Il progresso ci scoppia nelle mani: la pedagogia ambientale del Presidente Giovanni Leone

di 14 Ottobre 2022 0

“Ci domandiamo […] se l’approccio  suggestivo, prestigioso, inebriante, delle grandi conquiste che il genio, l’intelligenza umana hanno realizzato in questo secolo, anzi possiamo dire negli ultimi 30-40 anni di questo secolo, sia in contrasto con l’esigenza fondamentale di custodire, mantenere intatta, rispettata, la casa comune in cui siamo chiamati ad abitare. Cioè se vi sia un contrasto fra il progresso sociale e tecnologico e la difesa ecologica[…] il progresso[…] ci è scoppiato nelle mani”…

Giovanni Leone, Presidente della Repubblica da circa un anno e mezzo, interveniva a Urbino il 2 luglio 1973 in occasione della Prima conferenza nazionale sull’ambiente. Il discorso integrale può essere letto nel Portale storico della Presidenza della Repubblica, dove sono pubblicati tutti i discorsi e messaggi dei Presidenti, da De Gasperi a Napolitano.

L’incontro di studio su Ambiente, biodiversità, territori nelle memorie del Paese

Il documento è parte dell’elenco di risorse digitali individuate e poste in rilievo dalla Sovraintendente dell’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica (ASPR) Marina Giannetto in occasione dell’incontro di studio organizzato da ASPR il 12 ottobre scorso a Palazzo Sant’Andrea, con l’Università degli studi di Roma Tor Vergata e con ASVIS (Alleanza per lo sviluppo sostenibile) su “Ambiente, biodiversità, territori nelle memorie del Paese” nell’ambito del Festival dello Sviluppo sostenibile.

Il convegno ha preso le mosse dalla riforma costituzionale del febbraio scorso che modificando gli articolo 9 e 41 della Costituzione ha introdotto nella nostra Carta “la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi” accanto alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico della Nazione, “anche nell’interesse delle future generazioni”.

Protagonisti sono stati gli archivi e le fonti archivistiche, digitali e multimediali utili alla “ricostruzione della genesi e dello sviluppo del “discorso” sull’ambiente come bene comune. L’Archivio Centrale dello Stato, le Università con i loro progetti, Enel, Italgas, con i loro archivi aziendali, si sono confrontati sui temi ambientali e sul patrimonio culturale (il programma).

I discorsi e gli interventi dei Capi dello Stato sono “capaci”  – si legge nel sito – “di veicolare in sequenza diacronica le policies di pedagogia presidenziale nei confronti dei beni comuni, dell’ambiente e della sua tutela“.
Una risorsa preziosa dunque, accessibile liberamente a tutti, grazie alle scelte di apertura delle fonti primarie e dei dati, promosse dall’Archivio storico della Presidenza della Repubblica. Una scelta di condivisione, a vantaggio dell’intera collettività, della memoria storica del Paese, da parte delle massime istituzioni dello Stato.

Il documentario in apertura di questo articolo, Il pianeta acciaio  – seppur di circa dieci anni precedente l’intervento di Leone – ci consente da un lato di “vedere” e ascoltare quella sorte di ebbrezza del progresso che travolse la generazione del miracolo economico di cui parla Leone, il Presidente degli anni Settanta, della crisi petrolifera; dall’altro di misurarne la distanza guardando il progredire inesorabile delle ruspe verso gli ulivi centenari sostituiti dalle acciaierie Italsider. “Gli ulivi, il sole, le cicale significavano sonno, abbandono, rassegnazione e miseria e ora qui invece gli uomini hanno costruito una cattedrale immensa di metallo e di vetro per scatenarvi dentro il mostro infuocato che si chiama acciaio e che significa… vita” scandisce la voce dei documentari italiani, Arnaldo Foà, leggendo il testo immaginifico di Dino Buzzati.

“Un Paese è tanto più civile, quanto più difende il suo ambiente”, Discorso del Presidente Giovanni Leone in occasione della I Conferenza nazionale sull’ambiente

Ora torniamo alla proposta digitale dell’archivio presidenziale e soffermiamoci sul contesto del discorso del Capo dello Stato, ricostruito con la cronaca di quei giorni, raccontata dai quotidiani dell’epoca.

La conferenza nazionale sull’ambiente (29 giugno al 2 luglio 1973)

L’intervento di Leone accompagnava lo svolgimento della conferenza sull’ambiente – patrocinata anche dalla Presidenza della Repubblica – organizzata dal 29 giugno al  2 luglio 1973 – intorno alla lettura della Prima relazione sulla situazione ambientale del paese, commissionata alla TECNECO, società del gruppo ENI. Una relazione importante, per dirla con le parole di  Giorgio Ruffolo, Segretario generale della Programmazione, perché costituitva un “primo tentativo di rilevamento”,   un “contributo alla consapevolezza sullo stato di conoscenza dell’ambiente” (Avanti!, 30 giugno 1973).
Il rapporto, di circa 1300 pagine, registrava e denunciava la riduzione della spesa pubblica per la tutela dell’ambiente, le scarse risorse investite nelle attività di ricerca connesse alla politica ambientale (nel 1971 l’Italia il fanalino di coda della CEE come spesa pubblica pro-capite), i danni dell’urbanesimo d’assalto, lo spopolamento delle campagne e il dissesto idrogeologico,  l’aumento dell’inquinamento di laghi e dei mari costieri, l’aumento degli attracchi petroliferi e la mancata gestione del trattamento delle acque di discarica, un peggioramento complessivo nella conservazione del patrimonio storico artistico.

