“Ma noi ricostruiremo”. In mostra la Milano bombardata del 1943

L’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo dialoga con la città del “lockdown”
di 10 Ottobre 2020 0
Bombardamenti. Via Aurelio Saffi, dettaglio (Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo)

Molto si è distrutto, ma noi tutto ricostruiremo con pazienza e con la più fiduciosa volontà: le parole rivolte al futuro di Antonio Greppi, il sindaco della Milano della Liberazione e della Repubblica (fu primo cittadino dal 1946 al 1951) danno il titolo alla mostra fotografica, promossa da Intesa Sanpaolo, sulla Milano distrutta dalle bombe del ’43 raccontata dagli scatti dell’Archivio Publifoto selezionati da Mario Calabresi, il curatore, e contestualizzati dallo storico Umberto Gentiloni.
È il primo di una serie di viaggi nel patrimonio dell’agenzia fotogiornalistica più importante della storia d’Italia (qui un articolo che ricorda il fondatore, Vincenzo Carrese) acquisito nel 2015 da Intesa Sanpaolo e ora gestito dall’archivio storico dell’Istituto bancario nell’ambito di un progetto di tutela e valorizzazione: l’archivio, con un patrimonio di 7 milioni di immagini ritrae i mutamenti nella società italiana dagli anni Trenta agli anni Novanta ed è un proseguimento ideale della documentazione conservata nella fototeca storica dell’istituto bancario, costituita da 300.000 fotografie in parte risalenti agli ultimi decenni dell’Ottocento.

Dal 9 ottobre al 22 novembre 2020 alle Gallerie d’Italia di piazza Scala a Milano è aperta al pubblico la mostra “Ma noi ricostruiremo”. La Milano bombardata del 1943 nell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

Se l’acquisizione di questo patrimonio è parte di un progetto tutela di un prezioso materiale soggetto a dispersione che prevede la conservazione fisica, la digitalizzazione e la descrizione archivistica del bene culturale, l’esposizione al pubblico attraverso mostre tematiche appartiene alle politiche di valorizzazione promosse da Intesa per restituire ai diversi pubblici – fisico e virtuale, territoriale e nazionale – attraverso la fruizione condivisa del patrimonio, la storia del nostro Paese. Ecco dunque il progetto espositivo di un viaggio a tappe tra le immagini – presto, con l’apertura della quarta Galleria d’Italia a Torino, visibili in un Museo destinato ad ospitare l’archivio di Publifoto – ecco l’investimento nella costruzione di archivi digitali, siti e portali che rendono universale la consultazione dell’intero patrimonio storico di Intesa, e, nel caso delle mostre, danno persistenza ai progetti realizzati. Senza dimenticare l’impegno profuso nell’offerta di dati/beni condivisibili e di fonti di qualità pronti per il ri-uso nello spazio globale dei dati, attraverso l’adozione di tecnologie semantiche per la pubblicazione dei contenuti d’archivio (sull’importante progetto di digital library di Intesa si legga il contributo di Federica Brambilla).

Bombardamenti. Esodo serale dei milanesi dettaglio (Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo)

In occasione dell’esposizione l’archivio storico digitale di Intesa Sanpaolo ha dunque aperto una finestra sull’archivio fotografico di Publifoto attraverso una sezione del portale (l’indirizzo da digitare è https://asisp.intesasanpaolo.com/publifoto/ ) che dà accesso alle mostre allestite temporaneamente: si parte con “Ma noi ricostruiremo”, con 3300 immagini dei bombardamenti, ma si può viaggiare anche all’indietro nel “Paesaggio umano. L’Italia del ‘900”, o finire “Nel mirino – L’Italia e il mondo nell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo 1939-1981”, o fare una sosta nella musica d’autore di “Noi… Non erano solo canzonette… 1958-1982”. Per chi volesse scandagliare in libertà l’archivio e conoscere l’attività dei reporter il viaggio nella banca dati digitale  – gestita, come il portale dell’archivio storico, da regesta.exe attraverso la piattaforma per i beni culturali xDams – può proseguire con una ricerca libera e avvalersi di utili strumenti di navigazione (filtri per autore, luogo, data e soggetto). Analisi del materiale e scelte editoriali hanno poi guidato gli archivisti nell’individuazione di alcuni percorsi di lettura: bombardamento, cronaca nera, disastri, infrastruttura, sport e musica. Una mappa interattiva consente di esplorare l’archivio localizzando reportage e luoghi di ripresa, accedendo alle schede descrittive, alle relative immagini mentre una linea del tempo scandisce cronologicamente eventi grandi e piccoli ritratti dai fotografi.

