L’Italia e il mondo raccontati agli italiani nei programmi della collezione Bisiach

di 21 Settembre 2020 0
Gianni Bisiach intervista il padre di Placido Rizzotto in “Rapporto da Corleone”

“I giornalisti, gli operatori, i registi e i tecnici della redazione RT vi danno appuntamento ogni quindici giorni nella speranza che questo programma che intende offrivi una immagine del mondo […] sia di vostro gradimento”:  così il 31 marzo 1962 Enzo Biagi, direttore del telegiornale Rai nell’era del centrosinistra, presentava al pubblico del secondo canale la prima puntata del rotocalco RT. Nasceva il primo format di approfondimento giornalistico,  che durerà una sola stagione, lasciando il passo allo storico settimanale di inchiesta TV7, cui collaboreranno tra gli altri Gianni Bisiach, Furio Colombo, Arrigo Levi, Sergio Zavoli, Emilio Fede.
Il secondo programma è appena nato (4 novembre 1961) su impulso di Ettore Bernabei, il direttore generale RAI (1960-1974) nominato dalla Dc di Fanfani per modernizzare e diversificare l’offerta televisiva nell’Italia del boom economico rendendo la televisione pubblica “più disponibile alle istanze di nuove aree sociali e politiche”  – siamo negli anni dell’apertura a sinistra prima, del centrosinistra poi – “mantenendo però il rigido controllo su tutti i processi ideativi e produttivi della programmazione radiofonica e televisiva che continuvano ad essere saldamente  accentrati nelle mani del gruppo dirigente a lui devoto” (Franco Monteleone, Storia della Radio e della televisione in Italia).

Il patrimonio audiovisivo del giornalista Gianni Bisiach sarà consultabile sul portale dell’Archivio storico della Presidenza della Repubblica grazie ad un importante accordo stipulato con la Rai

RT, Arti e Scienze, Testimoni oculari, TV7, Prima Pagina, Radio anch’io Tv, Alfabeto Televisivo, Grandi Battaglie, XX secolo, Moviola della storia, Come eravamo, Un minuto di storia; e poi speciali, documentari… questo ed altro costituiscono il patrimonio audiovisivo del giornalista Gianni Bisiach, oggetto di un importante accordo  di valorizzazione della collezione filmica del giornalista, stretto tra l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica e la Rai per rendere consultabili online, anche tramite il “Portale storico della Presidenza della Repubblica”, i contenuti della Collezione documentando così, assieme a quasi cinquanta anni di programmi televisivi (1957-2013) la storia della nostra  Repubblica
Una selezione dei reportage è già pubblicata e visionabile sul Portale, introdotta dalla presentazione della collezione e del suo autore.

Questa breve rassegna, premettiamo, non si soffermerà sui programmi più recenti della collezione (da Radio anch’io Tv a Le grandi battaglie, dai programmi storici sul XX secolo a Un minuto di storia) ma su una piccola selezione di rubriche e trasmissioni della tv delle origini, cercando di captarne qua e là l’eco anche nella stampa o nei periodici specializzati.

E ora torniamo a RT, e alla prima puntata. L’apertura, firmata da Biagi, è dedicata al Muro di Berlino (a sette mesi dalla sua traumatica costruzione) con un’intervista a Willy Brandt ma “il servizio di maggior respiro di questo numero” era rappresentato  – scriveva Giuseppe Lugato sul Radiocorriere TV del marzo 1962 dando appuntamento ai telespettatori Rai – “da un’inchiesta italiana realizzata da Gianni Bisiach e intitolata Rapporto da Corleone“.

Corleone, dal servizio di Gianni Bisiach per RT, marzo 1962

Il servizio indagava, attraverso interviste agli abitanti di Corleone – testimoni, vittime di fatti criminosi – la realtà mafiosa del piccolo comune siciliano di 15.000 abitanti, 4000 dei quali analfabeti, 3000 disoccupati, ricostruendo l’evoluzione del fenomeno criminale e, attraverso l’uso di un montaggio realistico di immagini e suoni,  la storia di alcuni omicidi mafiosi.  “Gianni Bisiach e la sua ‘troupe’ composta di ben nove persone”  – anticipava Lugato  – “sono arrivati a Corleone all’improvviso. Hanno puntato sulla sorpresa per non dar tempo ad alcuno di allarmarsi ricorrendo ad ogni sorta di stratagemmi per strappare qualche mezza verità […] in 5 ore hanno girato 2000 metri di pellicola, un record vero e proprio per la nostra tv”.

Qualche mese dopo, il 20 dicembre 1962, il Parlamento votò l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia (qui la legge istitutiva) che si costituirà però soltanto con la nuova legislatura (la IV) a causa dello scioglimento delle Camere, avvenuto il 18 febbraio 1963. Forme di intermediazione parassitaria, mafia dei pascoli, difficoltà per l’esercizio dell’azione repressiva, reticenza dei testimoni, sono alcuni dei nodi individuati dalla Commissione nel corso dell’attività di inchiesta. I temi sollevati dal servizio di RT nel 1962.

