich, passando per Malala Yousafzai.

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