Un secolo di storia della sanità pubblica in Italia nell’archivio online dell’ISS

di 18 Agosto 2022 0
Studentesse in visita all’Istituto, in alto Domenico Marotta, gennaio 1951, Archivio ISS

Non solo vaccini e coronavirus… l’Istituto Superiore di Sanità, che ha guadagnato visibilità e popolarità nell’era della pandemia raggiungendo forse per la prima volta lo spazio privato familiare, viene da molto lontano – dal 1934 –   e svolge attività di ricerca, controllo a tutela della salute pubblica orientando le politiche sanitarie sulla base di evidenze scientifiche.
Di questa lunga, ricca e gloriosa storia ci parla l’archivio multimediale pubblicato dall’Istituto, consultabile online al sito ARCH.ISS.
L’archivio raccoglie collezioni di immagini e video che riflettono l’attività istituzionale dell’ISS. Grazie ad un organico progetto di digitalizzazione e catalogazione del patrimonio storico, artistico e culturale, avviato nel 2015 nell’ambito di iniziative di tutela della memoria storica ISS, è divenuto accessibile in rete, fornendo agli utenti informazioni descrittive, percorsi di navigazione, fotografie e video.
La progettazione e lo sviluppo della piattaforma tecnologica di archiviazione e pubblicazione è a cura di regesta.exe, l’archivio digitale è costruito con il software di archiviazione open source xDams.

Un po’ di storia: alle origini dell’Istituto

L’esigenza di dar vita ad un istituto di Sanità pubblica fu strettamente legata alla necessità di combattere la malaria che affliggeva le nostre campagne e decimava la popolazione rurale. Si trattava di sviluppare e rafforzare le attività di ricerca, cura e formazione portate avanti dalla Stazione Sperimentale per la Lotta Antimalarica, istituita negli anni Venti con finanziamenti della Fondazione Rockfeller e diretta da Alberto Missiroli, medico, igienista, malariologo italiano e dal medico americano Lewis Hackett.

Corso per medici stranieri, con Alberto Missiroli, 05.09.1938, Archivio ISS


L’ Istituto di Sanità Pubblica – questo il nome delle origini – nasceva alle dipendenze del Ministero dell’Interno e disponeva di laboratori di microbiologia e chimica dislocati in diverse sedi.

Nel Giornale Luce n. 459 del 21 aprile 1934 (in occasione del Natale di Roma, la festa che Mussolini aveva istituito sopprimendo la festa dei lavoratori del primo maggio) si documentano le nuove opere pubbliche del regime. Ad aprire il cinegiornale di attualità è proprio l’inaugurazione della nuova Sede della Sanità Pubblica in Viale Regina Margherita, alla presenza di Mussolini e dell’allora direttore dell’Istituto, Gaetano Basile.
Il laboratorio di fisica sanitaria, “noto come l’Ufficio del radio, perché si occupava soprattutto del controllo di sostanze radioattive”, era ospitato inizialmente presso il Regio Istituto di Fisica dell’Università di Roma dove lavorava il celebre gruppo dei ragazzi di via Panisperna, Fermi, Amaldi, Pontecorvo, Segré. Nel 1935 l’Ufficio si trasformò nel laboratorio fisico della direzione generale della Sanità pubblica–Ufficio del radio, e si trasferì nella sede attuale dell’Istituto Superiore di Sanità.


Un cinegiornale del marzo 1939 –
il Giornale Luce n. 1487 – mostra il nuovo impianto realizzato per  la produzione di sostanze radioattive, le cui caratteristiche  erano state illustrate da Enrico Fermi  in una conferenza  il 30 aprile 1938 (ne aveva dato notizia il Corriere della Sera  del 1 maggio 1938).

Controllo di prodotti farmaceutici, ispezione di prodotti industriali e acque potabili; produzione di vaccini immunizzanti, di sostanze radioattive artificiali; attività didattiche con corsi di aggiornamento per i chimici  e batteriologi dei 94 laboratori provinciali del Regno; ricerca con attrezzature modernissime di chimica e fisica: sono le quattro funzioni che l’Istituto  – dotato di un museo e di una biblioteca- esercitava con tale professionalità da diventare un polo di attrazione internazionale per il mondo della ricerca. Questo il ritratto dell’Istituto secondo il Corriere della Sera che il 30 aprile 1939 ricordava la visita in un solo anno, il 1938, di ben 57 scienziati stranieri tra i quali 5 premi Nobel.

L’ Istituto di Sanità pubblica  – si legge nel sito dell’ISS – nel 1941 prese il nome di Istituto Superiore di Sanità e rimase alle dipendenze della Direzione generale della sanità pubblica del Ministero dell’Interno fino al 1959, già in pieno dopoguerra, quando passò al neo-istituito Ministero della Sanità. Con la riforma sanitaria del 1978, l’Istituto divenne  organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale (SSN) avviandosi ad affrontare le trasformazioni necessarie per rispondere al crescente decentramento della sanità che affidava compiti sempre più importanti alle Regioni.

