Il viaggio del Presidente in America

di 9 febbraio 2016 0

Il Presidente Mattarella è volato in America, ha reso omaggio alla Tomba del Milite Ignoto al Cimitero nazionale di Arlington e alla tomba di JFK ed ha incontrato Barack Obama.
Il primo Presidente della Repubblica a varcare i confini nazionali (Vaticano a parte) fu Giovanni Gronchi che qui vediamo nello storico viaggio negli Usa, tra febbraio e marzo del ’56, una visita coronata da successo “grazie alla simpatia che Gronchi seppe conquistarsi con i suoi discorsi al Congresso e in altre sedi”, come si legge nel contributo di Alessandro Giacone nel Bimestrale online della Biblioteca del Senato. La politica estera, prosegue Giacone, “fu sicuramente il principale terreno d’azione di Gronchi. Senza essere ostile al Patto atlantico, di cui auspicava un riorientamento verso una maggiore cooperazione economica, lo statista di Pontedera privilegiava una linea (detta “neoatlantista”) che affermasse l’autonomia dell’Italia nel bacino mediterraneo, linea condivisa dal presidente dell’ENI, Enrico Mattei. Nel corso del settennato, Gronchi perseguì tre obiettivi: la valorizzazione del ruolo dell’Italia – entrata all’ONU nel 1955, ma spesso esclusa dai tavoli diplomatici internazionali; la mediazione tra le superpotenze per risolvere i grandi problemi internazionali (in primis, la questione di Berlino e della riunificazione tedesca); l’adozione di una nuova politica nei confronti dei paesi mediorientali”.

Egitto, il Mediterraneo, il Medioriente, l’Occidente, gli Stati Uniti e, per noi, il ruolo di mediazione dell’Italia: ieri come oggi al centro di colloqui e dell’iniziativa politica. Allora – nel 1956 – lo scoppio della crisi di Suez seguita alla nazionalizzazione del canale da parte del Presidente della Repubblica egiziana Nasser, provocò uno scontro politico-istituzionale tra Presidenza della Repubblica e governo italiano: mentre l’esecutivo, guidato da Antonio Segni, cercava, nel contesto della guerra fredda e dei movimenti anticoloniali, un difficile equilibrio tra gli interessi e le posizioni di Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti… Gronchi scriveva, nel marzo del ’57, una lettera riservata al Presidente americano Eisenhower per promuovere, sulla crisi, consultazioni speciali tra i due Paesi. “Ma a Palazzo Chigi, allora sede del ministero, la lettera venne bloccata. Anziché inviarla a Washington, il segretario generale Alberto Rossi Longhi la fece leggere a Gaetano Martino e questi la dette ad Antonio Segni, presidente del Consiglio”.  Il governo, sintetizza Sergio Romano “non volle fare il postino del Quirinale”.

Una curiosità: proprio nei giorni in cui avveniva lo scontro tra esecutivo e presidenza (il 17 marzo) il Ministro del commercio con l’estero  – Bernardo Mattarella, padre di Sergio – rientrava dagli Stati Uniti.
In anticipo rispetto alla tabella di marcia per l’annullamento di colloqui già fissati con l’amministrazione americana… Erano anni difficili nei rapporti con gli Usa anche per l’attivismo di Enrico Mattei proprio sullo scacchiere mediterraneo (ecco il cinegiornale sul lavoro italiano a Suez, pubblicato il 2 agosto 1956, a ridosso della nazionalizzazione) e mediorientale – l’accordo petrolifero con l’Iran, tra Eni e National Iranian Oil Company, è del 14 marzo 1957. Ma questa è un’altra storia…

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