Un dipinto, un libro, un documento burocratico. Il primo risale al XVII secolo, è un Ecce Homo dove appare un uomo occhialuto, munito di sacchetta colma di denaro; il secondo è un trattato – “Las Excelencias de los Hebreos” – pubblicato nel 1679 ad Amsterdam, terra di convertiti e città natale di Spinoza, scritto dal medico sefardita Isaac Cardoso per esporre le “virtù” del popolo ebraico e confutare le principali accuse antiebraiche diffuse nell’Europa della prima età moderna; il terzo è un nulla osta per il viaggio di un fisico a Copenhagen ed è datato 8 settembre 1938.
Questi esempi offrono un saggio delle scoperte che l’utente può compiere navigando nel “Primo Atlante Digitale e Dinamico sulla storia degli ebrei in Italia”, dal nome IN-ITALJA Interrelations in Italian Jewry Atlas.
Una mappa per esplorare la storia
Tra i percorsi di esplorazione disponibili, la sezione Mappa del pregiudizio guida l’utente attraverso la documentazione iconografica relativa all’antigiudaismo della Controriforma. L’analisi delle rappresentazioni pittoriche mostra come nel corso dei secoli si sia consolidato un repertorio di attributi visivi associati agli ebrei: dal cappello rosso agli occhiali. Quest’ultimo dettaglio richiama la tradizione iconografica medievale della Sinagoga bendata, simbolo dell’incapacità di riconoscere Cristo. In questo contesto si colloca l’Ecce Homo, dipinto da Conrad Waider.

Il documento relativo al “fisico” riguarda Enrico Fermi e porta la data dell’8 settembre 1938. Solo tre giorni prima, il 5 settembre, il regime fascista aveva emanato il decreto Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista. Il fisico, sposato con l’ebrea Laura Capon, avrebbe di lì a poco lasciato l’Italia. Il nulla osta annotava che Fermi “di razza italiana” era coniugato con moglie “di razza ebraica”.
Il portale convoglia in una banca dati integrata e accessibile a tutti, dati e informazioni provenienti da ricerche condotte in diversi ambiti disciplinari: studi ebraici, storia medievale, storia moderna, storia contemporanea, storia economica, storia di genere. Dati e risorse digitali geolocalizzati provengono da archivi, biblioteche, musei e collezioni d’arte e raccontano le espulsioni spagnole, la ghettizzazione, la Controriforma, l’Emancipazione l’attuazione delle leggi razziali, e molto altro, dal Medioevo al 1938.
Il Digital Atlas sintetizza i risultati di tre progetti di ricerca PRIN ospitati presso la Sapienza Università di Roma, l’Università degli Studi di Milano, l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e l’Università di Pisa:
Spatializing Jews and the Economy. Towards a Digital and Dynamic Atlas: People, Business, Artifacts in Global Italy (14th–20th centuries);
Jewish and Christian Marriages. Rituals, Rights, Interrelations (15th–17th Centuries, Papal States);
Visualizing Jewish Cultural Heritage. Toward a Digital and Dynamic Atlas: People, Artifacts, Books and Manuscripts in Global Italy (15th–20th centuries).
Il progetto crea un dialogo tra digital humanities e storia ebraica attraverso una prospettiva interdisciplinare e data-driven. Ne nasce un dataset aperto, riusabile, interoperabile e collegabile ad altri corpus di dati esterni, che trasforma l’atlante digitale in una piattaforma avanzata per la ricerca storica e le digital humanities.

Nella pagina di presentazione del progetto sono illustrati gli obiettivi principali: rendere accessibili e navigabili le fonti geolocalizzate, permettere la ricerca e il filtro delle informazioni, offrire un’esperienza intuitiva e coinvolgente, favorire la collaborazione tra ricercatori e utenti, presentare le ricerche e gli esiti di ricerca.
Il progetto integra e valorizzale fonti raccolte nei tre progetti PRIN — documentarie, bibliografiche, iconografiche e dati strutturati — descritte secondo standard condivisi. L’atlante digitale IN-ITALJA ne consente la geolocalizzazione e la rappresentazione cartografica, permettendo di analizzare in chiave spaziale la presenza e la mobilità di persone, beni e relazioni culturali nel territorio italiano dal Medioevo agli anni Trenta del Novecento.
