Giulio Andreotti, una storia italiana

di 9 Agosto 2019 0

Massimo Franco ha annunciato ieri dal Corriere della Sera che sul magazine 7 di oggi, venerdì, saranno pubblicati “i contenuti delle agende (1944-2009), fino a oggi rimaste nascoste, del senatore a vita”. “E’ affiorato da uno sgabuzzino come uno di quegli scrigni dimenticati che racchiudono memorie proibite” e, dalle carte venute alla luce “si rafforza l’impressione di un personaggio che faceva politica estera a trecentosessanta gradi”.
La pubblicazione del quotidiano di via Solferino è una ghiotta occasione per fare incursione nell’ampia documentazione – spesso sconosciuta o consultata soprattutto dagli specialisti – disponibile online da molto tempo e per approfondire la storia di Giulio Andreotti, e con lui, la storia d’Italia.
Protagonista della vita politica della nostra Repubblica, uomo simbolo della Democrazia Cristiana, 7 volte presidente del Consiglio, Giulio Andreotti nasce a Roma, il 14 gennaio del 1919. Scelto da De Gasperi come suo strettissimo collaboratore, membro della Consulta nazionale e dell’Assemblea costituente, viene eletto ininterrottamente alla Camera dei deputati, nella circoscrizione di Roma-Latina-Frosinone-Viterbo, dal 1946 al 1987 (legislature I-IX ) e al Senato della Repubblica dal 1987 (X legislatura); nel 1991 il presidente della Repubblica Francesco Cossiga, lo nomina senatore a vita.

Giulio Andreotti alla scrivania, Istituto Luigi Sturzo

L’archivio storico dell’Istituto Luce è un testimone d’eccezione della sua lunga e intensa attività politica documentando in 837 filmati e 1955 fotografie, per un totale di 2792 schede, la presenza dell’esponente democristiano nella vita sociale, politica, culturale del Paese. Il mondo dell’informazione filmata, che dipendeva dalle leggi sul cinema, seguì con interesse sin dall’inizio le attività dell’intraprendente Andreotti che già nel 1947 si era insediato nell’Ufficio centrale per la cinematografia della Presidenza del Consiglio.

Quanti hanno riso e sghignazzato dinanzi al fascista qualunque di ‘Anni difficili’ e non si accorgevano di ridere di se stessi”: è una delle “disordinate impressioni” scritte a mano il 24 agosto del 1949 da un giovane Andreotti, allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel V governo De Gasperi, inviate allo statista democristiano in vacanza in Valsugana e conservate nell’archivio personale donato da Andreotti all’Istituto Luigi Sturzo.

Se l’Archivio storico Luce è ormai una realtà consolidata nei media tradizionali e nella comunità di internet meno diffusa è la conoscenza degli scritti e dei discorsi conservati dall’Istituto Luigi Sturzo, recentemente pubblicati anche su Internet Culturale. L’Istituto Sturzo, offre da tempo percorsi di approfondimento proponendo anche una selezione della documentazione conservata. Tra le carte di grande interesse proposte online ci soffermeremo sugli appunti manoscritti nell’estate del 1949, qualificate dallo stesso Andreotti come “disordinate impressioni”. Il commento del politico democristiano al film di Luigi Zampa presentato alla mostra del cinema di Venezia il 3 settembre 1948 – sugli anni difficili del travet municipale Aldo Piscitelli costretto ad indossare la camicia nera per mantenere un modesto impiego – mostrava indulgenza per quel popolo italiano che aveva affidato il proprio destino al fascismo e la cui raffigurazione cinematografica aveva provocato reazioni contrastanti tra intellettuali e critici. Lo raccontava su Il Popolo (anche questo disponibile online) il critico cinematografico Mario Ungaro, il 5 settembre 1948: “[…] è doveroso anche dire – in polemica con quanti accusano il film di essere denigratore della nostra dignità – che esso è anzitutto una commedia del costume di allora, e come tale all’apparenza comica e satirica, ma nella realtà di una cruda amarezza

