Fabbricato in Italia

di 19 ottobre 2016 0

Oggi, nella “Giornata ProGrammatica””, un evento creato da Radio tre all’interno della “Settimana della lingua italiana nel mondo” per valorizzare la conoscenza della nostra lingua e il “Made in Italy”; e mentre Sorrentino, Benigni, Cantone,  Armani, Giannotti, Nicolini, Antonelli, Vio sono stati designati dal presidente del Consiglio Renzi a rappresentare il Made in Italy alla cena con il Presidente Obama organizzata dalla Casa Bianca per accogliere il premier in visita a Washington, si parla e si discute di creatività ed “eccellenza” italiana.  Dunque registi, imprenditori della moda, scienziati, sportivi, magistrati, politici, manager della cultura: il meglio del Belpaese è lì, tra quei nomi, secondo la classe dirigente italiana. Nomi scelti con qualche connotazione particolare perché il magistrato della delegazione appartiene ad un’autorità anticorruzione, la giovane sportiva ha vinto alla paraolimpiadi, il politico è una donna ed è emersa nella classe dirigente locale per aver saputo affrontare l’emergenza dell’immigrazione. victoria
Uno sguardo al passato ci permette di approfondire l’immagine del “Made in Italy”, di compiere qualche raffronto, e di rivivere i successi degli anni Cinquanta, quando con orgoglio i giornalisti della Incom  – sempre allineati alla visione della classe dirigente del tempo –  raccontavano la storia di un Paese che aveva compiuto in pochi anni passi da gigante. Le distruzioni della guerra sono alle spalle e il lungometraggio dell’aprile ’53 mostra come il Paese abbia raggiunto velocemente l’eccellenza.

La pubblicazione del documentario giunge a ridosso di uno scontro furibondo nel mondo politico per l’approvazione definitiva della legge di riforma elettorale – la cosiddetta legge truffa: la revisione dei meccanismi di elezione della classe dirigente aveva provocato le dimissioni del presidente del Senato Paratore, dibattiti accesissimi (corsi e ricorsi della storia?) giunti allo scontro fisico in aula (il ministro Pacciardi rimase leggermente ferito, la Malfa fu schiaffeggiato da Lussu).

Oggi, nella “Giornata ProGrammatica”” della nostra lingua e per la valorizzazione del Made in Italy, protagonista anche a Washington con  la visita ufficiale del Presidente Renzi, si parla e si discute di creatività ed “eccellenza” italiana. Uno sguardo al passato ci permette di approfondire l’immagine del “Made in Italy”, di compiere qualche raffronto, e di rivivere i successi degli anni Cinquanta

Per ripercorrere la storia della riforma elettorale, i dibattiti in aula, si consulti il portale storico della Camera che riassume in una scheda l’iter a Montecitorio (“il disegno di legge fu presentato alla Camera il 21 ottobre del 1952 dal Ministro degli interni, Mario Scelba, nel corso della discussione, che vide intense ed animate sedute, furono presentati 132 ordini del giorno e circa 1700 emendamenti; la seduta del 18 gennaio durò ininterrottamente per tre giorni e tre notti. Alla fine la Camera, dopo 280 ore di dibattito, votò il disegno di legge con 339 voti a favore e 25 contro (MSI, PNM e dissidenti); i comunisti ed i socialisti non parteciparono al voto”).

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Ora passiamo brevemente in rassegna i punti forti dello sviluppo italiano individuati dagli obiettivi della Incom:  la stazione Termini, divenuta la più grande stazione d’Europa, inaugurata nel dicembre 1950 e lo Stadio Olimpico, risistemati dopo la guerra grazie alla creatività degli architetti italiani; le acciaierie di Cornigliano, mito positivo dell’Italia industriale in crescita, i metanodotti e la politica di Mattei (l’Eni era appena nata) dunque l’affermazione dell’impresa pubblica e del perfetto imprenditore;  le numerose fiere ed esposizioni, palcoscenico per lo sviluppo agricolo ed industriale; lo sport con Ascari che corre su un altro marchio italiano, la Ferrari, indossando tute Pirelli; la carrozzeria Ghia, che disegna profili per la Chrysler, e poi la moda italiana, lanciata nel 1951 da Giovan Battista Giorgini a Villa Torrigiani con le sorelle Fontana, Germana Marucelli, Emilio Pucci e ancora l’ingegneria, con la diga più alta d’Europa, la motonautica, il motomondiale, il ciclismo di Bartali e Coppi, vincitore del  Giro d’Italia e del Tour de France nel ’52; è il chirurgo Achille Mario Dogliotti, con la sua macchina cuore polmone a rappresentare l’Italia della scienza; e ancora, l’artigianato  nazionale emerge con la tradizione manufatturiera, la lavorazione dei tessuti e l’arte della ceramica salernitana.
Ci sono poi le macchine, quelle da scrivere della Olivetti, quelle a  doppio cilindro per la produzione di calze. Ovviamente l’Italia è protagonista con il mondo del cinema, con i teatri di posa di Cinecittà, le maestranze, i volti di Loren, Magnani, l’oscar di De Sica; frutta e marmellate per l’Italia del cibo, e la Vespa, 400 esemplari esportati al giorno nel ’52 ma pronta a decollare nel mercato americano dopo l’uscita di Vacanze romane (riproiettato ieri alla Festa del cinema per un omaggio a Gregory Peck).

Per Forbesto the outside world the Vespa soon came to stand for all things Italian: romance, freedom, rebellion and, of course, style”. Insomma ecco “come ci vedeva il mondo”, per parafrasare un altro numero speciale della Incom, proiettato pochi mesi prima di Made in Italy, nel  dicembre del 1952. Oltre i prodotti industriali venduti all’estero – la lambretta, le macchine per il caffè Arduino, i modelli fiat della Topolino – e quelli culturali (la narrativa, l’opera) oltre lo sport, il cinegiornale rendeva omaggio alla classe politica italiana espressa dall’allora Presidente del Consiglio Alcide de Gasperi, promotore del ruolo internazionale ed europeo del nostro Paese.

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