In una trasmissione dedicata alla nascita di TV7 consultabile, ad oggi 18 settembre 2020, sul sito di Rai Play, Furio Colombo indica nel programma di inchiesta uno spartiacque nel mondo dell’informazione:  era un’assoluta novità poiché “la maggior  parte del  giornalismo era narrazione ufficiale di eventi ammessi dalle fonti ufficiali”. Anche Aldo Grasso, nella sua Enciclopedia della Televisione, rileva il carattere investigativo del settimanale pronto a denunciare scandali, portare sullo schermo temi scottanti come la guerra in Vietnam, la mafia, l’aborto, la speculazione edilizia.

Gianni Bisiach, intervistato come inviato di TV7, ricorda il suo incontro con Bernabei come direttore del Popolo (1956-1960) e la sua collaborazione al programma di divulgazione scientifica Arti e Scienze alla fine degli anni Cinquanta: il giornalista, medico di formazione, aveva curato  con Carlo Mazzarella, Paolo Valmarana, la prestigiosa rubrica d’informazione trasmessa dal 1958 al 1963. Arti e Scienze era stata poi sostituita nel gennaio 1963 dalla trasmissione di lettere e arti curata da Leone Piccioni, “L’Approdo”, ma le sue 188 puntate avevano ottenuto un grande successo di pubblico e svolto un’importante ruolo di mediazione culturale su ricerche, scoperte scientifiche, opere d’arte e libri, offrendo ai telespettatori  –  per molti dei quali rappresentava “l’unica necessaria finestra sul mondo della cultura”   – la conoscenza “diretta, reale dei protagonisti della cultura contemporanea, e, attraverso la loro viva, diretta parola, quella delle loro opere” (è ancora il Radiocorriere, nel febbraio 1961, a parlare).

Umberto Nobile in studio durante la trasmissione Gli italiani al Polo Nord

L’incontro del giornalista con il Direttore Generale – racconta ancora Bisiach –  fu l’occasione per mostrare a Bernabei la documentazione dell’enorme successo ottenuto con la trasmissione, avvenuta nel dicembre 1960 delle tre puntate ( il 7, l’11, il 19), dedicate al racconto della  spedizione al polo Nord del  Dirigibile Italia. L’impresa – iniziata nell’aprile del 1928 –  sotto la guida del comandante Umberto Nobile (qui nel dizionario biografico Treccani vi è un ritratto biografico completo e documentato, qui la scheda da deputato eletto all’Assemblea Costituente nel gruppo comunista) si concluse tragicamente con la morte di metà dell’equipaggio e la scomparsa di un soccorritore, il celebre esploratore norvegese Roald Amudsen. L’Archivio storico Luce conserva molti documenti (audiovisivi e fotografici) su Nobile, le sue imprese, l’incidente e il salvataggio, la “tenda rossa”. Il Radiocorriere di dicembre, presentando ai telespettatori la trasmissione non mancò di apostrofare Nobile – sopravvissuto al disastro e accusato dalla commissione di inchiesta del periodo fascista di codardia –   “patetico personaggio di tragedia” mentre i commenti della stampa non furono certo tutti benevoli: ripresero vigore attacchi e polemiche sul fallimento della spedizione (si pronunciò persino l’avvocato Paolo Balbo,  figlio di Italo Balbo, il quadrumviro della marcia su Roma e grande accusatore di Nobile negli anni Venti).

Il programma, con il commento e l’intervista in studio dell’esploratore, incollò alle poltrone, riferisce Bisiach nella sua intervista,  28 milioni e 800.000 spettatori. Nei giorni successivi Umberto Nobile, intervistato dal Corriere della Sera –  con un articolo, del 29-30 dicembre, intitolato in modo eloquente “Il Dreyfus del Polo” – parlò della sua battaglia per la revisione del giudizio e di come nacque l’idea di organizzare una tramissione televisiva sulla spedizione: “quando Luigi Einaudi divenne Presidente della Repubblica gli chiesi che mi aiutasse ad ottenere una terza commissione […] Einaudi accolse molto benevolmente la mia richiesta”.  Chissà se i quattro incontri documentati dal Diario storico del Presidente Einaudi conservati nell’archivio storico della Presidenza non si riferiscano proprio alle richieste di Nobile!

Il dirigibile Italia, aprile 1928, immagine del Bundesarchiv

Torniamo a TV7 che si conferma negli anni un settimanale televisivo di grande successo, raggiungendo dopo 5 anni di vita, nel 1968, i 13 milioni di spettatori. “Un lavoro a velocità frenetica”, con edizioni speciali  sui movimenti studenteschi e sull’assassinio di Robert Kennedy, riassume il Radiocorriere del settembre 1968 per la duecentesima puntata.
Un magazine europeo che con facilità poté sconfiggere la concorrenza dei cinegiornali, le attualità  cinematografiche nate negli anni Venti in Italia con l’Istituto Luce, risorte con la Repubblica grazie alla società privata INCOM di Sandro Pallavicini, destinate a soccombere nel 1965 di fronte all’immediatezza dei servizi in tv e ai consumi privati dello schermo in famiglia (qui un approfondimento sulla storia della tv e delle attualità cinematografiche).