In linea con i principi della Open Science e dei FAIR data, le risorse sono rese accessibili e riusabili attraverso infrastrutture digitali sostenibili.
Ogni entità rappresentata sulla mappa è collegata alle fonti, descritte attraverso metadati strutturati. L’utente può effettuare una ricerca full text e filtrare i dati visualizzati selezionando parametri di base quali il progetto PRIN, tipologia di entità (Beni, Bibliografia, Contenuti, Documenti, Enti, Opere d’arte, Persone) intervallo temporale.
È stata inoltre creata una sezione “Storie” pensata per guidare l’utente nell’esplorazione dei documenti e offrire uno spazio di approfondimento. Tra i percorsi tematici figurano: La crisi sanitaria e la solidarietà ebraica: il caso del colera a Pisa e Livorno, Una mappa del pregiudizio, Guido Levi e Emma Tedeschi, Manno di Vicenza, ebreo di Pavia, La “Uxor Ebraica” di John Selden.
Il viaggio dei dati
Dietro la mappa digitale c’è anche un complesso lavoro tecnologico. Un ruolo centrale è stato affidato ai Linked Open Data, una modalità di pubblicazione dei dati che permette di collegare tra loro informazioni provenienti da archivi e progetti diversi.
Regesta.exe, forte della sua esperienza nella pubblicazione di grandi patrimoni informativi in Linked Open Data (dal progetto dati.camera.it per la Camera dei deputati a Shoah Victim’s Name per la Fondazione CDEC dati.cdec.it , dal Catalogo generale dei beni culturali in formato LOD alla Description Banking Archives Ontology) ha realizzato per il progetto il dataset Linked Open Data di IN-ITALJA – Interrelations in Italian Jewry Atlas.
L’impiego di ontologie condivise e degli standard del Web Semantico ha reso possibile integrare informazioni provenienti dai tre progetti PRIN e da diversi ambiti disciplinari, consentendo un’esplorazione dinamica delle relazioni tra persone, luoghi, oggetti, eventi e mobilità.
Dopo un’attenta analisi dei dati, sono state individuate le ontologie più adatte a rappresentare le diverse categorie informative del progetto — tra cui persone, artisti, autori, beni, documenti archivistici, luoghi, oggetti d’arte e soggetti bibliografici e iconografici. Per ciascuna categoria sono stati adottati standard consolidati, come le ontologie FOAF e BIO per persone e autori, DCMI per le risorse bibliografiche, DBA per la descrizione delle pratiche bancarie, Geonames per i luoghi, ArCo per gli oggetti d’arte e SKOS per la classificazione dei soggetti, garantendo così una rappresentazione coerente e interoperabile dei dati.
LOD in ITALJA, qualche numero: 461506 triple, 8225 persone, 5464 documenti archivistici, 172 risorse bibliografiche, 172 risorse bibliografiche.
Successivamente, i dati sono stati trasformati in triple RDF e caricati su un triplestore dedicato al progetto, che mette a disposizione un endpoint SPARQL per interrogare liberamente i dati, rendendo il dataset non solo accessibile e interrogabile, ma anche pronto per essere collegato ad altri dati aperti nel contesto del Linked Open Data. Questo insieme di operazioni ha permesso di costruire un dataset aperto, riusabile e integrabile, capace di alimentare l’atlante digitale come piattaforma avanzata per la ricerca storica e per le digital humanities.
ll risultato infine è molto più di una semplice mappa: è una piattaforma che permette di esplorare secoli di storia ebraica in Italia attraverso documenti, luoghi e storie individuali. Un esempio concreto di come le digital humanities possano trasformare il modo in cui studiamo — e raccontiamo — il passato.
Per navigare l’Atlante: in-italja.org
Per il Catalogo dei dataset del progetto IN-Italja clicca qui in italiano, qui in inglese
Qui i credits del progetto. La piattaforma è sviluppata da Alicubi, la pubblicazione in Lod del dataset è stata curata dalla dottoressa Fabiana Guernaccini, data architect di regesta.exe.



