7 gennaio 2020: è online l’archivio digitale di Vico Magistretti

La Fondazione studio museo dà il via alle attività per celebrare il centenario della nascita
di 10 Gennaio 2020 1
Quartiere Pirelli, Cinisello Balsamo

Non solo gli oggetti  progettati dall’architetto ma l’intero processo creativo raccontato dai documenti d’archivio, non solo le opere di edilizia pubblica e privata ma gli elaborati grafici e fotografici, i disegni tecnici e gli schizzi custoditi nello studio museo: in una parola è l’intero patrimonio di oggetti e progetti di design e di architettura ad essere consultabile da tutti gli utenti del web , appassionati o studiosi, nel nuovo portale pubblicato il 7 gennaio scorso dalla Fondazione studio museo Vico Magistretti all’indirizzo https://archivio.vicomagistretti.it

Il lavoro che ha prodotto il portale – si legge nel sito – “è partito dalle opere di Magistretti, sia di architettura che di design, rispettando il criterio con cui lo studio aveva organizzato l’archivio durante la sua attività: non è propriamente quindi la schedatura dell’archivio, bensì la schedatura dei progetti di Magistretti attraverso i materiali archivistici”.

Realizzato grazie al contributo di Fondazione Cariplo, sviluppato da regesta.exe in collaborazione con hstudio di Alessandro Antonuccio per il disegno grafico dell’interfaccia, l’archivio digitale di Vico Magistretti (Milano, 6 ottobre 1920 – 19 settembre 2006) rende disponibili online 482 progetti (310 di design, 172 di architettura) con oltre 30.000 oggetti digitali tra disegni tecnici, schizzi, relazioni di progetto, ritagli di riviste e quotidiani, appunti e note.  

“Sono state valorizzate le relazioni che l’archivio testimonia tra i progetti di architettura e di design, rompendo le rigide gabbie che per consuetudine chiudono Magistretti ora nella sua attività di architetto ora di design”(Rosanna Pavoni)

“Sono state valorizzate le relazioni che l’archivio testimonia tra i progetti di architettura e di design, rompendo le rigide gabbie che per consuetudine chiudono Magistretti ora nella sua attività di architetto ora di design; sono stati fatti emergere i rapporti e le collaborazioni con altri professionisti e con le aziende che per decenni hanno affiancato Vico”, si legge nella presentazione del portale a firma di Rosanna Pavoni, direttrice scientifica della Fondazione.

Tra gli elementi qualificanti del progetto di archivio digitale la centralità delle relazioni tra le diverse fonti, la possibilità di seguire con la navigazione l’intero percorso progettuale dell’opera. Le schede di progetto sono ricche di informazioni e di splendide immagini provenienti dall’archivio storico, di collegamenti (alla bibliografia, alle tante risorse digitali disponibili) e di suggerimenti (correlazioni ad oggetti dello stesso produttore o della stessa tipologia per il design, stessa tipologia e stessi anni per l’architettura).
Altro punto forte del sito è la disponibilità di immagini, rilasciate (generosamente, una rarità!) con licenza CC BY-NC-ND 4.0: le riproduzioni di quei meravigliosi schizzi che Magistretti tracciava schermendosi  – “non so disegnare”, ripeteva! –  si possono dunque utilizzare rispettando alcuni vincoli (citare la fonte, distribuire eventuali ri-usi con la stessa licenza del materiale originario).
I percorsi messi a punto dal gruppo di lavoro – Rosa Chiesa, storica del design, Maddalena Dalla Mura, storica del design, Ali Filippini, storico del design, Maria Manuela Leoni, storica dell’architettura, coordinati da Margherita Pellino, responsabile dell’archivio storico Fondazione Vico Magistretti – sono chiari ed immediati consentendo al pubblico non specialistico, attraverso sintesi davvero efficaci e una navigazione funzionale, di conoscere i diversi aspetti della progettualità di Magistretti.

Negli anni del secondo dopoguerra, gli anni della ricostruzione, “la casa popolare è anche il primo campo di applicazione progettuale di un giovanissimo Magistretti che, poco dopo la laurea, esordisce con il progetto della case per i Reduci d’Africa al QT8, costruite insieme a Eugenio Gentili Tedeschi e Paolo Chessa”: il percorso L’edilizia popolare secondo Magistretti ci introduce ai primi progetti abitativi dell’architetto. 


