Arrivi e partenze

In accordo con You Tube ed Archivio Luce la nostre attualità bisettimanali sui materiali dell’Archivio Luce. Rapide incursioni tra i cinegiornali in occasione di ricorrenze e fatti
di 19 Gennaio 2013 0

Il  21 gennaio sbarca in anteprima a Milano  “Anija”  (“La nave”)  film sull’esodo albanese degli anni Novanta prodotto da Cinecittà Luce e firmato da Roland Sejko.  Il paese delle aquile, ambita preda della politica coloniale italiana già dagli anni Dieci,  è naturalmente ben presente nei cinegiornali del fascismo prima e dopo l’occupazione  del ’39. La proiezione  sarà dunque  spunto per un piccolo viaggio nell’archivio Luce sul tema dell’immigrazione; ci soffermeremo, più che sugli aspetti politici, sull’immagine dell’altro (l’albanese, l’immigrato del miracolo economico) costruita dai cinegiornali di attualità.

Innanzitutto incontriamo, e presto, gli arbëreshe, gli albanesi che, in fuga dall’impero ottomano a partire dal XV secolo, si stabilirono in Italia.  Il Giornale Luce è nato nel 1927 e nel settembre del 1928, due settimane dopo la proclamazione di Ahmed Zogu a re di Albania,  le cineprese Luce riprendono le “bellissime donne albanesi”  – recita La Stampa del 15 settembre  –    di Piana dei Greci  vincitrici di un concorso sui costumi a Venezia e accolte dal Duce nei giardini del Viminale. Ci si sposta dall’altra parte dell’Adriatico, a Scutari nel 1931, per familiarizzare il pubblico italiano con i  tipi e i  costumi di Scutari.  Il paese è sempre più sotto l’influenza italiana e il servizio del ’36 mostra i frutti della modernizzazione impressa dal nostro Paese: le ragazze di un istituto femminile di Tirana mostrano abiti occidentali e ricevono un’educazione “consone allo spirito della nuova Albania”.

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Ad un cinegiornale dell’Albania occupata – anzi “rigenerata dal fascismo” come dice lo speaker nel settembre del 1939 – il compito di avvicinare le due sponde : nella fiera del Levante le sale del castello Svevo presentano le opere realizzate da 13 pittori albanesi e 22 italiani  per il primo concorso nazionale d’arte Premio Albania. L’isolamento delle aree interne spiega le resistenze.  “Quantunque le usanze occidentali siano già state da tempo adottate nelle città” speciali riti “reggono” nelle zone montane dell’Albania: ecco un matrimonio musulmano, considerato un contratto di acquisto (siamo nel 1940).  Ad un albanese di fama è affidato il saluto dell’Urbe ai combattenti nel 1942: i soldati sintonizzano le radio per ascoltare la voce di Trilussa e le note di Tito Schipa, il grande tenore arbëreshe. E passiamo ai cinegiornali dell’Italia democratica, che guardano  con simpatia paternalistica le antiche comunità.  Almeno fin quando non vorranno celebrare i fasti della modernizzazione .

Partendo da  “Anija”  (“La nave”)  film sull’esodo albanese degli anni Novanta prodotto da Cinecittà Luce e firmato da Roland Seiko faremo un piccolo viaggio nell’archivio Luce sul tema dell’immigrazione, alla ricerca dell’immagine dell’altro (l’albanese, l’immigrato del miracolo economico) costruita dai cinegiornali di attualità

Purtelja së Jinestrës, ovvero Portella della Ginestra: in una delle aree più importanti dell’immigrazione albanese in Italia ha luogo, nel 1947, la prima strage della Repubblica. La Camera dei deputati documenta l’infuocato dibattito che risuonò nell’aula dell’assemblea Costituente all’indomani dell’eccidio, nel corso dello svolgimento delle interrogazioni presentate con richiesta d’urgenza. La piccola località assurge dunque agli onori della cronaca e un servizio del 1951 racconta, con il sopralluogo della corte di assise di Viterbo, una delle tappe di un’inchiesta giudiziaria che si concluderà definitivamente solo nel 1960.  Lembo di Albania a 24 chilometri da Palermo Piana degli Albanesi nel 1955  fa rivivere, in occasione della pasqua,  antiche usanze popolari: le donne indossano costumi greci  e “pare che il tempo si sia fermato a 5 secoli fa” .  Ma c’è un’aria di famiglia nel sud Italia degli anni Cinquanta e anche a San Giovanni in Fiore, paese del cosentino dedito alla fabbrica di tappeti, attraversato dalle “pacchiane”  – contadine in abiti tradizionali –  l’orologio si “è fermato al tempo che Berta filava”. 1963, in un servizio speciale Incom sui problemi della Calabria i toni mutano: il commento elogia  l’intervento quasi miracolistico della Cassa per il Mezzogiorno nella regione e stigmatizza il tempo lento della tradizione e delle antiche comunità albanesi. Molti paesi “vivono ancora come fermi nel tempo” e “vi sono isole linguistiche… dove da 500 anni si parla in lingua albanese. E sono calabresi. Italiani!” urla lo speaker.

L’Italia stava cambiando, il miracolo economico era esploso e i cinegiornali Incom registrano l’esodo verso il nord dei nuovi immigrati, i meridionali. ‘Foglio di via obbligatorio per gli immigrati irregolari’ annuncia la Stampa del… 9 marzo 1955; “Il viaggio della speranza” titolano i giornalisti della Incom nel ‘64.
Ostacoli e resistenze negli arrivi, sogni e determinazione nelle partenze: il viaggio di Anija ha antiche radici.


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