Il nostro 25 aprile

di 25 aprile 2018 0

Volge alle donne con Libere, il bel documentario di Rossella Schillaci prodotto dall’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza dedicato al ruolo delle donne nella Resistenza italiana. Il film – disponibile integralmente online su Vimeo –  racconta, con le voci delle protagoniste,  “cosa  ha significato quel periodo di lotta,  combattuta insieme agli uomini ma anche e soprattutto per la loro stessa liberazione”.
Un filo rosso sotterraneo lega queste voci ai tanti racconti delle donne intervistate da Silvana Profeta ed Emanuela Mazzina per l’indagine sull’immaginario femminile alla vigilia del voto del 2 giugno 1946 “Senza rossetto“.

Per concludere questo 25 aprile visto dalle donne, lasciamo la parola alla giornalista e scrittrice Anna Garofalo, che per la PWB (l’ufficio anglo americano di controllo su stampa e propaganda nei paesi di occupazione militare alleata) condusse a Roma dal ’44 una trasmissione radiofonica dedicata alle donne, a cui veniva finalmente data voce per la prima volta. Leggiamo le sue parole come un controcanto, guardando il bel video di Roland Sejko, Vincitori e vinti, tratto dalla videoinstallazione allestita dall’Archivio Luce alla mostra sull’Immaginario italiano, e pubblicato nel nuovo portale, nello spazio dedicato alla Liberazione (“Flash di memoria visiva, impressa per la maggior parte nelle pellicola dei soldati alleati, un collage di folle e di singoli volti,  di soldati,  di civili, di partigiani, di vincitori,  di vinti. Sullo sfondo le voci  delle radio italiane, tedesche, inglesi, dall’armistizio fino all’annuncio che il mondo era cambiato: “La guerra è finita”).
I sorrisi di queste immagini di festa e liberazione stavano sconvolgendo drammaticamente la società italiana, i rapporti affettivi e di potere consolidati tra uomini e donne, l’identità maschile e femminile: “Ripenso all’alba del 5 giugno, quando mi svegliai a un fragore di ruote e di applausi. Sotto le mie finestre sfilava una interminabile teoria di carri armati anglo-americani pieni di fiori e di bei ragazzi abbronzati, ben vestiti, sorridenti. Dalle case deste uscivano a ondate le ragazze vestite in fretta, capelli sciolti, occhi lucenti e si precipitavano verso quei carri, si aggrappavano a quelle spalliere, offrivano sorrisi, strette di mano, fiori ai vincitori. Anche i giovani erano usciti dalle case, applaudivano e gridavano, ma nei loro occhi si leggeva che essi invidiavano agli alleati quelle accoglienze, quell’entisuasmo di donne e si sentivano trascurati, messi da parte. Erano pallidi per i lunghi mesi di segregazione, di rischi e portavano abiti lisi, spiegazzati. Non erano solo cittadini di un paese sconfitto, ma uomini umiliati agli occhi delle donne. Quei ragazzi sui carri armati arrivavano in un alone di gloria, di potenza. Erano cittadini di un paese ricco e giovane, rappresentavano la fine di un incubo, la speranza di una vita migliore. E le donne stanche delle file, della borsa nera, del carburo, delle suole di sughero, guardavano a loro per sentirsi ancora giovani e belle, per riuscire a dimenticare”…
Dunque una Liberazione che risuona di mille voci e di mille storie, che i bollettini e le trasmissioni di guerra non riescono a raccontare.


La citazione è tratta da L’Italiana in Italia, di Anna Garofalo, pubblicato nel 1956  per Laterza. L’immagine a colori è tratta dal sito di Lab 80 film, che distribuisce il documentario Libere

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