Facciamo una breve sosta nel nostro viaggio all’interno dell’archivio digitale Vico Magistretti per un salto nel portale dell’Archivio storico dell’Istituto Luce dove è possibile visualizzare, grazie ai cinegiornali Incom della Repubblica, il contesto in cui nasce il quartiere sperimentale modello QT8 promosso dalla Triennale di Milano nel ’47: la Settimana Incom n.52  ci mostra il commissario straordinario Piero Bottoni tra tavoli e plastici di progettazione del nuovo villaggio, mentre  qualche anno più tardi –  è il 1954 – un altro servizio del cinegiornale (il n.1059)  ci racconta  la posa della prima pietra della Chiesa di Santa Maria Nascente nel quartiere QT8, realizzata da Magistretti insieme a Mario Tedeschi.

sono online 482 progetti (310 di design, 172 di architettura) con oltre 30.000 oggetti digitali tra disegni tecnici, schizzi, relazioni di progetto, ritagli di riviste e quotidiani, appunti e note

Ora rientriamo nel portale dedicato a Magistretti per proseguire il nostro cammino. Un altro itinerario approfondisce la realizzazione di alloggi modello, offerti con mobili economici in serie: la casa per tutti, titola la rivista Abitare nel 1968 per illustrare il progetto di Magistretti, ideata “in base ai bisogni dell’uomo, indipendentemente dalla sua situazione economica”. Per l’architetto designer la produzione in serie di alloggi sempre uguali non è un limite, ma una garanzia di qualità dello standard abitativo di queste tipologie domestiche. Nell’intervista rilasciata a Vanni Pasca in occasione di una mostra allestita nel 1997 nel Salone del Mobile di Milano,  Magistretti sottolinea che a lui la tecnologia piace perché permette la produzione di serie: “ io non sono mai stato capace, anche nei primi tempi del mio lavoro, di fare il salotto per la contessa […]Questa è forse la grande differenza tra  la mia generazione e quella che ci ha preceduto [… ]Hanno disegnato molto, ma per il singolo. Io non sono capace di farlo”. Magistretti cita la sedia Carimate, al centro di un altro percorso del portale –  “Dal pezzo unico alla serie – ,  tra i primi oggetti di Magistretti designer. L’itinerario illustra un altro tema centrale nel suo percorso professionale: “il connubio tra progetto di architettura e oggetto di design che, stante la formazione di Magistretti in quel Politecnico di Milano che insegnava all’epoca l’unità delle due discipline, sono viste come frutto dello stesso percorso creativo. Ne sono esempio” – scrivono gli autori – “moltissimi progetti in cui l’involucro edilizio è popolato da preziosi prototipi realizzati in chiave artigianale che, una volta dimostrata la propria funzionalità, vengono trasformati in pezzi prodotti in serie e, spesso, in veri e propri intramontabili best seller del made in Italy”.

Carimate. Sedia| sedia con braccioli| sgabello| panca

E’ il caso della sedia protagonista del progetto d’interni per il ristorante del Golf Club di Carimate, che si trasformerà nel 1962, con Cassina produttore, in un sistema che prevede numerose rivisitazioni iniziali diventando anche la sedia più amata dalla Swinging London degli anni Sessanta. La Carimate nasce a sua volta da una rilettura della tradizione della seduta anonima in paglia, un’interpretazione che poggia su solide convinzioni: “A me piace molto ritrovare negli oggetti che disegno l’impronta di qualcosa di lontano nel tempo” […] Sono stato sempre attento agli oggetti di tradizione anonima. Mi interessa non dimenticare la storia, ridisegnare eccellenti modelli tradizionali, per non lasciarli morire come specie in via di estinzione. Modificati per le nostre esigenze, riportano nel presente un ricordo che altrimenti si perderebbe: è un po’ come, in architettura, l’attenzione alle ‘preesistenze ambientali”.

Eclisse lampada/da tavolo

Nell’ideazione della lampada da tavolo Eclisse, Compasso d’Oro nel 1967 per “l’alto valore progettistico-estetico” e per la “possibile diffusione di massa” (sono le motivazioni della giuria) è il ricordo delle lanterne dei ladri, la lanterna cieca di Jean Valjean de “I Miserabili”, con la luce interna e uno sportello che si apre e si chiude,  a far scattare la scintilla creativa: si guardano le cose con occhi nuovi, ci spiega il percorso. Ma il processo ideativo non si chiude lì: “La cosa che mi affascina è pensare di avere, seppure in misura minima, influenzato la vita di molta gente, molta di più che non progettando architetture. Una persona compra una casa per tante ragioni, ma quando quello stesso signore entra in un negozio, vede l’Eclisse, la compra e se la porta a casa, in quel momento diventa un progettista lui stesso”. 
E chissà quanti progettisti nasceranno sul web incantati dagli strabilianti schizzi –  indagini nell’essenza degli oggetti  – del grande designer italiano messi a disposizione di tutti dalla Fondazione Magistretti.


L’intervista di Vanni Pasca è tratta dal volume pubblicato in occasione della mostra Vico Magistretti. Lo studio del genio presso l’Istituto italiano di cultura di Parigi nel 2014.

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