Un ebreo cosmopolita

La scomparsa di Arrigo Levi e quel filo rosso con il Quirinale
di 25 Agosto 2020 0
Volcic, Levi e Orlando in Doppia Coppia con Alighiero Noschese

Dopo Sergio Zavoli se ne va un altro giornalista dell’era Bernabei della televisione italiana. Conduttore del telegiornale dal 1966 al 1968, Arrigo Levi raccontò la guerra dei 6 giorni e l’invasione di Praga, conquistando la sua popolarità anche grazie alle indimenticabili imitazioni di Alighiero Noschese, che lo ritraeva nello studio televisivo in collegamento con i colleghi del tempo, Sandro Paternostro, Ruggero Orlando,  Demetrio Volcic (“Volcic Volcic che ci dicic?” chiedeva in studio) Sergio Telmon…

“Con i suoi libri, le sue corrispondenze dall’estero e le sue trasmissioni televisive, ha raccontato e acutamente interpretato i grandi sommovimenti dell’età contemporanea. Lo ricordo anche per la passione civile che lo ha animato sin da giovanissimo e per l’inconfondibile tratto umano, affabile e signorile”, ha scritto ieri il Presidente Mattarella.

Nato nel 1926 in una famiglia ebraica modenese –  un padre avvocato antifascista cui avevano devastato lo studio negli anni Venti –  dopo le leggi razziali del ’38 fu costretto a trovar rifugio in Argentina: nel 1942 salì assieme ad altre famiglie ebraiche a bordo di una piccola nave diretta in Sudamerica. Grazie anche all’intervento del Delasem (Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei) i passeggeri ricevettero, legalmente, un certificato della Royal Navy – con cui il regime era in guerra! –  per il transito della nave in acque internazionali.
Rientrò in Italia alla fine del conflitto ma nell ’48 partì verso Israele, per arruolarsi come volontario nella Seconda Compagnia della Brigata del Negev di stanza a Beer Sheva. “Eravamoricordava il giornalista– in 120 ragazzi. Non tutti sionisti. Quello che ci interessava era difendere il diritto di Israele a esistere. Nel nome di un umanesimo che ci accomunava. Nel nome del diritto di 600 mila rifugiati, molti scampati alla Shoah di vivere in pace”. “Ero pronto a viverci […] Rientrai in Italia per laurearmi e feci i preparativi per l’alyà. All’ultimo cambiai idea. Mi offrirono un lavoro alla BBC e partii per Londra, restandovi per dieci anniraccontò.

Le forze israeliane a Beersheba, National Photo Collection of Israel

E’ molto bello possedere tante identità diverse“: Arrigo Levi avrebbe potuto essere argentino, israeliano, suddito di sua maestà…ma  volle tenere assieme tutte queste identità. “A me un paese non bastava”, spiegava in un’intervista a Corrado Augias riassumendo nel titolo la sua autobiografia (si tratta del programma televisivo “Le storie. Diario italiano”, ora raggiungibile a questo link, ma privo di dati informativi sulla messa in onda) .

Sulla carriera giornalistica di Arrigo Levi i quotidiani – ai quali rinviamo –  tracciano un profilo completo e dettagliato.  Ciò che più interessa qui è mettere in luce il rapporto di Arrigo Levi con il colle più alto, il Quirinale. Le tracce di questo incontro nel corso del tempo sono disseminate in numerose interviste e nei documenti conservati nell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica.

Già dai primi anni Settanta Arrigo Levi accede al “Colle” come direttore della Stampa ricevuto in udienza dal Presidente Giovanni Leone (29 maggio 1973, 7 maggio 1974, 25 marzo 1975). Ma è nell’intervista al Presidente Cossiga del dicembre 1986 per TivùTivù di Canale 5 che è possibile cogliere quella sensibilità istituzionale, quella capacità di ascolto del Presidente nella sua veste pubblica e privata che farà di Levi il “consigliere per le relazioni esterne” prima (dal 18 maggio 1999 al 30 giugno 2007) e il consulente personale poi (dal 1 luglio 2007 al 14 gennaio 2015) del Quirinale negli anni della Presidenza Ciampi e Napolitano (qui il link alla pagina informativa nel portale dell’Archivio che dà accesso tra l’altro ai documenti sulle attività dell’Amministrazione e dei suoi protagonisti)

Nell’archivio, tra i Discorsi e gli interventi del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, è conservata la trascrizione del colloquio, in un’intervista di toni sobri e modi garbati,  che accenna  al tema della riforma istituzionale, alle virtù civiche degli italiani, alla solitudine del Capo dello Stato.

Intervista del Presidente Cossiga ad Arrigo Levi per Tivù Tivù di Canale 5, ASPR

Due anni più tardi, il 16 maggio 1988, Cossiga parteciperà in forma privata alla presentazione del libro di Ciriaco De Mita “Politica e istituzioni nell’Italia repubblicana”, introdotta proprio da Arrigo Levi (la registazione è disponibile su radio radicale)

Avevo conosciuto Ciampi nel 1970 ed ero diventato suo amico molti anni prima, durante un lungo reportage fra i grandi dell’economia di tutto il mondo che finì in un libro, il mio Viaggio fra gli economisti compiuto con Alberto Ronchey. Un anno di lavoro, difficile e appassionante, la mia inchiesta più lunga. Era nato un rapporto di stima e di amicizia. Fu così che mi chiamò al Quirinale al momento della sua elezione. Quando arrivò Napolitano, di cui pure ero già amico, ho avuto modo di restare”: così, in occasione dell’annuncio di Giorgio Napolitano di partecipare per la prima volta al Congresso UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) nel dicembre 2010,  Arrigo Levi raccontava in una bella intervista tutta da rileggere a Guido Vitale, per Pagine Ebraiche, la nascita del suo rapporto personale con il Presidente Carlo Azeglio Ciampi.  Il quirinalista Maurizio Breda ricorda oggi sul Corriere della Sera il contributo di Levi allo stile più colloquiale e a braccio dell’ex governatore, timido e “agorafobico”.

All’inizio della presidenza di Carlo Azeglio Ciampi abbiamo intrapreso assieme un viaggio affascinante: vistare assieme tutte le provincie italiane per due volte ciascuna. Centoquattro missioni al suo fianco per cercare di capire l’Italia di oggi. Lui incontrava la gente, io prendevo appunti” è ancora il dietro le quinte di Levi.

Onorificenza di Cavaliere di Gran Croce all’Ordine al Merito della Repubblica Italiana ad Arrigo Levi, 19.04.1999, ASPR

La Presidenza della Repubblica è in testa alla classifica delle realtà in cui gli italiani ripongono la loro fiducia”, continuava questa volta il consulente di Napolitano. “Sono indici molto alti, superiori anche a quelli della Chiesa[…] Esiste un’Italia pacata, civile, che crede nelle Istituzioni, che continua a nutrire fiducia nel futuro. Questa Italia guarda al Quirinale”.

Prima di chiudere questa breve rassegna sulla “vita presidenziale” di Arrigo Levi facciamo un salto indietro, alla Presidenza Scalfaro. “Avevo scritto un articolo di fondo del Corriere che lo criticava”, racconta il giornalista a Augias. Il capo dello Stato lo insignì della onoreficenza della “Gran croce all’ordine al merito della Repubblica italiana”, un omaggio all’autonomia di un giornalista esibito con orgoglio da Levi sul bavero della giacca.


Arrigo Levi nel portale dell’Archivio storico della Repubblica è presente con 21 occorrenze nel Diario storico, 3 nei Discorsi, 47 nelle Fotografie, 1 in Amministrazione, 3 nei Comunicati

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