Alla difesa della natura che muore l’Italia devolve solo gli spiccioli” titolava Alfredo Todisco, scrittore e giornalista che, dal Corriere della Sera condivideva con l’Antonio Cederna dei “Vandali in casa” (pubblicato nel ’56)  il campo per le battaglie ambientaliste. E forse era proprio a Todisco che il Presidente della Repubblica si era rivolto nel discorso di  Urbino, assicurando che nelle trattative per il nuovo governo  “il problema ecologico, come spetta, è in primissimo piano”. L’esecutivo guidato da Andreotti era caduto – restò  in carica per gli affari correnti fino al 7 luglio 1973 –  e si era alla vigilia di un nuovo governo, presieduto da Mariano Rumor.   “Manca l’ecologia nei piani del governo” era stato il titolo dell’editoriale di Todisco sul  Corriere della Sera il 29 giugno.

Anche La Stampa schierava ad Urbino un giornalista di grande impegno ambientalista, testimone critico dell’assalto al paesaggio di quegli anni: l’inviato speciale Mario Fazio, futuro Presidente di Italia Nostra.  Con “Presentata la mappa degli inquinamenti Un quadro desolante (anche se parziale)” aveva aperto il 30 giugno la sua corrispondenza da Urbino.  Nel resoconto individuava con chiarezza e radicalità il punto critico dell’iniziativa: “Il lavoro era stato affidato alla «Tecneco», una società del gruppo Eni. Il dettaglio, tutt’altro che marginale, spiega l’atmosfera tesa e diffidente di Urbino. Sembra infatti inaccettabile che le basi conoscitive per l’azione politica in campo ambientale e per una coerente programmazione vengano fornite da una società del settore petrolifero […]Le informazioni sulle attività industriali e sul loro impatto sull’ambiente sono state raccolte dalla Confindustria, con ovvie angolazioni di parte e con omissioni immediatamente rilevate alle prime battute della conferenza”. Nel rapporto del “Comitato scientifico”, presieduto da Giorgio Ruffolo, istituito per controllare l’operato della Tecneco si parlava di “fonti informative trascurate”, di “omissioni di scelta”, questionario industriale “lacunoso”, riportava Fazio.

 “La difesa dell’ambiente compito primario dello Stato” o “E’ compito dello Stato la tutela dell’ambiente”: Todisco e l’inviato de L’Avanti Vito Rapone raccoglievano gli umori critici della sala (600 gli iscritti alla discussione della relazione, affollatissima di scienziati, ricercatori, politici, manager) determinata a rivendicare la centralità della politica – parlamento, governo, regioni – e la competenza primaria dello Stato nella programmazione degli interventi di tutela ambientale. “Non si vogliono né carrozzoni ecologici né soluzioni tecnocratiche” era l’eloquente sommario dell’articolo di Todisco. “L’impresa pubblica vuole diventare agenzia ambientale di Stato?” aveva ironizzato il deputato comunista Giovanni Berlinguer. Si temeva che l’ENI volesse assumere la gestione del disinquinamento e/o della politica ambientale…

“Non c’è alcun dubbio che la politica di gestione ambientale” – avrebbe risposto il Ministro della ricerca scientifica e tecnologica in carica Pier Luigi Romita concludendo la conferenza – sia un compito “di squisita competenza pubblica, statale, regionale, locale”. Romita tracciava un quadro del «dopo Urbino», fornendo una serie di proposte: dal varo di legge-quadro della politica ambientale, ad una rigorosa pianificazione dell’uso del territorio. Nel campo della ricerca applicata si sottolineava l’importanza di offrire soluzioni tecnologiche alternative e meno costose in termini di danni ambientali: ricorso a nuove fonti di energia, soluzioni alternative all’uso di pesticidi, riciclaggio dei prodotti di scarico, tecniche di produzione meno inquinanti…

La conferenza si concludeva con la rassicurazione del governo sull’assenza di un progetto di delega della gestione delle politiche di tutela ambientale ad un “ente di stato”. 