Guidato per oltre 25 anni da Domenico Marotta dal 1935 al 1961,  l’Istituto rimase indenne dal bombardamento di San Lorenzo dell’estate del ’43 (anche se lo speaker fascista del Cinegiornale Luce, il n.367, parla di danni all’Istituto nell’ attacco sferrato su Roma dagli angloamericani).  Marotta riuscì a limitare l’arruolamento militare dei ricercatori a scopi bellici e nel 1946 a far costruire il primo e unico microscopio elettronico italiano, che sostituiva quello della ditta Siemens sequestrato dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943.

Daria Bocciarelli, Edoardo Amaldi , Giulio Cesare Trabacchi, M. Valadares, 04.05.1941, Archivio ISS

Protagonista di questa rocambolesca avventura fu una donna, la scienziata Daria Bocciarelli, una fisica laureata nel 1931 a Firenze,  nel ’32 animatrice assieme a Bruno  Rossi  Gilberto  Bernardini, Giuseppe  Occhialini , Giulio Racah del “gruppo di Arcetri”,  un gruppo di giovani che aveva dato una grande spinta alla ricerca sui raggi cosmici. La vediamo in questa fotografia d’archivio e in un cinegiornale fascista, al lavoro con il supermicroscopio  elettronico, come abbiamo scritto in un articolo dedicato alle scienziate pioniere.

Ma torniamo a Marotta. Nel dopoguerra  – scrive Giovanni Paoloni nella voce della Treccani – indirizzò decisamente l’attività dell’Istituto verso i nuovi farmaci antibiotici e verso la chimica terapeutica, chiamandovi Ernst Boris Chain (1906-1979, premio Nobel 1945) e Daniel Bovet (premio Nobel 1957). Anche di questo passaggio abbiamo alcune tracce nell’Archivio Storico Luce: nel ’47  Bovet è a Roma, con la moglie, la chimica Filomena Nitti, figlia di Francesco Saverio Nitti, per dirigere  il Laboratorio di chimica terapeutica, ed un documentario – Esplorazione nel regno dell’invisibile, del 1949 – si sofferma sulla struttura e sulle attività dell’ISS mostrando una lezione del professore sul funzionamento del polmone artificiale per animali da laboratorio; nell’ottobre del 1957 un servizio fotografico dell’Agenzia di fotogiornalismo VEDO racconta  Una giornata di Bovet, premio Nobel per la medicina.

Il patrimonio storico dell’ISS e il suo archivio digitale

L’archivio possiede 27.473 fotografie storiche, scattate dagli anni Venti agli anni Sessanta e articolate in 150 classi tematiche, e relative sotto-classi, afferenti la sanità pubblica.
Gli scatti consultabili online sono al momento 6436, con filtri per microbiologia, parassiti, malaria, chimica… Se volessimo ritrovare tutti i volti dei protagonisti citati nella storia dell’Istituto non v’è che cercare nell’archivio digitale:  ecco Missiroli e i corsi  di formazione, ecco i rappresentanti della Fondazione Rockfeller, o il polmone artificiale per cani, Daniel Bovet e Filomena Nitti.

Studio anatomico di Canova, Archivio ISS

Dalla collezione di strumenti scientifici di interesse storico utilizzati dai laboratori per scopi di ricerca, fin dai primi anni dalla sua fondazione giungono i 431 oggetti digitali che riproducono gli apparecchi conservati in diversi locali dell’istituto.

L’ISS conserva anche oggetti storico artistici dei secoli XIX e XX e grazie ad un accordo con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC) nel 2010 ha realizzato la schedatura degli oggetti secondo gli standard specifici per le opere d’arte. Tra le opere consultabili online le 17 tavole realizzate da Canova con carboncino, sanguigna  per descrivere i muscoli del  corpo umano: l’artista ha usato il tratto a grafite (nero) sanguigna (ematite, rosso ocra). A corredo dei 17 disegni  vi è anche un quaderno manoscritto autografo, che l’artista ha intitolato Descrizione de muscoli esteriori del corpo humano.

Tra i percorsi tematici da segnalare quello di documentazione sulla Malaria scandito dai paesaggi agrari della palude pontina negli anni Trenta allo studio delle zanzare anofele, e un accesso dedicato ai  ricercatori dell’Istituto e della comunità di ricerca in ambito biomedico o scientifico più generale.

Dal sito si può accedere alla documentazione multimediale (audiovisive e fotografiche dal 1970)  più recente delle attività svolte dall’istituto: congressi,  manifestazioni, iniziative, ricerche (come quelle condotte contro la pandemia SARS –Cov-2. )
Navigando l’archivio troviamo anche un ritratto dell’instancabile divulgatore scientifico Piero Angela che partecipa all’open day accanto a Walter Ricciardi.


Molte informazioni sui protagonisti dell’Ente sono tratte dai siti dell’ISS, dell’Archivio ISS citati. Altre fonti sono: il Corriere della sera (Conferenza dell’accademico Fermi sulla radioattività artificiale, del 30 aprile 1938 e Una mostra interessante: la Sanità pubblica, del 20 aprile 1939).
Dal dizionario Treccani: (sull’ufficio Radio) Nadia Robotti – Dizionario Biografico degli Italiani , voce  TRABACCHI, Giulio Cesare; Giovanni Paoloni, per la voce Giovanni Marotta




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