E ora torniamo in piazza della Scala dando voce agli autori della mostra presentata l’8 ottobre ai giornalisti, con una conferenza stampa.
L’esposizione, dunque, è a cura di Mario Calabresi che ha selezionato 70 scatti tra gli oltre 3300 che documentano Milano devastata dai bombardamenti dell’estate del 1943: si tratta di un “carotaggio” in un archivio che racconta la storia d’Italia – ha sottolineato il giornalista, che ha elogiato le attività di studio e catalogazione analitica del prezioso “giacimento di memoria”. “Il patrimonio racconta come Milano era in ginocchio e come è ripartita” ha spiegato ancora Calabresi. Il progetto ha previsto la scelta e la presentazione degli scatti di Publifoto su undici luoghi simbolo della città danneggiati dagli attacchi aerei (il Cenacolo, la Galleria Vittorio Emanuele, Sant’Ambrogio, Brera, l’Università Statale e piazza Fontana,…) e, in posizione dialettica tra passato e presente, l’esposizione di immagini degli stessi luoghi, ritratti con la stessa inquadratura e la stessa luce dal fotografo torinese Daniele Ratti, autore di una campagna di documentazione sulla città al tempo della pandemia.

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Bombardamenti. Teatro alla Scala

La capacità della comunità milanese di costruire un tessuto di solidarietà e di ricostruire il futuro in tempo di crisi è uno degli elementi sottolineati dallo storico Umberto Gentiloni che ha tratteggiato il contesto storico della documentazione fotografica soffermandosi sul momento di svolta nazionale ed internazionale rappresentato dai bombardamenti alleati dell’estate 1943 e sulle conseguenze della guerra totale vissuta dai civili, vittime dei bombardamenti: la guerra rompe le distinzioni tra civili e militari, tra chi è a casa e chi è mobilitato, non conosce distinzioni, ha ricordato. Edifici storici, opere d’arte, strutture, infrastrutture, stazioni, cadono sotto i colpi dell’aviazione alleata che individua proprio nelle città triangolo industriale l’obiettivo strategico per piegare il fascismo. “Ogni italiano osservando lo strazio compiuto nel vivo e nobile cuore della città ambrosiana sentirà che qualcosa di suo è stato distrutto o ferito”: i cinegiornali LUCE, aggiungiamo noi, scelsero lo sguardo della popolazione civile per costruire il loro discorso propagandistico mostrando, alla vigilia dell’8 settembre, le immagini di Milano ridotta in macerie dai “terroristici bombardamenti”.

L’impegno e lo slancio dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità cittadina per la ricostruzione fu guidata dal sindaco Greppi, che volle tra l’altro la ricostruzione della Scala, distrutta dai bombardamenti, come ha ricordato Giovanni Bazoli, Presidente emerito di Intesa Sanpaolo. L’11 maggio del 1946 il maestro Arturo Toscanini inaugurava con un solenne concerto il nuovo teatro della Liberazione: l’evento citato da Bazoli è raccontato anche in questo bel documentario, disponibile nell’archivio storico on line dell’Istituto Luce Cinecittà, premiato a Venezia nel 1947 come “documento più efficace d’arte e di vita”. Si tratta di un cortometraggio sulla ricostruzione e il restauro dei monumenti italiani danneggiati dalla guerra, realizzato con la consulenza dello storico dell’arte Emilio Lavagnino, un indefesso ed eroico protagonista dell’opera di salvataggio del patrimonio artistico nazionale durante e dopo il conflitto.

Che dunque il dialogo tra passato e presente sulla capacità di una società di costruire il futuro e creare un nuovo senso della comunità, filo conduttore della mostra di Milano, possa travalicare i confini locali ed essere di stimolo per l’intera comunità nazionale, alle prese con le conseguenze economiche, sociali, emotive non di una guerra ma di una terribile pandemia.
Anche grazie al web.


Il Giornale Luce è il numero C0372/6, Milano dopo gli ultimi terroristici bombardamenti,01/09/1943
Il documentario dell’archivio Luce è I monumenti italiani e la guerra, 1947, regia di Giampiero Pucci, consulenza di Emilio Lavagnino, Cineteca Scolastica del Ministero della Pubblica Istruzione

Link utili:
L’Archivio storico Intesa Sanpaolo
L’Archivio Publifoto
Informazioni utili per la mostra: Gallerie d’Italia

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