Bologna: una città per gli archivi

Un nuovo portale racconta la storia della città
di 15 Aprile 2013 0

“Porta S. Donato (Zamboni), esterno, nel gennaio 1902″ – tratta dall’archivio fotografico di Raimondo Ambrosini

La memoria è essenziale. Nella lotta politica la peggiore delle sanzioni era la damnatio memoriae. Nella memoria una collettività ritrova la basi della propria identità. E trova un modo per rilanciare il proprio futuro“.

Con queste parole Marco Cammelli, presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, ha presentato ieri, insieme a Fabio Roversi-Monaco, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, il portale Una città degli Archivi, che le due Fondazioni hanno promosso con un progetto avviato nel 2007 e un investimento complessivo di 6 milioni di euro, per conoscere, descrivere e valorizzare il patrimonio documentale otto-novecentesco della città di Bologna.

regesta.exe ha partecipato sin dall’inizio al progetto, che utilizza, per tutte le attività di descrizione, ordinamento, inventariazione e digitalizzazione, la piattaforma documentale xDams. Quasi 60 gli archivi già pubblicati online su oltre 230 inventari in lavorazione, 80 gli archivisti impegnati nei riordinamenti e nelle descrizioni, 48.000 le riproduzioni digitali, 38.000 le voci di indice raccolte in thesaurus. Sono questi i numeri principali che illustrano l’ambizione degli obiettivi e la complessità dell’intervento realizzato finora.

Localizzare gli archivi pubblici e privati dell’area cittadina, creare relazioni orizzontali e trasversali tra oggetti differenti (documenti cartacei, materiale audio e video, manifesti, fotografie)nel rispetto dei fini istituzionali dei soggetti conservatori, sono i principi che hanno ispirato il progetto. Le modalità di accesso alle informazioni e alle riproduzioni digitali dei documenti (non solo materiale cartaceo ma anche video, fotografie, materiale sonoro e manifesti) sono molteplici: la ricerca semplice e avanzata, la navigazione della struttura gerarchica degli archivi e delle relative schede descrittive, le mostre virtuali quali focus su particolari percorsi tematici, le parole chiave trasversali a tutti gli archivi.

i numeri del progetto: 60 gli archivi pubblicati online, oltre 230 gli inventari in lavorazione, 80 gli archivisti impegnati, 48.000 le riproduzioni digitali, 38.000 i lemmi  raccolti nel thesaurus

 Non sono però i meri dati quantitativi, pur così significativi, o le sole caratteristiche tecniche, a dar conto della rilevanza degli obiettivi raggiunti. Rendere accessibili fonti documentarie e iconografiche spesso celate e sconosciute, raccogliere e integrare archivi finora dispersi e isolati per costruire quello che il Soprintendente archivistico della Regione Emilia-Romagna, Stefano Vitali, ha definito “un vero e proprio archivio virtuale della città”, rappresentano forse il principale elemento di novità del progetto. Le carte, i manifesti dell’Antoniano dei frati minori di Bologna  – l’Antoniano” il cui nome è associato nella nostra memoria in modo indelebile allo Zecchino d’oro – i documenti dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, della Camera del Lavoro di Bologna, i film amatoriali privati raccolti dall’Associazione Home Movies: sono alcuni esempi di archivi e materiali descritti e ricercabili in un comune sistema di documentazione.

Il progetto, attraverso xDams, condivide, con Ibc archivi e l’Archivio di Stato di Bologna,  metodologie, strumenti, pratiche di trattamento delle informazioni. L’Emilia Romagna è  un ecosistema virtuoso della memoria pubblica restituita agli utenti

L’iniziativa delle Fondazioni bolognesi si è sviluppata in stretta collaborazione con tutti i soggetti istituzionali e privati che a Bologna e in Emilia Romagna si occupano di archivi, dalla Soprintendenza all’Istituto per i beni culturali all’Archivio di Stato. E con questi istituti condivide metodologie, strumenti, pratiche di trattamento delle informazioni. Il progetto, quindi, arricchisce un panorama già molto dinamico (con gli oltre 200 inventari disponibili sul portale IBC archivi e il sito dell’Archivio di Stato di Bologna, che proprio in contemporanea è stato pubblicato in una veste totalmente nuova). E da questo contesto è a sua volta alimentato e sostenuto. La capacità di tutti i vari protagonisti di cooperare, fare sistema, l’integrazione di fonti e materiali diversi, lo scambio di conoscenze e competenze caratterizzano un ecosistema virtuoso, come ha ricordato Alessandro Zucchini, direttore dell’Istituto dei beni culturali Emilia-Romagna. E aprono la strada a successive integrazioni anche in ambiti disciplinari diversi.

Non resta che augurare a tutti buona navigazione!

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