L’Italia di Oscar Luigi Scalfaro

di 31 Gennaio 2012 2

Elezioni del presidente della Democrazia cristiana, 29.07.1955
per gentile concessione dell’Archivio storico Luce.

“Mi incombe anzitutto il dovere di difendere la dignità, la competenza, il prestigio della Camera dei deputati. Troppe volte queste delicate prerogative costituzionali nel corso dei decenni sono state poste in forse o lese o trascurate, e ciò ha creato serie difficoltà ai miei predecessori. Troppe volte momenti vitali di politica nazionale sono passati sulla testa del Parlamento e sulla testa di questa Camera. Troppe volte – e lo dissi da deputato – qui si è recitato l’ultimo, quasi inutile, atto di processi politici nati, svolti e risolti fuori di qui. I partiti sono certamente essenziali alla democrazia, ma lo straripamento dei partiti può diventare logoramento, se non aggressione, alla democrazia stessa. Tutto ciò non è né nelle parole né nello spirito della Carta costituzionale”…

E’ il 23 aprile del 1992 e Oscar Luigi Scalfaro pronuncia il suo  discorso di insediamento alla Presidenza della Camera sottolineando l’importanza della centralità del Parlamento. Un tema a lui molto caro come è facile  rilevare frugando tra i  documenti pubblicati online dal portale storico della Camera dei deputati: si legga il resoconto stenografico della seduta del 14 gennaio 1991 contenente la discussione della mozione sulla parlamentarizzazione delle crisi di Governo presentata dallo stesso Scalfaro – promotore anche di una proposta di legge costituzionale sul tema –  dove il politico democristiano sottolinea il ruolo giocato dai segretari dei partiti in occasione delle crisi e l’estromissione del parlamento dalla dialettica della crisi parlamentare.

Ma facciamo un passo indietro. Giornali e tv hanno trasmesso a lettori e spettatori  in questi giorni il ricordo di Scalfaro come il “presidente  del non ci sto” appiattendo sull’attualità la carriera politica  di un uomo che, partendo dalla Costituente, ha attraversato la storia del Paese, ricoprendo l’incarico di deputato ininterrottamente,  fino al 1992. Qualche documento – tratto dal portale storico della Camera e dall’Archivio Luce –  ci consentirà di ripercorrere brevemente la biografia politica dell’ex Presidente.

Giornali e tv hanno trasmesso a lettori e spettatori  in questi giorni il ricordo di Scalfaro come il “presidente  del non ci sto” appiattendo sull’attualità la carriera politica  di un uomo che, partendo dalla Costituente, ha attraversato la storia del Paese, ricoprendo l’incarico di deputato ininterrottamente,  fino al 1992. Qualche documento – tratto dal portale storico della Camera e dall’Archivio Luce –  ci consentirà di ripercorrere brevemente la biografia politica dell’ex Presidente

Con un immediato colpo d’occhio la scheda  personale di Oscar Luigi Scalfaro, punto di partenza della nostra navigazione nel portale,  riassume la vita parlamentare di questo politico di lunga data: le XI legislature alla Camera, i 14 incarichi di governo, i 308 progetti di legge presentati, i 34 atti di indirizzo e controllo, i 1107 interventi…