Facciamo ora un salto alla fine degli anni Settanta con la nuova serie della rubrica tv di storia Testimoni oculari.
“Quando si dice ‘io c’ero”: nel Radiocorriere del febbraio 1978, l’autore, Bisiach, racconta lo spirito della nuova trasmissione e rivela, attraverso la relazione che fa intercorrere tra la testimonianza e le immagini montate, la sua visione documentaristica. “C’è un rapporto preciso fra immagini e testimonianze personali. I personaggi ricordano, rivelano fatti, chiariscono momenti della loro vita. Le immagini verificano quello che è accaduto. Perciò in Testimoni oculari l’intervista assume un valore diverso rispetto alle interviste dal vivo. Per noi l’intervista è un momento centrale: viene dopo le ricerche negli archivi delle cineteche pubbliche e private italiane e straniere e prima del montaggio”. E’ anche uno spazio di contraddizione perché i ricordi sono personali, sottolinea il giornalista. Questa seconda serie comincia con l’intervista ad Alberto Moravia, testimone della marcia su Roma a Piazza  del Popolo. Potremmo immaginarlo qui, in qualche angolo della piazza mentre il fotoreporter Adolfo Porry Pastorel ritrae i fascisti in sfilata nella piazza: allo scrittore dolorante per una puntura d’ape al collo – racconta lo scrittore all’intervistatore- le camicie nere sembravano dei “cacciatori di provincia”, con un aspetto più contadino che militaresco.

La marcia su Roma fotografata da Adolfo Porry Pastorel, Archivio storico Luce

La visione della quinta puntata di questa serie – La fuga da Regina Coeli – sul portale storico del Quirinale (quando si concluderà il lavoro  di archiviazione digitale e integrazione delle risorse  promosso dall’Archivio storico della Presidenza della Repubblica) non potrà che arricchire enormemente  il racconto per gli italiani della  loro storia,  della storia della Repubblica attraverso la storia dei loro Presidenti.
Al mattino, il presidente Saragat si deve ricordare, l’amico carissimo Saragat, verso le 4.30, le 5, all’alba, si sentiva al braccio sesto … i ballatoi [erano] di ferro…  si sentivano i tedeschi, ròn ròn, che aprivano le celle per portar via coloro che dovevano essere fucilati per rappresaglia”: il testimone oculare Sandro Pertini, assieme a Giuseppe Saragat protagonista nella costruzione dell’identità nazionale fondata sulle radici antifasciste della Repubblica italiana, ritorna con Saragat, con l’avvocato Lupis ed altri testimoni, nel carcere di Regina Coeli,  per ricostruire la storia dell’arresto della condanna a morte e della fuga finale, avvenuta il 24 gennaio 1944 grazie a un finto ordine di scarcerazione. Ricordi e testimonianze che il giornalista raccoglierà in un libro, “Pertini racconta”, presentato al Presidente il 15 aprile 1983 assieme all’editore Mondadori (qui l’udienza documentata nell’archivio storico del Quirinale)

Una storia emozionante che anima e fa rivivere, per tutti i cittadini, carte e immagini conservate con cura negli archivi e nei libri degli studiosi, restituendo concretezza ed immediatezza anche ai volti e alle voci dei più alti rappresentanti dell’unità nazionale.


Fonti consultate:
Per una visione d’insieme si veda Io, testimone oculare, realizzato da Rai Storia e consultabile, oggi 21 settembre 2020, sul sito di Rai Play

RT – Rotocalco Televisivo, 1962, Puntata del 31 marzo 1962, consultabile oggi, 21 settembre 2020, su Rai Play a questo indirizzo

13 Anni di Rai – La tv di Ettore Bernabei,  consultabile oggi, 21 settembre 2020, su Rai Play a questo indirizzo

Archivio storico Luce

Portale storico della Presidenza della Repubblica

Portale storico della Camera dei deputati


Radiocorriere TV: dicembre 1960, numero 49|febbraio 1961, numero 6| marzo 1962, numero 13|settembre 1968, numero 36 |febbraio 1978, numero 8
Corriere della Sera del 29-30 dicembre 1960, Il Dreyfus del Polo, intervista di Arnaldo Geraldini
Franco Monteleone, Storia della Radio e della televisione in Italia, Marsilio, 1992
Aldo Grasso, Enciclopedia della televisione, Garzanti, 1996, voci Gianni Bisiach, TV7
Giulia Bulgini, Il progetto pedagogico della Rai: la televisione di Stato nei primi vent’anni. Il caso de “L’Approdo”, Univ. Studi di Macerata, A.A. 2017-2018, Tesi di dottorato



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