Pasqua in Sicilia

di 29 Marzo 2024 0

La festa dei Giudei a San Fratello nei Nebrodi messinesi, quando i sanfratellani vestititi di sgargianti costumi rossi, il volto coperto da un cappuccio rosso caratterizzato da una lunga lingua di stoffa con una croce ricamata sulla punta, in riferimento al carattere menzognero diabolico, girano per il paese suonando con particolari trombe per festeggiare la morte di Gesù Cristo e disturbare la processione religiosa che commemora la Passione di Gesù; la sfilata dei santoni a Aidone,  quando dodici statue gigantesche – gli apostoli –  alte tre metri circa e cave all’interno si muovono nel paese ricalcando un rito consolidato da secoli…
Nel 1955 il regista Vittorio De Seta raggiungeva la Sicilia e poneva  lo sguardo in ascolto di quel  mondo contadino non raccontato dalla produzione audiovisiva dominante in sintonia con i ritmi della modernizzazione, del cammino verso il progresso e il benessere economico nel Paese.

 “Tra il 1954 e il 1959” – scrive Mario Sesti –  “autofinanziandosi e costituendo una propria troupe, spesso con dilettanti, realizzò dieci documentari destinati a segnare profondamente l’evoluzione del genere in Italia: Pasqua in Sicilia (1954), Lu tempu di li pisci spata (1955), Isole di fuoco (1955), Surfarara (1955), Contadini del mare (1955), Parabola d’oro (1955), Pescherecci (1958), Pastori di Orgosolo (1958), Un giorno in Barbagia (1958), I dimenticati (1959), i cui protagonisti ‒ pescatori, contadini, minatori, pastori ‒ sono personaggi minori di un’esplorazione antropologica dall’inedito rigore”.

Restituire lo sguardo alle “culture subalterne” attraverso un’esplorazione antropologica condotta  con “spirito artigiano” e discreto: nessuna intrusione in campo con ingombranti troupe di professionalità separate, nessuna sovrapposizione al racconto attraverso la voce narrante.

“Contro la cultura egemonica, urbana, incombente un autore che va e porta con sé solo la macchina da presa, nessun bagaglio di idee preconcette, ingombranti e tutto sommato… inutili… elabora insieme alla gente del posto”: racconta De Seta, un “public historian” ante litteram potremmo dire. In questo modo avviene –   durante le riprese – un “fatto misterioso”: “loro sentono quando uno è dalla parte loro [….] si prestano a questi giochi liberamente, volontariamente. Esprimono se stessi,  perciò sono bravi”.

Il processo creativo del documentario così concepito produce valore anche per il mondo che si auto-rappresenta, ascoltiamo ancora De Seta: “in seguito, quando si rivedono, per loro è traumatico perché loro sono portatori inconsapevoli di cultura. Quando vai là ti dicono ma che c’è qua perché sei venuto qua… quando vedono poi il documentario allora si rendono conto di essere portatori di cultura, per loro è un’emozione forte, una presa di identità”.  

E ora godiamo di questo sguardo. Buona visione di Pasqua.


Queste le informazioni anagrafiche sul film tratte dalla Cineteca di Bologna: F.: Vittorio De Seta; Mo.: Vittorio De Seta; Ass. Mo.: Fernanda Papa; Ass. R.: Luigi Samonà; Seg. Edizione: Vera Gherarducci; Seg. Prod.: Alfredo Manganiello; Prod.: Vittorio De Seta 35mm. D.: 11’.

Qualche breve segnalazione, relativa alle fonti dell’articolo e agli anni Cinquanta.

  • I passaggi citati dell’intervista sono tratti dal documentario “Lo sguardo in ascolto” pubblicato (ad oggi) sulla piattaforma Rai a questo indirizzo. Su Raiplay è possibile vedere Diario di un maestro, del 1973, dirompente opera innovativa su un’esperienza didattica al Tiburtino III, ispirata al libro di Albino Bernardini Un anno a Pietralata. Tracce di questo – ma l’argomento esula da questo articolo – si trovano negli archivi dell’Istituto Luce (il libro Diario di un maestro) e dell’Aamod (con un uso militante del documentario girato da Gianni Serra, che incontra l’attore-Maestro in “Diario di un no”)
  • Tra le varie fonti su Vittorio De Seta si segnala la Cineteca di Bologna, che oltre ad aver restaurato i cortometraggi degli anni Cinquanta, conserva il Fondo De Seta, 200 fascicoli che coprono l’intera carriera dell’autore, dai primi cortometraggi fino a Lettere dal Sahara.
  • Di grande interesse anche, su You Tube, la presentazione del DVD “Il mondo perduto” a cura di Feltrinelli dove è possibile ascoltare la voce non solo di De Seta e di Fofi ma, presenti nel pubblico, di Raffaele La Capria e Luigi Lombardi Satriani. Un bel confronto su culture subalterne e meridionalismo.
  • Per uno sguardo d’insieme sul “cinema grande di Vittorio De Seta” e il documentario italiano si segnala Marco Bertozzi, Storia del documentario Italiano, Marsilio Editore.