Cattolico intransingente, nell’Italia dei Comitati civici, il 20 luglio 1950 apostrofa bruscamente una signora  che in ristorante romano fa scendere sulle spalle il “bolerino”. Scalfaro viene querelato per il reato di ingiurie. Il caso – passato alla storia come il caso del prendisole – è raccontato dai documenti d’archivio – si legga il resoconto della seduta del 14 novembre 1950 –  ed è uno spaccato sulla pruderie della classe dirigente di allora:  Francesco Geraci, deputato socialista, prende spunto dal caso  per presentare un’interrogazione al governo che “in tema di pubblica morale segue un criterio trappista, paolotto, bacchettone; che assolutamente non marca il passo col tempo!” Racconta infatti l’anziano deputato che “quando noi eravamo adolescenti […] tra il 1880 e il  1900[…] si leggeva con meraviglia che potessero  essere state imposte, per una voluta difesa del pubblico pudore, a statue Come la Verità e come quella di Giulia Farnese, delle brache di metallo”.  Ma oggi, si rivolgeva al sottosegretario agli Interni Bubbio, “sotto il Governo democristiano, sta succedendo qualche cosa di peggio, sia nel campo dell’arte sia in quello della vita quotidiana[…] Il Governo ultimamente …ha messo la ‘foglia di fico’ alle 66 statue di atleti nello stadio dei marmi al Foro italico, che si erano salvate anche dal fascismo!” Data questa concezione governativa della moralità pubblica, aggiungeva il deputato,  non  stupisce che vi possano essere dei “collitorti” i quali, quando vedono le spalle di una donna, “si ricordano che questa, attraverso il pensiero dei padri della Chiesa, era la mala bestia, la ianua inferi…!” Scalfaro di fronte all’accusa di “collotorto” non si ritraeva. Anzi. “Se vi sono indumenti[…] che si chiamano  “prendisole” – e non li ho battezzati io così –  si usino per prendere  il sole e non per andarsi ad accomodare in un locale chiuso, e non aperto, dove il pubblico ha diritto di mangiare e non di …… pascolare” [sic!]. Al tempo stesso il deputato censore si pronunciava a favore dell’autorizzazione a procedere nei suoi confronti ove richiesta perché “Questo, di non valersi della qualità di deputato per consentire alla giustizia di fare il suo corso, è un dovere che io ho sempre sostenuto e che sostengo anche in questo caso”…

Di grande interesse  anche l’interrogazione del deputato Orazio Barbieri nella seduta del 4 febbraio 1958 sul celebre caso del vescovo di Prato  (monsignor Pietro Fiordelli aveva definito pubblici peccatori e concubini i coniugi Bellandi,  una coppia di cittadini pratesi che si erano sposati con rito civile); interrogazione che provoca la risposta del Sottosegretario di Stato all’interno Salizzoni e di Scalfaro, Sottosegretario alla giustizia.

Lasciamo ora il portale storico della Camera per ritrovare nell’ottobre 1959 il deputato novarese al Congresso nazionale di Firenze della DC. Stavolta sono le immagini dei cinegiornali dell’Istituto Luce a parlare dell’ex presidente della Repubblica (presente in archivio con 103 documenti, 69 filmati e  34 foto). Nel 1960 è a Roma, al Convegno organizzato dal Comitato Nazionale del centro studi Luigi Sturzo presieduto da Gedda, sul tema: “La liberazione dal social-comunismo”. Scalfaro accompagna la modernizzazione del Paese: sottosegretario di Stato all’Interno (dal 1959 al 1962) inaugura il primo autogrill a ponte in Europa, quello di Fiorenzuola d’Arda, presso Piacenza, realizzato su modello americano; in qualità di ministro dei trasporti e dell’aviazione civile (dal 1966 al 1968) visita il Salone Internazionale della Tecnica di Torino dove viene presentata la prima segreteria telefonica (anzi “segretaria telefonica”, racconta la speaker); due mesi dopo è con Moro a bordo di un velocissimo treno per Napoli (la Tartaruga, un’ora e trenta per raggiungere da Roma la città partenopea). Lo vediamo nell’ultimo cinegiornale che vi proponiamo, il  Sette G n. 78  del 13 novembre del 1967 dall’eloquente titolo “La velocissima locomotiva”.
Il cerchio si chiude con i percorsi  di Luce Camera,  il portale che organizza e rende fruibili online tutte le risorse digitali sulla storia politica e parlamentare prodotte e conservate dall’archivio Luce. Un itinerario tra i materiali multimediali d’archivio  sui protagonisti della vita politica del Paese che, nel Novecento, ricoprirono la carica di Presidente della Camera ci porta al ritratto e alle immagini di Oscar Luigi Scalfaro

 

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