Braccianti

di 5 giugno 2018 0

A pochi giorni dall’uccisione di  Soumaila Sacko, bracciante del Mali a San Ferdinando, in Calabria (un comune sciolto per mafia tre volte, ricorda Niccolò Zancan su La Stampa) ben conosciuto perché collaborava con l’unione sindacale di base per i diritti dei braccianti contro il caporalato, ricordiamo le lotte dei braccianti  quando “ la battaglia contro il «caporalato» era un fiore all’occhiello per chi lottava contro la mancanza di diritti e per la dignità del lavoro”, scrive Pierluigi Battista sul Corriere della sera oggi. “Un tempo, si diceva, il movimento bracciantile, la parte più nobile della storia di una sinistra che non sempre è stata nobile, insegnava ai lavoratori a non “chinare il capo” davanti agli sfruttatori che si servivano dei mazzieri e dei “caporali”.

Questo girato,  tratto dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio Democratico, si riferisce alle manifestazioni di protesta ad Avola, Siracusa, il 3 dicembre 1968 seguite all’uccisione – da parte della polizia –  di due braccianti , Giuseppe Scibilia e Angelo Sigona, in sciopero da dieci giorni  per ottenere la parità retributiva nella provincia.  Vi furono manifestazioni e scontri in tutta Italia, e lo sciopero generale in Sicilia (terra che aveva conosciuto nel secondo dopoguerra la strage di Portella della Ginestra).

Qui i titoli dell’Avanti di quei giorni (il 3,il 4,il 5) questo il racconto di Mauro De Mauro che sull’Espresso l’8 dicembre raccontava come la provincia di Siracusa [fosse] una tra le più floride della Sicilia. “Florida cioè per i proprietari terrieri, che da ogni ettaro di agrumeto riescono a trarre annualmente un reddito netto che varia tra le 600 e le 800 mila lire. In realtà, il reddito medio pro capite in provincia di Siracusa è tra i più bassi d’Italia. E se la media statistica crolla a questi valori da mondo sottosviluppato, è per le condizioni di vita del bracciantato locale”…

 

 

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