
Si è svolto il 14 settembre scorso, presso l’Università di Pisa il Forum Annuale delle Studiose di Cinema e Audiovisivi (FAScinA), giunto alla sua sedicesima edizione.
FAScinA è un’occasione di confronto e condivisione della ricerca che riunisce studiose di cinema e audiovisivo accomunate dall’interesse per gli studi di genere e da una forte apertura interdisciplinare. In occasione dell’ottantesimo anniversario del primo voto delle donne italiane, il tema al centro della call for papers lanciata nei mesi scorsi dalle curatrici, Lucia Cardone (Università di Sassari) e Chiara Tognolotti (Università di Pisa), è stato quello dei racconti e delle rappresentazioni legati alla cittadinanza, al divenire cittadine e all’affermazione delle donne come soggetti di diritto.
La giornata internazionale di studio si è articolata in diverse sessioni di lavoro, offrendo uno spazio di confronto tra studiose e ricercatrici selezionate dal comitato scientifico e permettendo di mettere in dialogo prospettive, metodologie e ambiti di ricerca differenti.
Chi scrive ha partecipato come relatrice sul progetto editoriale delle Osmonaute, raccontato come luogo dinamico di attraversamento di Memorie audiovisive femminili, spazio di autorappresentazione e rete di archivi digitali partecipativi, concepito a partire da una prospettiva interdisciplinare – microstoria, storia orale, studi di genere, archivistica, cinema, public history e antropologia – e sviluppato nel dialogo tra discipline umanistiche e tecnologie digitali, secondo la prospettiva delle Digital Humanities, come dispositivo per la produzione, l’organizzazione e la circolazione di dati e risorse. Silvana Profeta ha raccontato il progetto di Senza Rossetto, soffermandosi sulla video intervista come atto performativo e relazionale, narrazione intersoggettiva, voce incarnata tra immaginari, archivi e cinema; Cristina D’Eredità, con le “Memorie digitali da un mondo sospeso”, partendo dai i videodiari partecipativi inviati dalle donne durante la pandemia, ha focalizzato l’intervento sulle pratiche di cittadinanza femminile nel cinema partecipativo e introdotto il nuovo progetto curato dall’associazione Tutte a casa, “Volitiva”. Una “call to action” sul tema dell’aborto, rivolta a chiunque voglia condividere la propria esperienza con video di 1-2 minuti.



Tra gli interventi della mattina, Renata Pepicelli, con Le figlie della migrazione, ha proposto uno sguardo di genere sulla rappresentazione delle donne immigrate nella letteratura, nel fumetto e nel cinema.
Farah Polato si è invece soffermata sull’esperienza delle donne italiane migranti nel cinema svizzero, con particolare attenzione al cinema di Gertrud Pinkus e al suo docu-fiction Il valore della donna è il suo silenzio (1980). Coproduzione svizzero-tedesca, il film racconta la storia di una donna emigrata dal Sud Italia a Francoforte e affronta, attraverso la sua vicenda, l’intreccio tra discriminazione di genere, condizione migrante e appartenenza di classe. Il titolo del film riprende un proverbio che restituisce una concezione tradizionale e patriarcale della condizione femminile nel Meridione: «Il valore di una ragazza è la sua bellezza, il valore di una donna è il suo silenzio». Polato ha inoltre evidenziato come la presenza delle donne nella storia dell’emigrazione rischi di rimanere invisibile. Una semplice ricerca sul web dedicata all’emigrazione italiana in Svizzera restituisce prevalentemente immagini di giovani uomini, mentre le ricerche più recenti hanno fatto emergere, in contesti e periodi storici diversi, il protagonismo femminile nei processi migratori. Particolarmente interessante anche la riflessione sui diversi linguaggi scelti dalla regista per raggiungere il pubblico femminile. Durante la lavorazione del film, Pinkus decise infatti di realizzare, in collaborazione con una fotografa presente sul set, anche un fotoromanzo, sperimentando così una forma narrativa capace di intercettare pubblici e modalità di fruizione differenti.
