Anni di plastica

di 31 maggio 2018 0


L’Europa è intervenuta in questi giorni per promuovere una strategia di lunga durata in difesa dell’ambiente, proponendo la messa al bando di 10 prodotti di plastica usa e getta, che, assieme agli attrezzi da pesca perduti e abbandonati, sono le principali cause di inquinamento degli oceani: assieme costituiscono il 70% dei rifiuti marini.

“La plastica è un materiale importante nella nostra economia, la vita quotidiana moderna è impensabile senza di loro”, ma allo stesso tempo, tuttavia, “possono avere seri svantaggi per l’ambiente e la salute”, spiega la direzione generale della Commissione europea promotrice di un piano d’azione verso l’economia circolare.

Il video di apertura – un Carosello degli anni Sessanta il cui refrain « E mo’, e mo’, e mo’… Moplen! » resterà come tormentone indelebile nella memoria degli italiani divenuti consumatori  – ci riporta agli anni in cui l’irruzione della plastica nella vita quotidiana stava cambiando usi e costumi della società italiana. 

Parco di Monza, Materie plastiche- Moplen-Pubblicità – Valigetta picnic, Picnic in famiglia, 13/04/1966

Protagonista degli spot prodotti dalla General Film per la Montecatini poi Montedison, il Moplen, nome commerciale del polipropilene, polimero termoplastico studiato da Giulio Natta, il più celebre chimico italiano del Novecento, e lo scienziato tedesco Karl Ziegler, vincitori nel 1963 del premio Nobel per la Chimica nel 1963 (qui anche la “Nobel Lecture”) .  Gli spettatori cinematografici furono informati del prestigioso riconoscimento – l’unico premio Nobel per la chimica  vinto dall’Italia-  grazie ad una Settimana Incom  che qui vi proponiamo.

Ma torniamo al Moplen, che si rivelò negli anni del boom un materiale formidabile anche per l’industria del design: in quegli anni – si legge nel Museo del Design toscano –  “la Kartell di Pistorio e Castelli, ingegnere allievo di Natta, sfrutterà formula e ricette invadendo l’Italia di moplen in tutte le salse, dai bidoni ai contenitori per laboratorio chimico, alle fioriere alle tende anti sole e antizanzare fino al design innovativo di Joe Colombo, Gino Colombini, Anna Ferrieri, A. e P.G Castiglioni, Marco Zanuso, Filippo Panseca”.

Lasciamo infine la parola ad Edmondo Berselli, i cui attualissimi articoli sono online nel sito che raccoglie l’archivio digitale del grande giornalista scomparso nel 2010 .  “È il 1954: Andreotti critica il neorealismo, Visconti e Fellini firmano i loro capolavori. C’è Mike Buongiorno in tv, la Giulietta 1300 che sfreccia sulle autostrade. Un’invenzione dal nome difficile, polipropilene, diventa il simbolo di un Paese in movimento: sospeso tra la povertà del passato e la voglia di futuro”, questa l’introduzione al racconto del 5 dicembre 2004, di cui riprendiamo  alcuni passi…

Anni di plastica vuol dire una nazione che ha imboccato la via verso la modernizzazione. Un po’ a casaccio, ma l’ha imboccata. […] il brevetto del polipropilene nasceva dalla collaborazione fra la ricerca e l’ industria, e avrebbe dato una spinta formidabile al cambiamento delle abitudini quotidiane, non soltanto alla produzione industriale, creando di fatto i nuovi oggetti della vita comune, le nuove “cose della casa […] Moplen è un prodotto perfetto. Serve per fare tutto, stoviglie e giocattoli, componentistica per le automobili, bacinelle per l’ acquaio, in case che avevano magari appena ricevuto l’ acqua corrente. 

In un televisore dallo chassis di plastica, sarebbe apparso a Carosello lo sketch “Quando la moglie non c’ è”, sceneggiato da Leo Chiosso, l’ originale scrittore-paroliere di Fred Buscaglione (insieme hanno scritto Che bambola, 980 mila copie vendute): Gino Bramieri rimane solo in casa, perché la moglie è un architetto impegnato nella sua professione. Eh sì, in attesa del centrosinistra si modificano anche ruoli tradizionalmente immutabili come il lavoro delle donne. Sicché al casalingo Bramieri non rimane che arrangiarsi, e risolvere i problemi domestici all’ insegna dello slogan «E mo’ e mo’ e mo’ … Moplen!» (in versioni successive, lo slogan diventa «Ma signora badi ben / che sia fatto di Moplen»). […]

Per qualcuno dei ragazzi cresciuti nelle strade degli anni Cinquanta, il miracolo, lo sviluppo, il progresso avranno sempre la tinta artificiale delle Cinquecento e la trasparenza di una bacinella colorata, un Moplen capace di far diventare rosa shocking o ultraceleste il colore dell’ Italia”.


L’immagine in evidenza è online, pubblicata nel sito di Lombardia beni culturali, e  tratta dall’Ufficio fotografico Montecatini / Montecatini Edison / Montedison, con data 09/07/1965

 

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