Quella sera a Milano era caldo

di 12 Dicembre 2019 0

Con Elio decidemmo di fare un filmato che rendesse giustizia a  Giuseppe Pinelli, alla sua vita di militante, alla sua innocenza”: chi parla è Ugo Pirro, sceneggiatore e scrittore (qui la voce della enciclopedia del cinema Treccani) autore, con Elio Petri del Documento filmato su Giuseppe Pinelli, il ferroviere anarchico fermato per la strage di Piazza Fontana dal commissario Calabresi e “precipitato”, il 15 dicembre 1969, tre giorni dopo l’attentato, dalla finestra del quarto piano della questura di Milano (una guida  alle immagini sui giorni della strage nel percorso del portale dell’Archivio Luce a cura di Massimo Canario e Serenella Scuri).
Protagonista di questo documento di cinema militante Gian Maria Volonté, che con Renzo Montagnani, Luigi Diberti,  ricostruisce, “irridendo alle contraddizioni e alle improbabilità palesi fino alla tracotanza”, in una stanza assai simile a quella in cui il commissario Calabresi aveva a lungo interrogato Pinelli, le “varie versioni date dalla polizia per giustificare la morte dell’anarchico e avvalorare la tesi del suicidio” (Ugo Pirro).

Il film fu prodotto dal “Comitato cineasti italiani contro la repressione” in collaborazione con la Unitelefilm, la società di produzione cinematografica del PCI nata per raccogliere e conservare la produzione dei film di propaganda, ma anche contenitore “ di tante correnti di pensiero della sinistra della seconda metà degli anni Sessanta e degli anni Settanta” (lo racconta nella sua tesi di laurea Luciana Carbone, disponibile online sul portale dell’AAMOD).

L’iniziativa di Ugo Pirro ed Elio Petri  ebbe il sostegno di Age, Sergio Amidei, Bernardo Bertolucci, Mauro Bolognini, Tinto Brass, Liliana Cavani, Luigi Comencini, Sergio Corbucci, Marco Ferrari, Franco Giraldi, Ansano Giannarelli, Luigi Kuiviller (autore delle riprese) Luigi Magni, Mario Monicelli, Giuliano Montaldo, Pier Paolo Pasolini, Gillo Pontecorvo, Nelo Risi (protagonista di un parallelo film di inchiesta sulla figura di Pinelli) Furio Scarpelli, Ettore Scola, Florestano Vancini, Francesco Rosi, i fratelli Taviani,Luchino Visconti, Cesare Zavattini… l’elenco delle firme nei titoli di coda è lunghissimo. Il film è conservato dall’AAMOD che pubblica online, nel suo portale, anche  il testo del commento parlato originale e il visto censura, con l’indicazione di revoca del divieto ai minori di 18  

Manifesto locandina, 1972, UNIMC

Il 15 dicembre 1969 era una giornata fredda a Milano, invernale. Ma le finestre della questura erano aperte: non solo le immagini del film di Petri, ma anche le parole di una canzone, la Ballata del Pinelli, divenuto il componimento più popolare tra quelli nati nei giorni bui del ’69, cercheranno di smontare con ironia, sin dall’attacco, la versione rilasciata dalla questura sulla morte di Pinelli: “quella sera a Milano era caldo, ma che caldo che caldo faceva”…

Un sito molto attivo nella raccolta e nella documentazione delle canzoni contro la guerra, www.antiwarsongs.org, ricostruisce la storia della nascita della celebre ballata.
Il giorno dopo i funerali di Giuseppe Pinelli, il 21 dicembre, sulla musica de Il feroce monarchico Bava o Inno del sangue (la canzone popolare ispirata dai moti di Milano del 1898, repressi nel sangue dal generale Bava Beccaris) Giancorrado Barozzi, Dado Mora, Flavio Lazzarini e Ugo Zavanella, nella sede del circolo anarchico “Gaetano Bresci” di Mantova, ne improvvisarono in osteria, le strofe. Tra le tante risorse indicate dal sito, segnaliamo l’intervista di Radio popolare ad uno degli autori, Ugo Zavanella che ricorda anche l’atmosfera di sospetto che avvolgeva gli anarchici in quei giorni.

Due mesi dopo la strage uscirà nelle sale un film sul potere che potremmo definire profetico: gli autori erano, ancora una volta Ugo Pirro ed Elio Petri, protagonista Gian Maria Volonté. Si tratta di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” dove l’esplosione di una bomba all’interno della questura provocava una repressione indiscriminata nei confronti dei militanti di estrema sinistra. Il film era stato girato nell’estate del ’69.


La testimonianza di Ugo Pirro è tratta da Il cinema della nostra vita, Lindau edizioni

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