Questa breve incursione nei quotidiani e nella cronaca del tempo ci consente di scattare un’istantanea sulle relazioni  tra società, economia, politica, istituzioni in occasione del discorso ambientale nei primi anni Settanta. E di misurare la distanza, o la persistenza di temi e problemi.  Tra gli elementi emersi spicca il protagonismo sui grandi quotidiani nazionali degli scrittori/giornalisti autori di inchieste di  forte impegno civile. Nell’estate in cui Todisco firmava le  corrispondenze da Urbino, Cederna denunciava l’“affarismo”, la “complicità dei burocrati” per la speculazione sul parco nazionale d’Abruzzo”, ribattezzato Parco nazionale del cemento (18 giugno 1973); il 28 giugno le intimidazioni ai contadini perché lascino passare le ruspe nella conca di Bormio: “Cantieri fantasma in Valtellina per le “lottizzazioni d’assalto”; il 4 luglio segnalava l’”assalto” degli enti pubblici alla natura  – “L’ENEL costruirà a Porto Tolle una centrale di inquinamento”; il 9 luglio esultava perché “finalmente si comincia[va] a demolire le case fuorilegge dell’Appia antica”. Si affermava “quella strana razza di ambientalisti”  scriverà  Giorgio Nebbia, chimico e pioniere del movimento ecologista, interpreti di una stagione, quella della “primavera dell’ecologia” dei primi anni settanta.  Come Todisco, che, Nebbia ricordava, fece conoscere ai lettori del Corriere il Rapporto sui limiti della crescita –  The Limits to Growth  – commissionato da Aurelio Peccei e dal Club di Roma ad un gruppo di scienziati del Massachusetts Institute of Technology (MIT).

Sono trascorsi quasi cinquant’anni dalla Conferenza. Di fronte alla crisi globale del Pianeta l’utopia del progresso illimitato  è confluita nel discorso pubblico sullo sviluppo sostenibile. Il nostro Paese, dopo anni di giurisprudenza in materia ambientale, ha posto a fondamento dei diritti ambientali i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale e ha riconosciuto il diritto all’ambiente come un diritto fondamentale della persona. La tutela dell’ambiente è ormai tra i principi fondamentali della nostra Carta costituzionale e i vincoli all’iniziativa privata, già presenti nell’articolo 41, sono stati rafforzati con il riferimento alla tutela della salute e dell’ambiente (l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute e all’ambiente).

“Quando leggiamo che soprattutto colpiti da questi fenomeni sono i bambini, i più giovani… in chiave di morbilità, di mortalità, allora il nostro impegno aumenta”: si avviava a concludere il Presidente Leone nel 1973.

Il richiamo inserito in costituzione alla responsabilità verso le generazioni future – La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni – sembra una risposta, finalmente, alle preoccupazioni espresse dall’allora Capo dello Stato.


Fonti diverse

Discorsi e messaggi del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, Roma 2009,  consultabili online nel Portale storico della Presidenza della Repubblica.  
La galleria fotografica è una selezione di immagini online tratte dall’Archivio storico del Quirinale (Il Presidente della Repubblica Giovanni Leone riceve per i senatori per le consultazioni del nuovo governo, 14 giugno|I segretari dei partiti politici durante le consultazioni per la formazione del nuovo governo (18 giugno)|Consultazioni per la formazione del IV Governo Rumor 19 giugno|Leone concede l’incarico all’on. Mariano Rumor per la formazione del nuovo governo 20 giugno)

Portale storico della Camera dei deputati (link)

Rassegna stampa citata e siti
Corriere della Sera: Alfredo Todisco, “L’utopia del progresso illimitato”, 20 febbraio 1972|Antonio Cederna, “Il parco nazionale del cemento”, 18 giugno 1973|Antonio Cederna, “Cantieri fantasma in Valtellina per le “lottizzazioni d’assalto”, 28 giugno 1973|Alfredo Todisco, “Manca l’ecologia nei piani del governo”, 29 giugno 1973|Alfredo Todisco , “La difesa dell’ambiente compito primario dello Stato”, 3 luglio 1973|Antonio Cederna, “L’ENEL costruirà a Porto Tolle una centrale di “inquinamento”, 4 luglio 1973| Antonio Cederna, “Finalmente si cominciaa demolire le case fuorilegge dell’Appia Antica”, 7 luglio 1973

Avanti! Vito Rapone, “Ridimensionata la relazione sullo stato dell’ambiente”, 30 giugno 1973|Vito Rapone, “E’ compito dello Stato la tutela dell’ambiente”, 3 luglio 1973

Altri quotidiani e siti: Mario Fazio, “Presentata la mappa degli inquinamenti Un quadro desolante (anche se parziale)”, La Stampa, 30 giugno 1973|Giorgio Nebbia, “Quella strana razza degli ambientalisti”, la Gazzetta del Mezzogiorno, 10 agosto 2010| Valerio Congeduti, Il club di Roma e i limiti alla crescita, Scienza in rete, 28 febbraio 2012

Sulle modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia di tutela dell’ambiente:

La Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.44 del 22 febbraio 2022
La pagina Riforma costituzionale in materia di tutela dell’ambiente pubblicata nel sito del Dipartimento per le riforme Istituzionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri
Di grande interesse il dibattito Costituzione, ambiente e giustizia climatica – Ciclo di incontri “Utopie concrete”, e l’intervento di Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale alla Sapienza Università di Roma (evento del 17 febbraio su Radio Radicale)

Il documentario è Il pianeta acciaio (1962) commissionato da Italsider. Regia di Emilio Marsili, Soggetto di Luciano Emmer, testo di Dino Buzzati, Musica di Franco Potenza. E’ conservato dall’Archivio nazionale del cinema d’impresa, parte della Cineteca Nazionale.


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