Una scommessa sul futuro

Nuovi strumenti per descrivere e pubblicare contenuti digitali con xDams
di 28 novembre 2017 0

Silicon Valley

Sono passati trent’anni da quando, nel dicembre del 1987, lo SRI – NIC (Network Information Center) affidava al CNUCE di Pisa (Centro nazionale universitario di calcolo elettronico, divenuto attraverso vari passaggi nel 1997 Istituto di Informatica e Telematica del Cnr) la gestione del dominio.it; dopo il primo nome a dominio cnuce.cnr.it sono stati creati oltre tre milioni di domini con questo suffisso: un piccolo indicatore della grande espansione che in questi decenni ha avuto Internet in Italia e nel mondo.

Eppure, a fronte di questo impetuoso sviluppo quantitativo, non mancano fattori di crisi, tanto da portare Tim Berners-Lee a dichiarare, in una recente intervista al Guardian: “The system is failing”. La creazione di artificiose barriere alla circolazione dei contenuti; le violazioni ai principi della net neutrality, testimoniati dal radicale cambio di strategia annunciato dalla FCC (Federal Communications Commission) sotto la guida del nuovo chairman scelto da Trump, Ajit V. Pai; la capacità di profilazione minuta di bisogni, preferenze, orientamenti degli utenti, utilizzata per aggressive pratiche commerciali o per sostenere campagne mirate di disinformazione e propaganda; il ruolo sempre più pervasivo e incontrollabile di pochi grandi player che agiscono in un regime di sostanziale monopolio come veri e propri “signori del silicio”, secondo l’efficace espressione di Evgenij Morozov: sono questi i freni che possono oggi minare le possibilità di crescita di Internet e del Web come piattaforma di condivisione “radicalmente aperta, egualitaria e decentralizzata” (da Wired UK).

Several Circles, Wassily Kandinsky, 1926

In questo contrasto tra potenzialità e rischi trovano conferma, secondo noi, le ragioni che ci hanno spinto nel 2012 a rilasciare la piattaforma archivistico-documentale xDams in versione Open Source (Le ragioni di una scelta: xDams Open Source ): crediamo che la disponibilità di soluzioni, formati, standard e contenuti aperti rappresenti lo strumento principale per ridare centralità alle esigenze della molteplicità degli utenti rispetto alle decisioni di pochi grandi produttori, il modo per alimentare l’economia digitale attraverso il contributo autonomo e consapevole dei singoli fornitori di contenuti.

Una scelta che ha incontrato in questi anni l’attenzione crescente della comunità ed è stata premiata anche in termini quantitativi. Questi i numeri dal 2012:

  • oltre 5.000 download dalla piattaforma Github;
  • 450 gli archivi e gli istituti culturali che gestiscono i propri archivi e le proprie collezioni digitali con xDams;
  • più di 1.500, infine, le banche dati prodotte con xDams accessibili sul Web.

Questa condivisione ci sostiene nella costante attività che dedichiamo allo sviluppo di questa piattaforma e che ci ha spinto a pubblicare due nuovi strumenti, entrambi rivolti a favorire la pubblicazione degli archivi sul Web.

Il primo è un plugin per WordPress, che consente di pubblicare informazioni e allegati, di diversa tipologia trattati con xDams, sul più diffuso CMS per la creazione di siti Web. Ne parla diffusamente Carlo Bruno, nell’articolo “Open source il plugin per pubblicare gli archivi digitali xDams su WordPress”.

Il secondo è un modulo di ricerca e navigazione per la pubblicazione di archivi storici – alimentata da una procedura di “pubblicazione” dei dati xDams sul motore di ricerca Apache Solr –  che è stato reso disponibile per gli utenti della piattaforma thearchivescloud.com .

Autonomia, interoperabilità, decentramento e apertura sono le parole d’ordine per costruire una presenza consapevole dei fornitori di contenuti culturali sul Web

Questa interfaccia di accesso e navigazione agli archivi xDams è stata adottata dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana nell’ambito del progetto di pubblicazione dell’archivio del complesso monastico di Camaldoli, dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica del Piemonte e della Valle d’Aosta per l’archivio dell’Accademia delle Scienze di Torino, e dall’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Livorno – ISTORECO che ha voluto rendere nuovamente disponibile on line l’inventario dell’Archivio storico del Partito Comunista della Federazione livornese.

Entrambi gli strumenti condividono la stessa impostazione: ad una “black box” che riunisce in un unico ambiente tutte le funzioni di gestione, pubblicazione, valorizzazione di diversi contenuti culturali, abbiamo preferito operare una netta separazione tra i dati e tra gli ambienti di produzione e gestione e quelli di pubblicazione. Per le funzioni di accesso e navigazione abbiamo scelto due soluzioni di larghissima diffusione, come Worpress e Solr, in modo da lasciare la massima libertà a chi volesse usarli, di realizzare anche in piena autonomia tutte le personalizzazioni e integrazioni necessarie a meglio rappresentare il proprio patrimonio.

Siamo sempre più convinti che autonomia, interoperabilità, decentramento e apertura siano le parole d’ordine sulle quali costruire una presenza consapevole dei fornitori di contenuti culturali sul Web.


Ho discusso dei temi sullo stato attuale del Web nel corso del workshop su “Strategie per l’usabilità e il riuso: sistemi, linguaggi, servizi”, nel corso del terzo convegno MAB tenutosi alla Biblioteca nazionale centrale di Roma nei giorni 23 e 24 novembre e dedicato al tema “Comunicare il patrimonio culturale in ambiente digitale: fruizione e riuso”. In allegato le slide del mio intervento.

 

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