Francesca Brignoli e Micaela Veronesi hanno dedicato il loro intervento alle donne dopo la Resistenza. «Noi ci facevamo delle illusioni per l’avvenire, pensavamo di dover trovare un mondo che da questa prova avesse imparato una lezione profonda»: la testimonianza è tratta dal pionieristico “La donna nella Resistenza“, documentario-inchiesta sulle donne partigiane realizzato da Liliana Cavani per la Rai nel 1965, che le relatrici hanno introdotto soffermandosi sulle aspettative maturate durante la guerra rispetto al compimento di una piena cittadinanza nella Repubblica nata dalla Resistenza. Veronesi ha poi fatto risuonare la voce di Ada Gobetti, unica partigiana invitata a intervenire al convegno del CLN tenutosi a Torino nel 1965: “Avrei voluto che in questo studio storico del CLN si parlasse un momentino dei Gruppi di Difesa della Donna. E debbo confessare che quando sono venuta qui a parlare, ero seccata, perché dico: ma, proprio io devo venire a parlare delle donne? Tutti gli uomini che hanno parlato prima, forse pensano che parlare delle donne non sia virile? Allora, vorrei, io vorrei, che qualche giovane studente, senza distinzione di sesso, non facciamo discriminazioni, volesse fare oggetto di studio quello che è stato il movimento femminile durante la Resistenza, dall’8 settembre al 25 aprile, per arrivare poi a vedere quella che è stata l’azione delle donne uscite dai Gruppi di Difesa e dai CLN, nelle varie Amministrazioni o nelle posizioni di Governo o di Amministrazione che hanno avuto poi allora“.



In un forum incentrato sulle pratiche audiovisive, sul cinema, sugli studi di genere e sulla cittadinanza femminile non poteva mancare la voce di Teresa Mattei, partigiana, costituente e animatrice del progetto «Il cinema fatto dai bambini» della cooperativa Monte Olimpino, oltre che fondatrice della Lega per il diritto dei bambini alla comunicazione. A ricordarla è stata Sandra Lischi, con l’intervento L’impegno civile di Teresa Mattei dalla Resistenza al cinema fatto dai bambini e dalle bambine. «Chicchi» considerava l’istruzione un elemento fondamentale del processo di emancipazione delle classi meno abbienti e il linguaggio cinematografico uno strumento educativo ed espressivo per l’infanzia.
Con «Gli uomini vi sbarrano il passo», Arianna Laurenti ha introdotto la sua ricerca sulla partecipazione e sui modelli di cittadinanza femminile in Grazia (1952-1954), dedicata allo studio del linguaggio del fotogiornalismo nel biennio considerato. «Da quel gradino non possiamo scendere. Non possiamo e non vogliamo» è una delle affermazioni contenute in un editoriale del periodico che, secondo la ricercatrice, «rende pensabile il cambiamento» verso l’emancipazione e l’accesso delle donne allo spazio pubblico. Originale anche la ricerca di Anna Di Giusto sull’aborto e sull’educazione sessuale nei fumetti, analizzati come vere e proprie forme di divulgazione e «manuali» nell’Italia degli anni Settanta. Benedetta Valdesalici ha infine raccontato Le donne di Marina di Melilli, un documentario trasmesso dalla Rai nel 1978 sulle lotte di madri, figlie, militanti e cittadine di un piccolo paese segnato dagli scarichi tossici del polo petrolchimico di Priolo-Siracusa. Il Radiocorriere TV presentava così il documentario: «Queste donne di Melilli che sembrano uscite dalle pagine di un romanzo di Verga, queste donne siciliane che siamo abituati a vedere con le sottane lunghe, infagottate di nero, un tempo succubi dei loro uomini, oggi partecipano alle riunioni, fanno parte dei comitati di lotta, sono promotrici di manifestazioni, si interessano attivamente alla realtà che le circonda, esprimono liberamente il loro pensiero sui temi sociali come sui problemi di carattere personale: la pillola, l’aborto, il sesso, l’educazione dei figli. Dicono le cose come sono senza inibizioni né tabù».
Sono solo alcuni degli spunti e delle relazioni emersi nel corso di una giornata intensa, ricca di sguardi, temi e prospettive diverse, che sarebbe impossibile restituire qui nella sua interezza. Per le Osmonaute, che hanno scelto di attraversare e mettere in relazione memorie femminili, pratiche di autorappresentazione e forme della cittadinanza, l’auspicio è continuare a tessere e mantenere vive relazioni e scambi interdisciplinari, perché il dialogo tra saperi e prospettive diverse possa generare nuove domande e nuove forme di ricerca.
Nel corso della presentazione del portale ha fatto capolino anche uno dei tre soggetti del progetto delle Osmonaute, Lunàdigas, il cui archivio raccoglie le preziose videotestimonianze donne e scelte riproduttive.
Gli scatti ritraggono alcune relatrici durante la presentazione: le Osmonaute, Farah Polato, Arianna Laurenti, Anna Di Giusto, Chiara Tognolotti, Valentina Re.
Per riascoltare la voce di Ada Gobetti si digiti l’indirizzo del trailer di Libere, il bellissimo film documentario di Rossella Schillaci.