Il commento di Andreotti fa parte di 22 fogli di appunti sulla propaganda inviati a De Gasperi. Essi offrono uno sguardo attento sulla società italiana dell’immediato dopoguerra, sul rapporto con il fascismo, con le nuove istituzioni, con la neonata Costituzione. Il punto di vista è analitico e operativo al tempo stesso, poiché le riflessioni servono tra l’altro a individuare una strategia di comunicazione in grado di agire sulla coscienza nazionale per rafforzare le basi democratiche della Repubblica nei primi anni di vita. La propaganda va ben studiata dunque poiché la democrazia non è un prodotto da vendere, all’interno e all’estero, come un rasoio elettrico o una coca cola. E’ necessario inoltre “conoscere bene il carattere e i gusti dei ceti cui la propaganda si dirige per non parlare un linguaggio incompreso e, d’altro canto, per non essere schiavi dei pregiudizi che presso ogni ceto si annidano” (osservazioni illuministe se lette oggi, in tempi dominati da ceti politici votati al populismo più spinto). Mostra realismo e pragmatismo quando invita a non forzare i tempi nella costruzione della cittadinanza: “chi vuole conquistare il popolo ad una idea deve considerare come esso è e non come si vorrebbe che fosse”, “la Costituzione non è una camicia di forza posta alle esigenze di vita di un Paese”. Andreotti riferisce anche giudizi sferzanti verso uomini politici di primo piano: parla di “ponziopilatismo ridicolo di De Nicola”, di Orlando come “sciagura nazionale”, e così via. “Non giova gridare viva il parlamento per salvare in blocco una classe politica o per dar credito a uomini che da decenni più non lo hanno” né impostare la propaganda per la democrazia “con riferimenti eccessivi al passato”. Sul rapporto tra il popolo italiano, la crisi dello stato liberale e il fascismo Andreotti esprime cautela e cerca gli strumenti per orientare, in modo indulgente (ricorrono le parole delicatezza, garbo…) l’autorappresentazione della società italiana compromessa con il regime. Tutte da leggere le riflessioni sul “patrio carattere”, e quelle sulla propaganda da promuovere contro il fascismo affidate anche a pubblicazioni che “commuovano e illuminino gli italiani” e che “devono mirare non a criticare passivamente il passato” ma a “mettere in guardia contro errori futuri”. Qualche accenno ora alla selezione ed organizzazione dei contenuti della campagna di comunicazione a sostegno del nuovo regime democratico: ai nostalgici delle bonifiche pontine, delle grandi strade come Via dell’Impero occorre mostrare l’efficienza della democrazia che ha lavorato sodo sulla ricostruzione: “occorre che questa parola RICOSTRUZIONE ricorra sempre, nei discorsi, nei giornali, alla radio”. Andreotti elogia l’attivismo dei cinegiornali nella propaganda sulle opere pubbliche ricostruite e invita il Presidente del Consiglio ad inaugurare “ogni tre mesi al massimo” un’opera pubblica rilevante con una pubblicità che può anche dispiacere – ed anzi dispiace a chi ne è protagonista ma è di importanza essenziale per il fine”. “Robustezza”, “gentilezza”, “comprensione” sono i comportamenti pubblici che, secondo Andreotti, conquistano la pubblica opinione. Interessante anche il riferimento alla propaganda per la giustizia sociale: “è indispensabile che si possa dire l’industriale x paga 500 milioni di imposta straordinaria, l’industriale y che aveva tentato di frodare la Finanza paga due miliardi di penalità e arretrati”…


Diversificati e pervasivi i media individuati per la realizzazione delle campagne di comunicazione in programma: radio, stampa, libri, cortometraggi (nel comitato consultivo istituito per il sottosegretariato si inserirà un rappresentante della Rai, uno della Incom, uno della Spes) conferenze stampa, radioconversazioni… La Incom – la società cinematografica produttrice dei cinegiornali della Repubblica – interpreterà in modo impeccabile, zelantemente, nella propria linea editoriale, le linee di comunicazione politica indicate dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, producendo una “narrazione” del Paese e della società italiana priva di conflitti, “garbata” e “delicata” per dirla con il leader DC.
Le impressioni sono tutto fuorché “disordinate”: si consiglia vivamente la lettura diretta e integrale di tutto il documento, ricco di informazioni sulla società italiana, sulla classe dirigente al governo, sul grande dirigente democristiano, sulla sua prosa.

La nostra Repubblica nasce con Andreotti. Il primo presidente della Repubblica eletto dal Parlamento nato dalla Costituzione, Luigi Einaudi, giunse il 12 maggio 1948 alle 18.30 al Quirinale per insediarsi a bordo della macchina scoperta ed “aveva a lato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio On. Giulio Andreotti”: il diario storico del Presidente, consultabile integralmente online grazie all’Archivio storico del Quirinale, scandisce la giornata. Con una ricerca generica scopriamo che il nome di Andreotti ha più di 800 occorrenze nell’archivio digitale, tra diari storici, discorsi dei Presidenti, comunicati della Presidenza del Consiglio…
Ne’ vogliamo dimenticare interventi, disegni di legge presentati da Andreotti deputato, consultabili nel portale storico della Camera dei deputati o le 2118 registrazioni presenti nell’archivio sonoro di Radio Radicale, dal 10 novembre 1976 all’11 maggio 2009.


In apertura la Settimana Incom n. 68 del 18 luglio 1947, Ricostruzione: case per i “senza tetto”.

All’interno La Settimana Incom n. 328 del 24 agosto 1949, Colle Sella: vacanze De Gasperi; la Settimana Incom n. 677 del 24 novembre 1951, Affermazioni della cinematografia italiana.

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