Per un ecosistema decentralizzato dei beni culturali

di and 17 Febbraio 2020 0
L’immagine è tratta dalla presentazione di Ruben Verborgh

L’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione ha invitato nella propria sede, il 4 febbraio scorso, Ruben Verborgh, professore di Decentralized Web technology alla Ghent University e al Mit di Boston, per illustrare il nuovo progetto, avviato assieme a Tim Berners-Lee, per contrastare il monopolio delle grandi piattaforme – come Google o Facebook – fornitori di applicazioni e detentori dei nostri dati personali sul web – attraverso la realizzazione di un ecosistema decentralizzato in grado di restituire ai fornitori  –  utenti singoli e non, come l’ICCD  – il pieno controllo dei propri dati.

“I’ve always believed the web is for everyone. That’s why I and others fight fiercely to protect it. The changes we’ve managed to bring have created a better and more connected world. But for all the good we’ve achieved, the web has evolved into an engine of inequity and division; swayed by powerful forces who use it for their own agendas”: questi i motivi che hanno spinto
Tim Berners-Lee ad avviare il progetto per la decentralizzazione del Web spiegati nel dettaglio nel suo post.

Solid – (“Social Linked Data”) è il nome della nuova piattaforma aperta e decentralizzata, basata sui principi delle tecnologie Linked Data,  sviluppata dalla  Inrupt –  una start-up lanciata nel 2018 dall’inventore del Web – per  permettere ai cittadini della rete di trasferire  i propri dati nei POD  – Personal Online Datastore – mantenendone il controllo. Gli utenti potranno decidere di rendere disponibili i propri dati a qualsiasi applicazione, senza che però siano fisicamente duplicati da esse.

La relazione di Verborgh  ha focalizzato l’attenzione sui vantaggi che le istituzioni culturali  – detentrici dei patrimoni storici –   potrebbero avere da un modello decentrato di conservazione e pubblicazione di dati sul Web concludendo un workhsop centrato sul paradigma dei LOD nel mondo dei beni culturali e della pubblica amministrazione.

Come dichiarato sul sito del progetto, Solid offre:

  • la reale proprietà dei dati: gli utenti scelgono dove immagazzinarli e chi può accedervi;
  • design modulare: i dati sono divisi dalle applicazioni che li utilizzano quindi l’utente sarà in grado di passare tra un’applicazione e un’altra senza perdita di dati e collegamenti;
  • riutilizzo di dati già esistenti: gli sviluppatori saranno in grado di riutilizzare dati già esistenti per migliorare servizi e applicazioni.

L’ICCD ha da tempo avviato con il CNR il progetto ArCo Architettura della Conoscenza, per  valorizzare il patrimonio artistico e culturale italiano attraverso “la creazione di una rete di ontologie che fornisca un’architettura della conoscenza dei beni culturali e consenta la pubblicazione di dati aperti con il paradigma dei Linked Open Data “ (al via il primo meet up del progetto ArCo). Una tappa fondamentale di questo cammino verso l’apertura e la condivisione della conoscenza è il progetto del Catalogo del beni culturali in corso di realizzazione, curato da regesta.exe, assieme a Synapta, vincitrice della call to creation lanciata dall’ICCD per la creazione della nuova piattaforma di fruizione dei beni del catalogo, basato su tecnologie semantiche, innovative modalità di consultazione, pratiche collaborative con l’utente, interlinking verso risorse esterne.

Insomma un catalogo pop, aperto e solido, per citare l’intervento di apertura della giornata, il Direttore Carlo Birrozzi.

Al workshop sono intervenuti Aldo Gangemi, che ha aperto la sessione, Giorgia Lodi per parlare del  ruolo dei LOD nella trasformazione digitale della pubblica amministrazione, Valentina Presutti sul  progetto ArCo e il knowledge graph del patrimonio culturale.

E’ possibile ascoltare tutti gli interventi del workshop: sono online sul canale Youtube dell’ICCD   

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