L’archivio di Michelangelo Antonioni: un dialogo tra fonti per conoscere il grande regista ferrarese

di 23 Dicembre 2019 0


Sai che sono pigro, distratto, sempre chiuso nei miei pasticci e al cinema non ci vado quasi mai […]Dopo aver passato due ore in tua compagnia ed aver vissuto come in sogno le tue angosce voglio dirti, anche rozzamente magari, che dei tuoi films che ho visto, questo mi sembra, è il più compiuto, il più puro, il più essenziale”: sono alcune note manoscritte di una lettera inviata da Fellini ad Antonioni, il 5 aprile 1975, su “Professione: reporter” visionabili online, assieme a molte altre risorse, nel nuovo sito dell’archivio www.archivioantonioni.it, presentato il 16 dicembre scorso.
Le carte e i materiali di lavoro del regista ferrarese sono state donate dalla moglie Enrica Fico alle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea e al Comune di Ferrara, promotori del portale di pubblicazione.

Lettera manoscritta su “Professione: reporter”, Archivio Michelangelo Antonioni

Si tratta di un’occasione eccezionale per conoscere sia il percorso formativo che il processo creativo di uno dei principali esponenti della cinematografica internazionale, uno dei “maestri” italiani, con De Sica, Visconti, Fellini, che hanno raccontato luci e ombre della modernità del Novecento: un processo complesso e variegato, fatto di letture, appunti, schizzi, prove. Ed è proprio in questa sovrapposizione di materiali la vera ricchezza del sito, che raccoglie e rimescola oggetti e descrizioni provenienti da ambiti catalograici diversi: oltre 3.500 notizie bibliografiche, 1.200 dischi, 371 dipinti da Antonioni, 3.000 schede d’archivio.

Dall’archivio emergono, così, parole, immagini, suggestioni, che accompagnano tutta l’opera dell’artista: dai due corti d’esordio, Gente del Po e N.U. (Nettezza Urbana), alla tetralogia esistenziale, ai capolavori della maturità, come Blow Up e Zabriskie Point.

Il sito è alimentato da un motore di ricerca che utilizza i dati in formato aperto provenienti dai diversi sistemi catalografici dell’Istituto beni culturali della Regione Emilia-Romagna. Da tempo, infatti, l’IBC ha scelto la cultura come luogo di sperimentazione privilegiato della capacità dei Linked Open Data di rappresentare e unificare realtà complesse e multiformi: dopo la prima pubblicazione dei dataset sui luoghi della cultura (http://culturalis.org/), ha infatti avviato una serie di progetti per la pubblicazione delle informazioni di catalogazione di specifiche porzioni del patrimonio culturale regionale, con l’obiettivo di “liberare” questi dati da silos specialistici entro i quali troppo a lungo sono rimasti costretti, farli interoperare, affidarli alla creatività del riuso, senza perdere la profondità della loro descrizione specialistica.

Nel repository Lod sono così confluite le schede descrittive dell’archivio storico di Antonioni, descritte con OAD Ontology, le notizie bibliografiche provenienti dal polo SBN ferrarese codificate utilizzando Bibframe, opere e oggetti d’arte applicando la famiglia di ontologie del progetto ArCo dell’Iccd. A queste si sono aggiunte le schede dei film e delle opere teatrali rappresentate con Schema.org.

È quindi su questa disponibilità di dati che le Gallerie ferraresi hanno immaginato il portale, che Regesta ha progettato e realizzato, come un’infrastruttura essa stessa aperta, un work in progress pronto ad accogliere nuovi contributi e materiali provenienti da fonti diverse, che possano arricchire la conoscenza pubblica dell’opera di Antonioni.

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